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Giovedì, 14 Novembre 2019

La famiglia ‘tradizionale’, ultimo baluardo della nostra società

La famiglia è il luogo privilegiato in cui prendono forma e si riempiono di sostanza i valori cattolici e sociali; è un indispensabile ponte tra la comunità e le nuove generazioni.

È dunque, a mio modesto avviso, necessario che ogni uomo impegnato in politica, si adoperi a salvare ed a promuovere i valori e le esigenze della famiglia. Perché sono fermamente convinto che il suo ruolo all’interno della comunità sociale è centrale, portante per la costruzione di un avvenire scevro da disorientamenti. Ed in questo contesto frammentato, nel quale si evidenzia non tanto una fragilità della struttura ‘famiglia’ quanto di quella dell’individuo e del suo bagaglio valoriale, sono i ‘guasti sociali’ che influiscono sulla stabilità familiare. La famiglia è chiamata oggi ad assumersi un impegnativo “compito culturale”: quello di mantenere ‘alto’ il significato della vita familiare. Infatti la famiglia tradizionale - come scientemente intuito dal Cardinale Martini - “non ha più dalla sua la forza di un'evidenza etica condivisa che le permette di imporsi d'autorità”. Pertanto, condividendo il suo monito, “essa ha bisogno di fare emergere i suoi valori in forma comunicativa e accessibile di fronte al proliferare di nuove forme di legame, che forse sono frutto anche di reazioni parziali e polemiche a promesse mancate. In ogni caso la famiglia deve e senza appoggiarsi unicamente alla forza della tradizione”. E da uomo delle istituzioni mi sento di dire che il problema è da rintracciare in anni di politiche nazionali e regionali poco risolutive - per decenni lo Stato, e a cascata le regioni, in particolar modo la Calabria, non è riuscito ad elaborare politiche forti per la famiglia. Intendo politiche organiche e non provvedimenti ‘random’ che avessero un impatto sociale nel breve periodo. Modelli come quello francese o tedesco sarebbero da emulare. Invece siamo quasi sempre rassegnati a dispositivi col profilo assistenzialista che non incentivano la creazione di nuovi nuclei familiari, anzi, talvolta li scoraggiano!

Alcune scelte politiche nazionali di indirizzo, è indubbio, abbiano influito sull’unione matrimoniale e di conseguenza sui figli, i quali, oggi sono in balia di disagi ed incertezze difficilmente gestibili in un contesto fragile come quello di una società che non permette la piena emancipazione professionale e dunque sociale delle nuove generazioni.

E senza alcun pregiudizio mi esprimo rispetto a quella che concepisco come unica ed insostituibile famiglia tradizionale, la cui forza d’essere è da rintracciare soprattutto nel dono della procreazione. E difendendo il sacro valore della famiglia tradizionale, dalla quale la comunità cattolica non può prescindere, e alla quale la comunità sociale in generale deve ispirarsi per dettato costituzionale, non si fa torto a nessuno. La famiglia resta l’ultimo baluardo, quello più resistente. E su questo tema, troppo spesso sottovalutato dal dibattito istituzionale, auspico che con convinzione il sostegno di tutti i cattolici che vorranno intraprendere – lo definisco – un ‘percorso di verità’.