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Martedì, 15 Ottobre 2019

Tra magia, storia e leggende, risplende il Parco archeologico di Acherentia

Con pochi soldi ed in quattro settimane è stato  reso fruibile il Parco archeologico della ‘Cerenzia Vecchia’, intriso di storia e di bellezze naturali. Qual è il budget più congruo  per realizzare una best practice? Parco Acherentia2 Se un’idea progettuale è sostenuta da una reale buona volontà, riscoprire e mettere a nuovo i piccoli-grandi gioielli di cui dispone la Calabria è uno straordinario percorso di soddisfazione culturale che non si ferma davanti al problema di mezzi o risorse economiche, notevoli o esegui che essi siano.  Succede spesso però che burocrazia, pigrizia e mancanza di senso del bello (ci mettiamo anche un ‘pizzico’ di incapacità?) non consentano di effettuare opere alla portata di ogni amministrazione che potrebbero conferire prestigio e portare nuova economia anche a piccoli centri sparsi sul territorio variegato della regione.

Un abbandono lungo 150 anni 

E’ bastato così un mese di lavoro - da metà marzo a metà aprile - e tre squadre da cinque operai ciascuno per far tornare alla sua bellezza il parco archeologico di Acherentia, più nota come “Cerenzia vecchia”. Siamo in provincia di Crotone, sulle montagne silane a pochi chilometri da S.Giovanni in Fiore. Qui un protocollo d’intesa tra Calabria Verde ed il MIBACT Calabria – perfezionato il 4 marzo u.s. per la manutenzione di 75 siti regionali – ha realizzato l’ impresa di far risorgere i resti dell’antica civiltà Cerentia, da anni sommersa ed impraticabile a causa di una foltissima vegetazione selvaggia cresciuta nell’arco di 150 anni.
esecuzione pulizia (1)Ora il parco è fruibile da turisti, esperti e naturalisti per buona parte della sua estensione. Chi vi accede parla di luogo incantevole e magico, un piccolo paradiso  intriso di  storia. 

I progetti per il futuro 

Vogliamo recuperare altre zone significative del sito – afferma il sindaco Maria Lacaria  - secondo un duplice obiettivo: preservarne il valore storico-architettonico e sfruttarlo economicamente col turismo culturale”.
Il primo cittadino ha le idee chiare: “Agiremo sul promontorio per realizzare  percorsi fruibili, eliminando i pericoli di crolli dagli antichi sentieri pedonali e costruiremo un piccolo polifunzionale coperto che funga da punto informazioni turistiche ed area di iniziative culturali”. Intanto a fine giugno torna a Cerenzia l’equipe dell’Università di Ginevra (partner del Museo Civico Comunale) per una nuova campagna di scavi, con il professore di archeologia Lorenz Baumer e la direttrice di scavi Aurelie Terrier. Anche loro coinvolti nei progetti comunali che non trovano sbocco per intoppi imprecisati presso la Soprintendenza regionale.

La storia dice che…

Parco AcherentiaAkerentia fu un centro molto importante. La felice posizione geografica e le cospicue risorse economiche assicurarono all’abitato bizantinouna costante prosperità ( a dispetto della cronica penuria di acqua potabile e di legname), ben oltre le soglie della conquista normanna, avvenuta nella seconda metà del sec. XI. Come Euria (odierna Umbriatico), Isola e Belcastro Akerentia fu insignita della dignità vescovile figurando come sede suffraganea di Santa Severina, seconda provincia ecclesiastica calabrese.
L’età angioina segnò l’avvio di un lento declino della vita civile e religiosa del borgo. L’epidemia di peste del 1528 produsse la svolta decisiva. Il Viceregno e l’età moderna furono infatti caratterizzati da una rapida e inarrestabile decadenza. Nel corso del secolo XVII nacque il Casale Casino (oggi Castelsilano), che fu riconosciuto in via ufficiale nel 1735. Nel 1818 Cerenzia fu privata della dignità vescovile a vantaggio di Cariati.
Il lavori di costruzione del nuovo abitato in località Paparotto iniziarono il 1845 e la popolazione si trasferì nel 1860. Il terremoto del 1783 determina la definitiva rovina dell’antica città

Acerenthia, il fiume Lese e l’Acheronte di Dante

Parco Acherentia in rovinaAcerenthia fu fondata dagli Enotri o forse da Filottete, come sostiene Strabone, aveva all’incirca 7mila abitanti,nove chiese e un ‘Vescovado’ (i resti della Cattedrale sono tuttora imponenti) influente. L’antica città prende il nome dal fiume Lese, un affluente del Neto che nasce dal monte Sordillo (versante est dell'altopiano della Sila). E’ un monumento che merita d’essere visto e amato. Per intuirne la rilevanza, basti citare quanto asserisce l’antropologo Vito Teti (si sofferma su Acerenthiain un libro memorabile, “Il senso dei luoghi”, in cuine tratteggia le vestigia e indaga indizi e dettagli tramandati da fonti scritti e orali): “Qualcuno è pronto a scommettere che Dante è stato sicuramente da queste parti. E trova buoni argomenti per suffragare questa sua certezza. L’abate Gioacchino ‘di spirito profetico dotato’, nato e vissuto da queste parti, avrà invitato certamente il poeta fra questi luoghi. E la selva oscura deriva a Dante quasi certamente dai luoghi della Sila. E il fiume ‘Carondimonio’ altro non è che l’Acheronte, antico nome di Lese, a sua volta affluente di quel fiume Neto cantato dai poeti fin dall’antichità, tuttora centrale in un orizzonte magico- religioso e soprattutto in una dimensione di contatto con le forze ctonie”.