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Le Valli Cupe conquistano il “Fai”. Anna Gastel: “ecco un modello di sviluppo da imitare…”

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Asserisce Anna Gastel, vicepresidente nazionale della Fondazione ambientalista (FAI) di cui è presidente l’archeologo Andrea Carandini, milanese doc, nipote di Luchino Visconti, donna colta e dal linguaggio diretto, in vacanza in Calabria ed estimatrice del segreto più custodito d’Europa: “Delle Asserisce Anna Gastel, vicepresidente nazionale della Fondazione ambientalista (FAI) di cui è presidente l’archeologo Andrea Carandini, milanese doc, nipote di Luchino Visconti, donna colta e dal linguaggio diretto, in vacanza in Calabria ed estimatrice del segreto più custodito d’Europa: “Delle Valli Cupe abbiamo discusso al recente convegno nazionale di Napoli, rappresentando la realtà di Carmine Lupia come esempio virtuoso del Sud. valli cupe 5In questa parte del Paese, con le proprie forze, le cooperative possono arrivare al successo, e che successo! E’ incredibile che ci siano 45 mila turisti all’anno nelle Vallio Cupe, in una realtà tenuta in piedi da Lupia e da 20 ragazzi. Sembra un miracolo. Magari poco avvertito in Calabria, ma a cui si interessa Geo&Geo, la BBC, programmi nazionali ed esteri, perche le Valli Cupe sono una realtà sensazionale. Tutto questo è replicabile, basta solo crederci e farlo”.

ANNA GASTEL: “LE VALLI CUPE REALTA’ SENSAZIONALE”

Anna Gastel è stata più volte a zonzo nell’area delle Valli Cupe: un canyon di dieci chilometri nella sfolgorante Presila catanzarese e decine di cascate che attendono viaggiatori impavidi per bagni tonificanti e soste in trattorie accoglienti. Grazie all’intraprendenza di molti giovani, nell’area sono stati aperti diversi ristoranti, botteghe che commercializzano i prodotti del territorio, agriturismi (ce n’è uno specializzato nella porchetta a Zagarise), bed breakfast. A Sersale è stato inaugurato un elegantecentro accoglienza con personale che parla l’inglese ed il tedesco ed a Cropani l’imprenditore Ligarò sta attrezzando un importante museo dell’olio d’oliva. La Regione, nello scorcio della scorsa legislatura, è giunta alla predisposizione di un testo di legge per costituire un Parco Valli Cupe ed a breve l’argomento sarà ripescato.

VALLI CUPE: SIMBOLO DI SVILUPPO POSSIBILE

nna Gastel, vicepresidente nazionale della Fondazione ambientalista (FAI) Anna Gastel, vicepresidente nazionale della Fondazione ambientalista (FAI)


Non so come ci siamo finiti. Dopo, però, ci siamo tornati. Fino a trasformare le Valli Cupe in un simbolo. Della fitta natura calabrese, che si svela a poco a poco. Un simbolo che non ha nulla, se non in piccola parte, a che spartire col cupismo calabrese. Quel vecchio cruccio polveroso caricato sulla fronte del meridionale che lascia il borgo, quando l’alternativa era o brigante o emigrante.
Un simbolo che dà l’idea dell’irrefrenabile esplosione della natura su cui scrive pagine avvincenti Francesco Bevilacqua nel suo “Sulle tracce di Norman Douglas”. Irrefrenabile, ma non violenta. Centouno cascate messe assieme allagherebbero il Mezzogiorno italiano. Sparse come sono nella rigogliosa boscaglia della Presila catanzarese, viceversa, ci lasciano intendere quanto sia utile agire separatamente. Vivere in microagglomerati umani consente una migliore qualità della vita. Alla condizione, però, che nessuno si senta rinchiuso in piccole patrie. Ogni cascata va percepita nella sua identità/diversità. Ma non fino al punto di sentirla staccata dall’altre. Nell’universo d’acqua delle Valli Cupe c’è un’infinità di punti in cui l’acqua si ricongiunge.
Ciò che traspare dalle diversità botaniche, idriche, climatiche e antropiche, che arricchiscono l’aria ancora semisconosciuta (in Calabria!) delle Valli Cupe, non ha a che fare col solipsimo dell’Italia del Sud. Bensì con una natura che non finisce mai di stupire. Che aspetta d’essere incontrata. Ma che non fa nulla per farsi notare. Promozione è un’attività che stride quasi infastidisce. Però il movimento seguita a crescere, il passaparola è efficace, questo tratto dell’entroterra dimostra che si può fare. Si può fare, udite udite, sviluppo sostenibile. Ma è un’area che non batte la grancassa. Anzi, che per farsi conoscere, quando il caso lo impone, addirittura si riduce. Entra a far parte della storia dell’uomo. Dietro la vita grama dei borghi antichi della Presila non indovineresti mai lo svolgimento d’ eccezionali fenomeni naturali. Dietro il silente tramonto e lo scorrere trasognato del tempo nei centri della Sila piccola, nessuno intuirebbe il dirompente frastuono dell’acqua che, nei crepacci scavati da secoli d’intense trasformazioni ambientali, si getta nella forsennata corsa verso lo Ionio azzurro e filosofo.

NATURA E STORIA NELLA CASCATA DELL’INFERNO

Valli cupeCupe, hanno detto, vuol dire spaccate. Io penso che l’aggettivo abbia anche a che fare col carattere di noi del profondo Sud italiano che non curiamo di valorizzare i beni naturali. Ma ciò accade anche perché sappiamo bene che non ci appartengono. Che una cascata come quella dell’Inferno, recondito spazio utopico della Presila e sintesi meravigliosa di natura e storia, di potenza allo stato selvaggio che si sprigiona dall’alto della montagna e incrocia un’antica saggezza stratificata in piante rare, non può essere di nessuno.
Il “cupismo calabrese” nelle Valli Cupe racconta molto di ciò che siamo stati. Noi altri calabresi, nel corso dei secoli. Nessuno creda che dai tempi dei Normanni ad oggi moltissimo sia cambiato. C’è, sì, la televisione e impazzano i social network. Ma l’atmosfera che si vive scivolando, dinoccolati e con la mente occupata da un pulviscolo indefinito di pensieri in libertà, lungo il monte che nasconde la cascate delle “Rupe” ( tre ore di cammino), consente di vedere ancora in giro cavalieri biondi e dagli occhi azzurri. Qui, immerso nella foresta calabrese, capisci meglio cosa cercassero nel Sud i cavalieri – viaggiatori dell’Ottocento. Tutta la loro ansia di venire a vedere la su può tentare di cogliere passeggiando nelle Valli Cupe. Leggi meglio quella poesia di Heine sull’abete che, durante il gelido inverno, sogna una palma cresciuta nel Sud. Interpretata magistralmente dallo scrittore ungherese Giorgio Pressburger “E’ il Nord che sogna il Sud, soprattutto l’Italia”. Soltanto che il Sud, evidentemente, ha paura dei sogni del Nord. E cosi – ancora oggi – per paura che il Nord possa sognare le Valli Cupe, il Sud le tiene segrete.
Ma fino a un certo un punto. La voglia di Sud che ha il Nord, ha indotto il naturalista belga John Bouquet a visitare le Valli Cupe e a definirle : “ Il segreto meglio custodito d’Europa” . Per noi, invece, tutto comincia, con una “guida”. Una sorta di giovane Virgilio calabrese, che ogni giorno, da dieci anni a questa parte, rende meno misterioso il segreto della Sila .E’ il botanico di professione e per vocazione Carmine Lupia, pifferaio appassionato del FAI, che ci svela il mistero del paladino Orlando e della strega cattiva.
La stretta relazione tra l’ambiente e l’uomo è vecchia come il cucco. Ma seguendo l’itinerario formativo del botanico amico di monsignor Bregantini, qui si avverte prepotentemente. Il binomio fa storia. Di soprusi o d’encomiabili trasformazioni. C’è un uomo dietro la colata di cemento che sfregia un tratto di costa. C’è sempre un uomo dietro la scoperta di un bene ambientale che rischia la dimenticanza, l’ombra, la scomparsa.

UN BOTANICO PER GUIDA: CARMINE LUPIA

Il botanico Carmine Lupia ( a sinistra) nel corso di una visita alle Valli Cupe Il botanico Carmine Lupia ( a sinistra) nel corso di una visita alle Valli Cupe


Siamo andati, increduli, a vedere i crepacci scavati nelle pareti delle maestose delle Valli Cupe di Sersale; il canyon, dieci chilometri circa di lunghezza e quattro ore di cammino che è un conglomerato poligenico d’ arenaria unico nel suo genere in Italia. E le centouno cascate d’acqua ( dell’Inferno, delle Rupi, del Crocchio, del Campanaro, delle Ninfee, dell’Aquila, delle Grotte, della Pietra e del Paradiso che raggiunge i cento metri d’altezza).
Un incontaminato mondo che dispiega la sua vita lontano dalla civiltà dei rumori. Oggi, questo mondo seminascosto ha un custode con decine di giovani che lo seguono nella missione e che ricavano un reddito. Botanico puntuale nelle spiegazioni delle più minuscole espressioni della natura, Lupia è la preziosa guida naturalistica per antonomasia delle Valli Cupe. Quasi un sacerdote che t’introduce, gradualmente, negli scrigni che nascondono al mondo tesori ambientali sepolti da secoli.
Guida taciturna, Lupia. Anche quando, all’improvviso, svela luoghi mozzafiato con estrema disinvoltura. Percorre, ogni santo giorno, il territorio in cui è nato e dove, dopo aver girato il mondo rischiando persino di ammogliarsi con un’aborigena in Australia, è tornato. Per fondare la cooperativa “Segreti Mediterranei” che ora si muove anche senza il suo coinvolgimento diretto. Studioso con alcune pubblicazioni sulla flora calabrese alle spalle che meriterebbero editori più ardimentosi (l’ultimo suo libro “Etnobotanica: piante e tradizioni popolari in Calabria” è stato oggetto di recente di una lezione universitaria di Pedagogia generale all’Università La Sapienza di Roma), è parte integrante di una natura della quale è in grado di svelare le più recondite trame.
Smilzo e selvaggio guardiano di capre fino a diciotto anni, il pastore ha studiato. E si è laureato in Agraria, “ Volevo saperne di più “, all’Università del Sacro Cuore Agostino Gemelli di Piacenza. Conosce le Valli Cupe come le sue tasche. Usa l’olfatto, per capire le differenze tra un luogo e un altro, “e quando è necessario anche gli occhi “ . Depositario geloso delle leggende che, frammiste a dati storici inconfutabili, rendono l’area un tesoro sepolto.
Valli_cupe2Dalla leggendaria città di Barbaro fondata da Silone Barba, per esempio. Che dopo la distruzione di Troia approda alle foci del fiume Uria ( è il nome della figlia di Priamo) alle gesta dei paladini di Carlo Magno inviati in Calabria, assieme ad Orlando, per difendere la cristianità dalle invasioni arabe. Da Omero alla Chanson di Orlando, con il sovrappiù di un borgo settecentesco (Marcaglione, nome d’origine normanna) drammaticamente abbandonato ai morsi inesorabili del tempo e delle erbacce; e un imprevedibile itinerario di cascate variopinte non scindibili dalle favolose narrazioni orali delle gesta di eroi, dei e briganti, i cui volti e le cui avventure sono ancora un ricordo vivo nella zona.
Lupia è una guida naturalistica ma anche uno storico del luogo che, con suadente loquela, narra eventi remoti: “ La città fondata da Barba (chiamata Barbaro), rinomata e fiorente per le molte ricchezze, fin quando una crudele pestilenza non la colpi perché non aveva voluto offrire a Febo le focacce che gli dovevano ogni anno”.
“Barbaro continuò a vivere nel Medioevo, quando cadde in mano araba e il difensore della cristianità, Carlo Magno, invitò i suoi paladini in Calabria ( sono molte le Chanson di Orlando ambientate in Calabria ) compreso il coraggioso e famoso Orlando, l’unico che si salvò. Gli altri, Razzone, Moscardino, Farianu, Filippazzo,Lucciu e Scarano morirono per gl’ inganni e gl’ incantesimi di una strega”.
E osservando la fenditura nella roccia di colore rossastro (il luogo si chiama, appunto, Colle d’Orlando e si trova di fronte al sito dove si stagliava florida la città di Barbaro a metà strada tra Sersale e Zagarise), Lupia rievoca frammenti di storia e leggenda. “Orlando, nel corso della battaglia contro i saraceni, chiese a Dio di dissetarlo e questi gli rispose di conficcare la spada nella roccia da cui sarebbe zampillato il sangue con cui avrebbe potuto dissetarsi”.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti. E ad un certo punto, quando il sole dardeggiante di luglio quasi sparisce e nel bosco silano ogni rumore cessa d’incanto e quando solo l’acqua di una cascata lì vicino ricorda che la vita è movimento, Lupia ci fa cenno di tacere. “Se state zitti, a quest’ora è possibile che si sentano gli strilli della strega colpita a morte da Orlando. A me non è mai successo, ma i più vecchi asseriscono che a qualcuno è capitato”. Anna Gastel, ha ascoltato con grande attenzione i racconti di Lupia, ha preso in simpatica il botanico di Sersale, l’ha interpellato per consulenze in Lombardia e promette un impegno del FAI in Calabria. Una sola condizione le poniamo: Carmine Lupia è una risorsa calabrese che deve restare in Calabria.

QUANDO ORLANDO UCCISE LA STREGA

La strega? “La vicenda risale a quando i saraceni dell’antica città di Barbaro, per resistere al paladino prediletto da Carlo Magno, ricorsero ai consigli di una strega, a strega e Varvaru.”
Ogni volta che Orlando l’uccideva lei riprendeva a vivere. Ogni tentativo di eliminarla era diventato inutile. Cosi Orlando decise di negoziare. E le chiese in cambio di cosa avrebbe svelato i suoi potenti poteri magici. La strega, per beffeggiarlo, gli rispose: “ Io tutto ti dico ma non mi toccare l’ombelico! ” (“Io tuttu ti dicu ma umme toccare u villicu”).
Orlando arguto, intese che dietro il sarcasmo della strega una verità faceva capolino. E la colpì impietoso. Nell’unico suo punto vulnerabile. Uccidendola all’istante. D’allora, si narra, la strega ricompare, di tanto in tanto, con le sembianze di un neonato. E si fa sentire nei boschi della Sila con urla agghiaccianti. Che spaziano dappertutto. Nelle Valli Cupe, nel solitario canyon, nei boschi e nei fiumi pieni d’acqua gelida. E attraversano le immaginarie pareti dei secoli con la semplicità di chi sa bene che la storia non si consuma nel presente (qui e subito), ma ha cicli lunghi. E che se un tempo queste terre sono state culla di civiltà ed oggi agli occhi incauti di una civiltà “liquida” appaiono come deserti verdi da cui si fugge per necessità, niente impedisce che, prima o poi, la corrente cambi…

COME ARRIVARE NELLE VALLI CUPE

L’area delle Valli Cupe è raggiungibile da:

Lamezia Terme (Km 65):
superstrada per Catanzaro; da Catanzaro proseguire per Crotone (SS 106); al bivio per Cropani-Sersale svoltare a sinistra e proseguire per Sersale.

Catanzaro (Km 45):
SS 106 in direzione Crotone; al bivio per Cropani-Sersale svoltare a sinistra e proseguire per Sersale.

Crotone (Km 55):
SS 106 in direzione Catanzaro; al bivio per Cropani-Sersale svoltare a destra e proseguire per Sersale.

Villaggio Mancuso (Km 40):
SS 179 in direzione Spineto; al bivio per Buturo svoltare a destra e proseguire per Sersale.

Soverato (Km 45):
SS 106 in direzione Crotone; superare Catanzaro Lido; al bivio per Cropani-Sersale svoltare a sinistra e proseguire per Sersale.