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Mercoledì, 24 Aprile 2019

La celiachia in Calabria. Un bilancio sulla legge regionale

Negli ultimi quindici anni, ricerca e medicina hanno fatto grandi passi avanti nella diagnosi e nell’approccio terapeutico alla celiachia, così come è aumentata l’attenzione a livello sociale grazie ad una nuova diffusa sensibilità che coinvolge esercenti, industria, grande distribuzione, mense Negli ultimi quindici anni, ricerca e medicina hanno fatto grandi passi avanti nella diagnosi e nell’approccio terapeutico alla celiachia, così come è aumentata l’attenzione a livello sociale grazie ad una nuova diffusa sensibilità che coinvolge esercenti, industria, grande distribuzione, mense delle strutture pubbliche, ed alla scommessa su formazione di ristoratori ed albergatori.
Sono ben 2800 i prodotti dietoterapici segnalati oggi con il marchio della “spiga barrata”.
Anche in Calabria, si registra un incremento quantitativo e qualitativo delle strutture che offrono cibi senza glutine, mentre permane il gap dell’apertura dei prodotti dietoterapici alla grande distribuzione - complice la resistenza a cedere fette di mercato. Un altro risultato da incassare è il passaggio della celiachia da malattia rara a cronica con la possibilità di beneficiare dei relativi finanziamenti.
Questi, in sintesi, i dati emersi al convegno “La celiachia in Calabria” promosso a Palazzo Campanella dall’Aic (associazione italiana celiachia), esattamente ad un anno di distanza dall’approvazione della legge regionale n. 47 del 12 ottobre 2012, “Interventi a favore dei soggetti celiaci”, presentata dal consigliere regionale Giuseppe Giordano.
Il giusto intervallo di tempo per un primo bilancio sullo stato di attuazione della normativa, sui problemi operativi che ancora si frappongono e sugli obiettivi che restano da conseguire.
Ma cos’è precisamente la celiachia? E’ un’intolleranza alimentare permanente al glutine che colpisce 1 individuo su 100. L’introduzione di alimenti contenenti glutine, determina, infatti, nelle persone predisposte geneticamente, una risposta immunitaria abnorme a livello dell’intestino tenue, con conseguente infiammazione e scomparsa dei villi intestinali: il cattivo assorbimento dei nutrienti ne è la logica conseguenza.
Come ha spiegato il Presidente regionale AIC, Anna Cannizzaro, è una platea che si allarga quella che sceglie prodotti senza glutine. “Parliamo dell’intolleranza alimentare più diffusa al mondo: 135 mila sono i celiaci in Italia; 5024 in Calabria, anche se la mappatura non è completa. A questi si affiancano quanti optano per una dieta priva di glutine perché la ritengono più salutare e con effetti positivi sulla bilancia, o semplicemente perché sono ‘gluten sensitivity’”.
La normativa regionale è “nata in sinergia con l’Aic contro una  patologia di rilevanza sociale che, se trascurata o non diagnostica porta ad un peggioramento delle condizioni generali di salute e di vita dei pazienti”.
Concorde l’apprezzamento della legge approvata all’unanimità dall’Assemblea regionale.
Secondo FrancescoLuzza, professore ordinario di Gastroentorologia presso l’Università di Catanzaro, “fondamentale è la tempestività della diagnosi; inoltre, i familiari di soggetti celiaci devono avere la consapevolezza di essere più esposti al rischio. La celiachia può comparire anche a 70 anni”.
Rubens Curia, già direttore settore Area Lea della Regione Calabria si è soffermato diffusamente sulla delibera n. 230 approvata a giugno dalla Giunta regionale, concernente le nuove procedure per l'erogazione a carico del Servizio Sanitario Regionale dei prodotti privi di glutine a favore dei celiaci residenti nella Regione Calabria. Un provvedimento che sostanzialmente ha aperto alla possibilità di utilizzo dei buoni-spesa oltre che nelle farmacie anche negli esercizi commerciali della grande distribuzione. “Da qui, notevoli le potenzialità di risparmio per la Regione, grazie alla concorrenza che condurrebbe ad una calmierazione dei prezzi. Tale delibera è stata impugnata da Federfarma poiché, a suo avviso, solo le farmacie possono distribuire prodotti dietoterapici”.
“Quanto ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) - ha sottolineato Rubens Curia - siamo fermi al 2001 poichè la Calabria,  regione soggetta al Piano di rientro, non può applicare i  Lea aggiuntivi, frutto dei passi avanti compiuti in questi anni dalla ricerca. Al di là di quest’aspetto, oggi la nostra ‘pagella’ supera i 130 punti che tradotto significa:  siamo adempienti ma con l’impegno a risolvere alcune criticità” – ha concluso Curia.
Dei “risultati decisivi” conseguiti dal Tavolo tecnico costituito all’indomani dell’approvazione della legge regionale sulla celiachia, ha parlato Dario Macchioni, responsabile U.O. Igiene Alimenti e Bevande del Dipartimento “Tutela della salute e Politiche sanitarie” della Regione Calabria.
“Un Tavolo composito che ha ben lavorato e che ha precisato una serie di adempimenti per garantire la somministrazione di prodotti nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e la qualità del servizio. Presto - ha concluso – tutte le aziende sanitarie dovranno essere in grado di fornire su tutto il territorio regionale i buoni-spesa agli aventi diritto”.
Nel concludere i lavori, il consigliere regionale Giuseppe Giordano ha dichiarato: “L’importanza di questa legge non è solo nei contenuti ma anche, e soprattutto, nel metodo che abbiamo sperimentato:una forma di democrazia partecipata nata dall’ esigenza di coinvolgere l’associazionismo di base  che meglio di qualsiasi altro soggetto riesce a comprendere i bisogni delle famiglie e degli utenti al fine di predisporre  delle norme che non siano di pura propaganda ma riescano ad incidere sul tessuto sociale”.
Secondo Giordano “Gli interventi fondamentali della legge riguardano i buoni acquisto e gli altri documenti di credito spendibili anche separatamente presso farmacie, o altri esercizi commerciali che abbiano dichiarato all'azienda sanitaria provinciale (ASP) competente per territorio la propria disponibilità ad erogare, con onere a carico del servizio sanitario, i prodotti senza glutine inseriti nel registro nazionale. L’approvazione di una norma regionale sulla questione libera i soggetti celiaci dalle forche caudine delle farmacie con costi e oneri finanziari elevati. Ma il punto di svolta dell’articolato normativo - ha concluso Giordano - è il coinvolgimento dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) nel tavolo tecnico regionale con il suo valido contributo in termini di esperienza e conoscenze tecniche”.