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Giovedì, 17 Gennaio 2019

Intervista di Riccardo Tripepi (Il Garantista 18.01.2015). Scalzo: «Altro che inciucio sarà la legislatura del cambiamento»

E’ la prima volta che un presidente del Consiglio regionale viene eletto al primo scrutinio. Che segnale è per questo avvio della legislatura?

Il presidente del Consiglio regionale Antonio Scalzo eletto al primo scrutinio per la prima volta nella storia della Regione indica le priorità per il futuro governo: «Occupazione e legalità. Il lavoro è fondamentale per ridare dignità a padri e madri di famiglia e un futuro ai giovani evitando che emigrino» Il presidente del Consiglio regionale Antonio Scalzo eletto al primo scrutinio per la prima volta nella storia della Regione indica le priorità per il futuro governo: «Occupazione e legalità. Il lavoro è fondamentale per ridare dignità a padri e madri di famiglia e un futuro ai giovani evitando che emigrino»


«Un segnale importante. A parte la mia personale soddisfazione, si è inteso dare un segnale di cambiamento alla Calabria, che il 23 novembre ha dato al presidente Oliverio, e all’intera coalizione, un ampio consenso. Siamo stati scelti per introdurre una disconti­nuità politica ed amministrativa, ridando alla Regione efficienza, traspa­renza e produttività. I calabresi si aspettano un rinnovamento su tutti i fronti».

Dall'opposizione, ma anche dall'interno del suo partito, si sono levati forti critiche in ordine ad un presunto “inciucio” tra Pd e Ncd che ha reso possibile il risultato e si è ripetuto an­che per il segretario questore Graziano…

«Non c’è stato nessun inciucio. I calabresi hanno chiaramente indicato, col voto, le forze politiche di maggioranza e di opposizione. Altra cosa, come ha spiegato il presidente Oliverio, è la convergenza istituzionale su questioni legislative ed amministrative fondamentali per il rilancio della Calabria. Nello svolgimento della funzione che mi è stata assegnata, in ogni caso, come già detto in Aula, intendo muovermi nel pieno rispetto della terzietà del ruo­lo, anche al fine di evitare che la fisio­logica polemica politica possa scadere in una contrapposizione sterile che in­ciderebbe negativamente sulla Legisla­tura. Continuare con logiche e ragiona­mentiormai superati, significa perde­re di vista gli obiettivi fondamentali. E' necessario ridare dignità alla politica, nel rispetto dei ruoli assegnatici dall’elettorato, con responsabilità, rigore e sobrietà nell’azione legislativa ed amministrativa».

L'avvio della legislatura è stato un po’ al rallentatore. Come mai questi continuirinvii?

«Veniamo da una legislatura complicata, che ha forte­mente com­promesso la credibilità della classe politica cala­brese. Le scelte ini­ziali, pertan­to, hanno biso­gno di una ' ponderazione attenta, se non vogliamo com­mettere gli errori del passato. Ciono­nostante, non si è perso tempo. Voglio ricordare che il presidente Oliverio, fin da subito, si è messo all’opera su questioni delicate, come l’uti­lizzazione dei fondi comunitari e, contemporanea­mente, intrec­ciando relazioni proficue col Go­verno, ottenendo importanti risultati su emergenze stori­che come il pre­cariato e l’am­biente. Oggi abbiamo l’opportunità di affron­tare alcuni deli­cati problemi col sostegno del Governo che, assieme a noi, vuole vincere le sfide che ci attendono. Come ha detto il premier Renzi, “la Calabria è la madre di tutte le battaglie”. Nei giorni scorsi con il presidente Oliverio abbiamo incontrato il ministro Lorenzin, per risolvere la questione della Fondazione Campanella. Così come si sta cercando di favorire una soluzione al­l'emergenza dei 1800 dipendenti della Infocontact».

Come giudica l'unificazione dei ruoli del personale di giunta e Consiglio?

«E’ un provvedimento che non deve agitare chi lavora e non teme i cambiamenti, ma mira soltanto alla semplifi­cazione ed alla razionalizzazione, sen­za voler penalizzare nessuno. L’obiettivo è avere un'Amministrazione vicina ai calabresi, che non sia un peso e un freno per lo sviluppo.
Una Regio­ne che re­cuperi la sua mission originaria e aiu­ti il cittadi­no, in gra­do di ascoltare n piccolo imprenditore e le famiglie che, a causa della crisi più grave del dopoguerra, attraversano un momento estremamente difficile. Se guardiamo i dati economi­ci della Calabria e la crisi del regionalismo, capiamo che la politica, e tutti colo­ro che hanno una funzio­ne pubblica, devono rea­gire con responsabilità, altrimenti ri­schiamo di essere gli ultimi esponenti di un sistema-regione che va alla deriva».

La destra reggina è preoccupata che l'assemblea possa essere trasferita a Catanzaro... E’ un progetto concreto?

«E’ una polemica pretestuosa che non ha fondamento, assimilabile a quello che Papa Francesco ha definito “il terrorismo delle chiacchiere”. Un problema inesistente: l’Assemblea, per Statuto, è a Reggio Calabria. L’esito di un equilibrio faticosamente raggiunto negli anni '70. La Calabria di tutto og­gi ha bisogno, tranne che di polemiche come questa. Il mio invito ò di concen­trarsi sulle cose importanti, coadiuvan­do il nostro sforzo di rinnovamento, per avviare una stagione di riforme che ridiano speranza ai nostri giovani e fiducia al­l’im­prenditoria regionale e nazio­nale per creare occu­pazione e sviluppo».

Adesso si dovrà accelerare e recuperare il tempo perduto, indi­chi due priorità per il nuovo governo della Calabria...

«Occupazione e legalità. Il lavoro è fondamentale per ridare dignità a padri e madri di famiglia, nonché speranza ai giovani, evitando che vadano via alla ricerca di un futuro migliore. Argina­re il fenomeno della criminalità, anco­ra troppo pressante nel nostro tessuto sociale, significa creare condizioni di tranquillità, vivibilità e libertà per i cit­tadini, necessarie per uno sviluppo economico-sociale autentico e duratu­ro. Ho apprezzato molto la nota pasto­rale dei vescovi calabresi sulla 'ndran­gheta: consiglio a tutti di leggerla attentamente».

II Consiglio regionale è sempre finito sotto i riflettori per inefficienze e produzione legislativa piuttosto scadente. Cosa ha in mente per invertire la rottura?

«E’ mia intenzione fare del Consiglio regionale una sede aperta ai calabresi, penso a un lavoro intenso delle Commissioni; alla valorizzazione dei tradizionali strumenti di impulsoe controllo democratico come le interrogazioni, le interpellanze, le mozioni; all’iniziativa legislativa sganciata da influenze settoriali che hanno pesato negativamente sulla qualità delle leggi. Tutto ciò ci aiuterà a dare un’altra immagine dell’Assemblea legislativa ed a riguadagnare la fiducia dei cittadini. Il Consiglio, come ho già detto nel mio discorso di insediamento, deve essere un luogo privo di opacità, dove ciò che accade è reso conoscibile all’opinione pubblica».

Martedì si cambia lo Statuto. Le modifiche che apporterete serviranno davvero alla Calabria?

«L’idea è di rendere efficiente la macchina regionale, coniugando la governabilità con la massima rappresentan­za democratica. Si interverrà su alcuni articoli dello Statuto, nel rispetto delle prerogative di ciascun organo della Regione e della Costituzione. Dobbia­mo evitare di restare fuori dai processi istituzionali ed economici in atto nel Paese e in Europa. Presto dovremo occuparci di creare rapporti sempre più filli con l’Europa, di istituire un Osservatorio su quanto accade nel Mediter­raneo, vista la posizione strategica del­la Calabria. Per poter fare tutto ciò, dobbiamo eliminare ruggine e ostacoli interni e costruire una Regione moderna».

Il Garantista 18.01.2015                                                                                              Riccardo Tripepi