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Giovedì, 19 Settembre 2019

No trivelle: intesa tra i Governatori del Mezzogiorno

Il patto siglato dal presidente Mario Oliverio con i governatori di Puglia, Abruzzo, Basilicata, Marche e Molise per arginare le ricadute negative ambientali e correggere il così detto decreto ‘Sblocca Italia’ in materia di ricerca di idrocarburi off-shore, è un’alzata Il patto siglato dal presidente Mario Oliverio con i governatori di Puglia, Abruzzo, Basilicata, Marche e Molise per arginare le ricadute negative ambientali e correggere il così detto decreto ‘Sblocca Italia’ in materia di ricerca di idrocarburi off-shore, è un’alzata di scudi a difesa degli interessi delle comunità locali e un serio richiamo alle multinazionali del settore energetico a non considerare oltre l’Adriatico e lo Jonio come il ‘cortile di casa propria’.trivelle in mare
Nelle sei regioni che hanno sottoscritto l’impegno, entro il prossimo 30 settembre le Assemblee regionali (la Calabria deciderà il 25 settembre) delibereranno formalmente la decisione di indire i referendum sulle proposte di trivellazione, uno strumento che chiama i calabresi ad esprimersi in maniera libera e diretta, scongiurando le pressioni lobbiste che si riversano sugli enti locali. Mario Oliverio ha sottolineato in quella riunione “la primaria esigenza di salvaguardare il nostro mare ed il nostro ambiente, risorse da tutelare e da valorizzare”.
Come ha spiegato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, “si è deciso non di impugnare il Decreto Sblocca Italia nella sua interezza, ma solo sulle norme di ricerca e sfruttamento dei bacini di idrocarburi, in un clima di leale collaborazione con il Governo nazionale”.

il presidente della regione Mario Oliverio Il presidente della regione Mario Oliverio


Le preoccupazioni dei sei Governatori nascono obiettivamente da uno scenario internazionale secondo cui emerge un diffuso ripensamento sull’uso delle tecniche di ‘fracking’ e di trivellazione sottomarina per individuare nuovi e più cospicui bacini energetici ai fini produttivi. L’Olanda, da qualche mese, ha deciso di tagliare del 25% l’approvvigionamento di gas naturale dal giacimento di Groninga, stimato per capacità tra i primi dieci al mondo e come il più importante dell’Europa occidentale, poiché in quell’area del Mare del Nord è stato misurato un aumento dell’attività sismica, evento rarissimo da quelle parti, ma che ripropone al centro dell’attenzione delle comunità il rischio connesso alle trivellazioni e i loro eventuali legami con i terremoti.
Attività sismiche sono state anche riscontrate a giungo 2015 negli Usa dall’Oklahoma Geologica Survey, agenzia che si occupa del monitoraggio del terreno, delle acque e delle risorse naturali di quello Stato dell’Unione, notizia che confermerebbe l’impennata dell’attività sismica della zona registrata dal 2009, in contemporanea con un processo di espansione delle trivellazioni.
In Europa, c’è chi ha già deciso di incentivare l’utilizzo di fracking e trivellazioni, come Danimarca, Romania e Polonia, ed anche la Gran Bretagna appare intenzionata a dare una rapida accelerata, mentre paesi come Ungheria, Spagna, Portogallo, Austria, Germania e Lituania, si sono dimostrati possibilisti.
Il Decreto ’Sblocca Italia’ dispone il divietototale di fracking sul suolo italiano proprio perché le risorse di idrocarburi a terra non sarebbero tali da orientare investimenti in questa direzione, resta invece tutta aperta la così detta ‘coltivazione’ dei fondali marini di cui l’Italia è completamente circondata.