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Domenica, 08 Dicembre 2019

Sul collo degli amministratori locali il fiato della ‘ndrangheta…

Mentre nel 2013 l’elezione diretta dei sindaci compie 20 anni, in  Calabria  oltre 100 amministratori locali hanno subito intimidazioni. Anche per l’anno appena trascorso, i numeri parlano chiaro. Per la terza volta consecutiva, il 2012 ci consegnerà un numero di Mentre nel 2013 l’elezione diretta dei sindaci compie 20 anni, in  Calabria  oltre 100 amministratori locali hanno subito intimidazioni. Anche per l’anno appena trascorso, i numeri parlano chiaro. Per la terza volta consecutiva, il 2012 ci consegnerà un numero di atti intimidatori nei confronti di amministratori locali calabresi superiore ai cento episodi, una media di due a settimana.
Gli episodi contro gli amministratori di Monasterace hanno conquistato le cronache nazionali ma non si possono sottacere i reiterati casi nei Comuni di Isola di Capo Rizzuto, San Giovanni in Fiore, Taurianova, San Pietro a Maida e altri.
Anche nel corso del 2012 i sindaci sono stati i soggetti politici più esposti alla violenza intimidatrice, interessati a circa il 40% degli totale degli episodi.
Al di là delle specifiche motivazioni che si celano dietro ad ogni episodio intimidatorio e alla loro gravità, gli attentati e le minacce agli amministratori locali possono provocare fenomeni involutivi a partire dai messaggi che essi veicolano:

  • rendono visibile la presenza di un potere antagonista nel governo dei processi decisionali sul territorio;

  • generano confusione istituzionale che produce ansia e disaffezione negli amministratori accompagnata, spesso, da una forte carica delegittimante;

  • producono un senso di vulnerabilità della comunità attribuita al fatto di essere "penetrabili" da parte di elementi violenti;

  • mirano a distruggere i processi di coesione sociale a partire dalla forte carica simbolica  che hanno gli obiettivi degli atti intimidatori, si tratti di amministratori o di strutture pubbliche.


Il rapporto tra intimidazioni e classe demografica dei comuni offre una duplice chiave di lettura. Il fenomeno si manifesta in rapporto diretto alla demografia considerato che in tutti i comuni calabresi con popolazione superiore a 10 mila abitanti è stato rilevato almeno un episodio a partire dal 2000. La percentuale di comuni interessati al fenomeno decresce col decrescere della popolazione. Se il dato viene rapportato alla popolazione residente il numero delle intimidazioni per mille abitanti cresce con la diminuzione della demografia comunale. In ogni caso quasi metà del totale (47%) degli episodi censiti dal 2000 in poi - e che sono oltre mille - è stata compiuta in un piccolo comune.
Il dato di un numero sempre crescente di Comuni calabresi interessati dal fenomeno, con un andamento di crescita costante, merita qualche riflessione.
E’ un indicatore, questo, di una pressione sempre maggiore sulle autonomie locali calabresi da parte della criminalità, a dimostrazione che la ‘ndrangheta è avviata al controllo totale del territorio, della sua economia ma anche intenzionata ad imporre le proprie regole di produzione della politica.
Per questo la domanda apparentemente semplice di cosa spinge la ‘ndrangheta ad occupare Comuni abitati da poche centinaia di persone, di quali i possibili guadagni, occasioni di arricchimento, di appalti, in municipi con bilanci di poche centinaia di migliaia di euro se non già dissestati è mal posta.
Non bisogna cadere nell’errore di pensare che solo le grandi opere pubbliche, i grandi appalti, possano essere oggetto di interesse criminale. Anche le piccole opere di manutenzione, gli appalti di modesta entità economica sono funzionali non tanto e non solo al lucro, bensì alla necessità di marcare sempre più strettamente una presenza.
Piccole e grandi occupazioni, dalle grandi opere pubbliche all’appalto della strada vicinale abbisognano di un controllo ferreo di tutti i centri decisionali politico-amministrativi.
Pensiamo, inoltre all’infiltrazione anche nella gestione dei servizi – mense scolastiche trasporti, raccolta rifiuti, ecc. proprio e soprattutto questi ultimi rivestono particolare importanza in quanto, trattandosi di servizi rivolti ai cittadini,  hanno una evidenza “sociale” che offre consenso alle ditte che gestiscono il relativo servizio.
Solo così si può spiegare la circostanza che “sotto tiro” ci sono anche gli amministratori dei Comuni di piccolissime dimensioni, in alcuni dei quali gli episodi intimidatori si ripetono con cadenza impressionante.
Nel 2013 cadrà il ventennale di una delle prime e più importanti riforme istituzionali del Paese, l’elezione diretta dei Sindaci che, per un decennio, ha spostato il baricentro politico dal centro ai territori. C’è da chiedersi cosaè rimasto oggi di quella importante innovazione, considerata la sempre maggiore marginalizzazione degli enti locali, costretti a fare i conti con risorse sempre più ridotte e ad abbandonare il ruolo di soggetti di cambiamento.
E’ indubbio che nell’attuale declino dei territori, che erode l’autorità dei primi cittadini e rende sempre più problematico il governo virtuoso delle comunità, il ripetersi degli atti di violenza contro gli amministratori locali può indurre esiti ancora più dissolventi ed imprevedibili in carenza di reti solide di relazioni istituzionali che possano far sentire le centinaia di enti locali calabresi e i loro rappresentanti, partecipi di una idea comune di governo, di società, di scelte per lo sviluppo.