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Sabato, 21 Settembre 2019

“Se si vota prima è a rischio la legge di riforme su Parchi e Riserve”. Parla Antonio Nicoletti, responsabile nazionale per le Aree protette di Legambiente

Il responsabile nazionale per le Aree Protette di Legambiente Antonio Nicoletti  fa una disamina molto analitica, ma impietosa, sui parchi e le riserve in Italia e anche in ambito calabrese. L’esponente di punta degli ambientalisti italiani è, infatti, un esperto Il responsabile nazionale per le Aree Protette di Legambiente Antonio Nicoletti  fa una disamina molto analitica, ma impietosa, sui parchi e le riserve in Italia e anche in ambito calabrese. L’esponente di punta degli ambientalisti italiani è, infatti, un esperto assoluto della materia, peraltro ultimamente venuta alla ribalta in virtù di un progetto di legge (di riforma della legge quadro del ’91 sui parchi e le riserve) da tempo all’esame del  Parlamento e soprattutto per le infiltrazioni della malavita organizzata.

La cascata detta “del passo del cervo” nel Parco nazionale dell’Aspromonte. La cascata detta “del passo del cervo” nel Parco nazionale dell’Aspromonte.


Nicoletti parte però dai dati per fotografare una situazione che, come spesso accade, è a macchia di leopardo, vale a dire assai diversa nelle varie latitudini della Penisola. Comunque sia, il rappresentante di Legambiente mette preliminarmente in rilievo che: “Le Aree protette sono in totale 861, pari al 10% del territorio italiano. E interessano oltre 2mila Comuni, per lo più piccoli o piccolissimi, mentre sono ben 23 i parchi nazionali. Quasi 160 sono invece quelli regionali, che dipendono di conseguenza dalle Regioni, e, come premesso, versano in condizioni parecchio differenti a  seconda dell’attenzione e dei provvedimenti normativi adottati sulle strutture stesse ad opera dei medesimi enti locali a cui sono in carico. C’è ad esempio chi ha legiferato addirittura prima dell’ormai famosa legge di Stato 394/’91, come Lombardia o Emilia Romagna e Toscana, ovvero al massimo appena qualche anno dopo, è il caso della Campania, ed esistono invece realtà quali la Calabria a cui tocca purtroppo la maglia nera per essersi dedicata alla delicata questione soltanto nel 2004 in occasione dell’istituzione del Parco delle Serre.

Antonio Nicoletti: ““Una modifica legislativa era attesa da tantissimi anni e adesso, che sembrava cosa fatta, è addirittura a rischio perché non si sa se il Governo Gentiloni durerà abbastanza per vararla”. Antonio Nicoletti: “Una modifica legislativa era attesa da tantissimi anni e adesso, che sembrava cosa fatta, è addirittura a rischio perché non si sa se il Governo Gentiloni durerà abbastanza per vararla”.


Troppo tardi. Senza contare che poi non si è fatto granché per colmare il gap accumulato nel frattempo”. Di recente in Parlamento ci si sta occupando di varare una legge  per la riforma complessiva del sistema delle Aree Protette, che però ha sollevato grandi polemiche. “Una modifica legislativa era attesa da tantissimi anni e adesso, che sembrava cosa fatta, è addirittura a rischio perché non si sa se il Governo Gentiloni durerà abbastanza per vararla. Al di là di ciò, tuttavia, non si va nella direzione da noi auspicata. Ci sono innumerevoli lacune nel testo, anche se pare che si stia facendo qualche aggiustamento in corso d’opera”. Pare però che Legambiente resti parecchio critica sull’impianto complessivo della legge. “E non potrebbe essere altrimenti. Abbiamo persino cercato di offrire il nostro contributo. Ma non ci hanno voluto ascoltare. Eppure suggerivamo dei semplici atti amministrativi, non certo uno sconvolgimento del lavoro fatto. Ripeto, però, c’è anche il concreto rischio che rimanga tutto lettera morta per via dello scioglimento anticipato delle Camere”. A prescindere dal fatto contingente, che pure riveste notevolissima importanza, cosa crede possa fare la politica per i Parchi e gli altri polmoni verdi del Paese? “Bisogna cambiare la vision complessiva. Mi spiego meglio: l’aspetto principale e fondamentale resta naturalmente la conservazione e la tutela della natura. Ma non è l’unico a cui prestare attenzione. Si deve anche avere un occhioattento sulle ricadute di carattere finanziario. Tra le priorità segnalerei la nomina degli uomini giusti al posto giusto. E qui faccio di nuovo riferimento a un esempio calabrese.

Un’immagine del Parco nazionale del Pollino che, secondo Nicoletti, ha un’ottima governance. Nella foto del primo piano, un’immagine del Parco nazionale del Gran Paradiso. Un’immagine del Parco nazionale del Pollino che, secondo Nicoletti, ha un’ottima governance. Nella foto del primo piano, un’immagine del Parco nazionale del Gran Paradiso.


Parlo del Parco della Sila, che è come fosse in mano a una Pro Loco o a una vecchia azienda provinciale per il Turismo. Non è così, però, che si gestisce una risorsa di tal genere. Serve pertanto un’altra governance che abbia orizzonti molto più ampi e capacità manageriali in grado di andare molto oltre la semplice, seppur indispensabile, valorizzazione del territorio”. Un Nicoletti parecchio “salace”, dunque. Uno che non le manda di certo a dire, desideroso quindi di chiudere la sua intervista con un accenno a un’altra faccenda assai spinosa. Il riferimento è agli appetiti della criminalità organizzata e di quella comune nei confronti delle Aree Protette. “È purtroppo storia di ogni fine settimana, il registrarsi di comportamenti e attività illegali nei boschi di talune parti d’Italia. E anche a riguardo, la nostra regione è ad alto rischio. Basti guardare gli spunti di indagine di Calabria Verde. Senza contare la vigilanza esercitata, con i relativi interventi, dei carabinieri e dei forestali. E invece i Parchi dovrebbero essere innanzitutto presidi di legalità oltreché bacini di indotto economico, come dicevo prima. Ma tuttavia non accade. E anche nel caso di specie posso tirare in ballo la nostra regione in cui nelle strutture del Pollino e dell’Aspromonte le cose vanno bene, anche per la grande attenzione di cui godono per i territori in cui gravitano, mentre diverse sono le falle, al solito ribadirei, nel parco della Sila in cui si riscontra la nefasta ingerenza delle cosche locali. E non si scordino fenomeni quali il pascolo abusivo”.