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Mercoledì, 17 Ottobre 2018

Con Mario Congiusta si spegne un simbolo di legalità lontano dal clamore

Mario Congiusta se n’è andato. Lontano dai riflettori, lontano dalla giustizia.

Una giustizia per lui sorda e cieca, che non gli ha concesso in vita il sollievo della verità per un omicidio senza colpevoli che gli ha strappato un figlio, ammazzato dalla 'ndrangheta. Gianluca nel 2005 aveva solo 32 anni, e da allora il dolore e i fermenti del padre non hanno mai ricevuto la grazia dell'ascolto. Io non l'ho conosciuto personalmente, Mario Congiusta, ma la sua testimonianza di giustizia è stata sempre simbolo di un attivismo 'puro' di lotta alla criminalità in una terra in cui, spesso, si è rischiato di compromettere il valore dell'antimafia.

Pacato e composto, nell'instancabile ricerca della verità, nella sua dignità di padre lacerato dalla sofferenza, non ha mai smesso di lottare per fare piena luce e chiarezza sul barbaro omicidio del figlio. Lo ha fatto senza urlare ma con l’orgoglio e la fermezza di cui avrebbe bisogno la nostra terra per il suo riscatto sociale. Sempre.

Ricordo quando nel novembre del 2014 decise di ‘restituire allo Stato’ la tessera elettorale. Lo capii e ne assimilai il senso. Mario pensò che lo Stato abbandona chi resiste. Chi combatte per qualcosa di giusto, per qualcosa che possa coinvolgere e creare rete, caratterizzandosi come esempio positivo e movimento di coscienze. Mario non si arrese. Allora disse: “quanto tempo devo aspettare per avere giustizia o se devo prima morire e averla dopo morto?”. Fu sconfitto solo da un male incurabile. Il destino non gli ha dato il tempo della verità… se un tempo mai ci sarà…

Negli anni, in tredici lunghi anni, ha portato avanti un’opera di sensibilizzazione nei confronti della collettività, senza clamore ma con l’intento di far conoscere a tutti la storia del figlio e sollecitare, sensibilizzandole, le nuove generazioni sull’importanza della lotta alla mafia, da perseguire con valori umani e con basso profilo.

Coraggio e determinazione l’hanno reso senza volerlo un modello da seguire; alla Calabria intera ha dato una lezione di impegno civile. Con ardire e dignità, è divenuto testimone autorevole e autentico di senso civico e legalità. Un uomo, che con i suoi ‘guanti bianchi’, non ha mai ceduto alle lusinghe della politica e non ha mai abbassato la guardia a chi avrebbe cercato di sfruttare le sue battaglie per un momento di passerella antimafia.

Di Mario Congiusta ci mancherà la fierezza di non aver ceduto ai prepotenti e a quanti avrebbero voluto piegarlo con l’indifferenza e l’isolamento. Immagine bella e serena di uomo comune con virtù straordinarie. Emblema di resistenza e testimone di giustizia per tutte le vittime innocenti delle mafie. Il suo messaggio resterà indelebile nel cuore e nella mente dei calabresi.

 

                                                                            *Direttore Politico