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Giovedì, 18 Luglio 2019

Consiglio regionale, risoluzione unitaria sul ‘Federalismo fiscale’. L’Assemblea calabrese diffida il Governo sino alla definizione dei livelli essenziali di prestazioni.

 “Nessun trasferimento di poteri e di risorse ad altre Regioni (Lombardia, Veneto e Emilia Romagna), sino a che il Governo nazionale non definirà le prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi dell’art. 117, lettera m della Costituzione”.

E’ l’impegno assunto dal Consiglio regionale della Calabria, presieduto da Nicola Irto, con una risoluzione unanime, che sarà immediatamente notificato a Palazzo Chigi. E’ il succo della sfida di una regione consapevole dei pericoli derivanti dagli esiti prossimi di metà febbraio, quando il Governo affronterà legislativamente la risposta da dare alle richieste delle tre Regioni più ricche del Paese (producono oltre il 40% del Pil nazionale)  che hanno richiesto, di fatto,  e con il ‘lavacro democratico’ di referendum regionali, una caratterizzazione regionalista diversa, a partire dall’utilizzo delle risorse e dai trasferimenti verso lo Stato,  che mina la coesione nazionale e impoverisce ulteriore del Mezzogiorno.
Come ha detto efficacemente il capogruppo di Forza Italia, Domenico Tallini, “mai finora in quest’aula consiliare eravamo riusciti ad avere un unico obiettivo. Oggi, tutti gli interventi dei colleghi, e non è un caso, vanno in un’unica direzione perché tutti stiamo ragionando da Meridionali”.
Nella risoluzione unitaria approvata solennemente dal Consiglio regionale, si chiamano a raccolta le istituzioni locali calabresi, i presidenti delle Province e delle Città Metropolitane, l’Anci regionale, nonché la promozione di una “Conferenza degli Uffici di Presidenza dei Consigli regionali di Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia al fine di proseguire eventuali convergenze tra le Regioni del Meridione….a prevedere il supporto di esperti giuridici ed economici da affiancare al lavoro della Commissioni ‘Affari istituzionali e Bilancio’  per determinare le risorse finanziarie, da trasferire o assegnare dallo Stato alla Regione, necessarie all’esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”.
La relazione introduttiva al dibattito è stata svolta dall’assessore al Bilancio Maria Teresa Fragomeni che ha sottolineato “le implicazioni economiche del regionalismo differenziato, con richiesta di ritenere – come nel Veneto -  l’80% dei tributi riscossi e la caduta dei vincoli di destinazione delle fonti di finanziamento regionali, il tema più spinoso su cui Veneto e Lombardia battono maggiormente  – ha detto Fragomeni – è un punto di discussione squisitamente politico, dato che non esistono indicatori che permettano di determinare esattamente il calcolo del residuo fiscale; né Lombardia e Veneto hanno mai prodotto studi tecnicamente apprezzabili sui reali vantaggi in termini di efficienza della spesa che deriverebbero da una gestione decentrata”.
Per il consigliere Domenico Bevacqua, “il rischio è alto e la Calabria dovrebbe fare da apripista e chiedere lo stop della mascherata secessione in corso perché ne va del futuro della nostra gente. Il tempo è poco e il Ministro ha già annunciato la firma delle intese per il prossimo febbraio ed il Parlamento non sarà capace di opporsi efficacemente”.
Il consigliere Claudio Parente ha proposto che “il tema diventi al più presto portato alla valutazione dei calabresi”. Ha parlato di “evidente deriva Leghista” contro cui bisogno essere concreti e risoluti svelando, dietro la richiesta di maggiore autonomia regionale, l’interesse economico. “La ministra degli Affari regionali – ha detto Parente – parla di fabbisogni standard, ma è argomento da specchietto per le allodole che potrebbe tradursi in un disastro per la Calabria e il Mezzogiorno. Già la pre - intesa Gentiloni – ha continuato Claudio Parente – si è consumata nel più assoluto dei silenzi. Adesso il presidente Zaia paragona il regionalismo differenziato ad una riforma costituzionale ma che non ha come base un riferimento nazionale”.  
Il consigliere Carlo Guccione ha affermato che sia “necessario affermare che il nostro regionalismo ha rappresentato un fallimento accentuando il divario nord-sud. Ma è vero anche che il Sud non può assistere passivamente ad una discussione sul federalismo e sarebbe incomprensibile tentare di difendere lo status quo. Questa battaglia serve a noi per dare una risposta al Meridione arretrato e per dare al Governo indicazioni e risposte all’altezza della sfida”.
Il consigliere Fausto Orsomarso ha parlato di “clima surreale del Paese ed è necessario oggi muoversi in maniera unitaria e bisogna stabilire come confrontarsi col Governo e secondo quali presupposti. La sfida va lanciata trasversalmente – ha sottolineato Orsomarso – perché non si può stare in silenzio verso chi ha atteggiamenti egoistici incomprensibili. Voglio anche ricordare che gli sperperi del nord vengano considerati e pesati in modo diverso. Dunque è tempo di alzare la testa e stabilire una linea comune, sollecitando anche i deputati in gran parte silenti. La storia non si può capovolgere e la storia dice che il benessere del nord è stato creato anche dai meridionali che hanno sopperito alle lacune di quelle regioni che oggi fanno la voce grossa. Il confronto è epocale e va spiegato ai calabresi”.
Per il consigliere Orlandino Greco, “il Consiglio regionale arriva un po' in ritardo a discutere di una problematica dirimente. Il problema è di tipo politico: nè amministrativo, nè filosofico, e non si possono disconoscere gli errori fatti. C'è stata negli ultimi anni una rincorsa a piacere al movimento leghista – ha detto Greco – e la riforma del Titolo V ha una matrice chiara e tesa a dare voce alla parte più ricca del Paese. Il Sud – ha continuato - è stato massacrato trasversalmente dai governi di destra e di sinistra e la lettura degli atti lo testimonia. La Padania esiste ed è la linea gotica che unisce destra e sinistra nell'intento di differenziare il territorio italiano nell'inconsapevolezza dei cittadini”.
Il presidente della Giunta regionale Mario Oliverio, intervenendo, ha affermato “l’opportunità della convocazione del Consiglio su un tema che incide sull’intero Paese”. Oliverio ha parlato di “egoismi territoriali di cui è massima espressione la Lega, a partire dalla pretesa dell’autonomia fiscale Un obiettivo già lanciato in passato, ma oggi prepotentemente riproposto non nell’alveo naturale, cioè il Parlamento della Repubblica, ma con accordi su singole materie tra regioni e governo.”.

In allegato il testo completo della Risoluzione n. 1 del 30.01.2019 trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

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