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Lunedì, 18 Novembre 2019

Calabresi in Argentina, al di là dell’immaginazione

A colloquio con l’Ambasciatore Guido La Tella (nella foto con la moglie Christine), nato a Reggio Calabria. A  capo dell’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires dal 2010, La Tella, 64 anni,  torna in vari momenti dell’intervista sull’ammirata e positiva valutazione della A colloquio con l’Ambasciatore Guido La Tella (nella foto con la moglie Christine), nato a Reggio Calabria. A  capo dell’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires dal 2010, La Tella, 64 anni,  torna in vari momenti dell’intervista sull’ammirata e positiva valutazione della vicenda storica generale della nostra emigrazione e, in particolare, per quanto concerne la presenza dei corregionali calabresi che, ci conferma, continuano a distinguersi tanto nel divenire dei diversi centri della comunità quanto nel seno dell’intera società argentina.

Guido La Tella, ambasciatore d’Italia a Buenos Aires


Cita, per esempio, la varietà e la quantità di circoli e associazioni regionali impegnati in maniera particolare sul piano delle manifestazioni culturali, talvolta gestite anche con l’assistenza di autorità regionali e fa menzione dei viaggi e della promozione del turismo nella terra degli antenati quale aspetto moderno di queste iniziative che, ovviamente, hanno riflessi oltremodo positivi anche sul piano della diffusione dell’immagine del nostro Paese, come si vede da tante cronache stimolate da tali viaggi ed iniziative.

Ma la conversazione con l’Ambasciatore La Tella va ovviamente al di là dei “riferimenticalabresi”. Ci ha parlato anche, più in generale, delle relazioni bilaterali con l’Argentina, rilevando anzitutto il valore unico della solida e prolungata tradizione storica di tali rapporti e dei cospicui interessi che –oggi come ieri- sottintende in Argentina la presenza italiana.


Signor Ambasciatore, tra le incombenze, gli impegni di rappresentanza, la complessità delle relazioni con un Paese come l’Argentina, che effetto le ha fatto sin dall’inizio trovarsi tra tanti corregionali?
Sapevo prima di arrivare e, quindi, non posso parlare proprio di sorpresa improvvisa all’arrivo. Semmai, la sorpresa è avvenuta dopo ed è andata in crescendo: perché ogni informazione previa, ogni immaginazione, direi, è poi superata dalla realtà qui, anche perché –è risaputo- in un Paese come l’Argentina è difficile fare l’Ambasciatore senza sentirsi coinvolto sovente anche come console, inevitabilmente...Certo, i contatti con la comunità dei corregionali residenti in questo Paese sono diventati una costante, si può dire, e io sono veramente grato, ovviamente, anche a titolo personale, per i riconoscimenti che hanno meritato e meritano in ogni campo la laboriosità e la serietà della nostra gente e di tantissimi  discendenti.

Un vero impatto…
Si può parlare di impatto vero e proprio quando si viene a scoprire gradualmente la portata di tale presenza, ormai storica, nei diversi strati della società argentina: dappertutto, non solo a Buenos Aires. Visitando le diverse città dell’interno, nelle province argentine spesso tale impatto si moltiplica e si rinnova. Quello che è un capitolo costante ed arcinoto in tutto il mondo, relativo all’importanza della presenza italiana, qui assume aspetti davvero non facilmente immaginabili, come si può dedurre sin dalla marea di cognomi nostrani che si scoprono nelle letture, negli incontri, nelle cronache.  E’ chiaro peraltro, che nella fattispecie dell’Argentina si tratta di una comunità –tutta, non soltanto quella calabrese- da tempo stabilita in modo permanente, in cui coesistono un forte spirito di appartenenza alla nazione argentina e un profondo legame di affetti con l’Italia.

Certo, il flusso immigratorio nostro è cessato quasi del tutto da circa cinquant’anni, ora si tratta di discendenti, più che altro…

Buenos Aires, Argentina


Ma anche per questo –mentre va svanendo la presenza di prime generazioni- impressiona per esempio, la fitta rete delle associazioni e delle diverse strutture organizzative di vario livello, sovente in mano quasi esclusive di discendenti: si pensi a scuole, ospedali, associazioni, fondazioni disseminate  in tutto il Paese e che, pur inevitabilmente spesso datate con la marca d’origine  dell’emigrazione dell’Ottocento e del primo Novecento, dimostrano impegno e  vitalità anche adesso.

Direbbe, Ambasciatore, che sussiste, nonostante il passare delle generazioni, un grande interesse per l’Italia?…
Senza dubbio. E aggiungo l’impressione che l’evoluzione del mondo dell’informazione, dei viaggi, dei contatti accentua favorevolmente tale interesse. Veda per esempio, il capitolo della richiesta di cittadinanza che occupa e preoccupa i nostri  consolati in questo Paese. E’ un fenomeno che non sembra attenuarsi. Le richieste di cittadinanza –che in passato erano limitate- ormai da oltre un decennio sono aumentate in misura esponenziale creando non poche difficoltà alla nostra rete consolare. Il turismo, i viaggi sono l’altro aspetto in auge, mi sembra. Mi capita molto spesso di trovarmi con corregionali che raccontano la “scoperta” dell’Italia, in molti casi limitata a un viaggio di ricordo al paesino dei nonni o dei genitori. E  parlano sempre di scoperta  fatta  col cuore. Riferiscono emozioni forti per luoghi e persone che non conoscevano ed erano sovente evanescenti tra i ricordi familiari. A questo si aggiunge anche un grande interesse per la tradizione culturale italiana e ciò non riguarda solo i calabresi, ma tutti i discendenti qui. Una crescente sete di cultura che parrebbe derivare proprio da questi viaggi, da questi contatti più moderni ed aggiornati, rispetto a quanto può aver trasmesso la vecchia emigrazione. Per noi il problema è moltiplicare le iniziative e diffonderle sempre di più. Tanto a Buenos Aires quanto nell’interno, i nostri programmi registrano incredibili successi di pubblico e di diffusione, che fanno da sprone costante nel nostro impegno di lavoro, anche se certo i mezzi e le disponibilità non abbondano davvero ultimamente.

Tornando più specificamente ai calabresi, Ambasciatore, dove si rileva una più solida presenza, in che settori?
Non è facile specificare. Ci vorrebbero inchieste e sondaggi che purtroppo non abbiamo, ma dai contatti che, come detto, sono costanti e numerosi trovo molti corregionali impegnati in piccole o medie iniziative industriali, come in tanti commerci, ma non mancano nel mondo delle arti e della cultura. Assisto sovente a riunioni, mostre, conferenze in cui si celebrano grandi nomi della storia dell’emigrazione calabrese in questo paese: letterati, artisti, attori e  non va dimenticato che proprio uno degli scrittori di primissimo piano, Ernesto Sabato, universalmente conosciuto e mancato non molto tempo fa, vantava anche lui origini calabresi, come pure, ad esempio, il letterato Antonio Porchia del quale  proprio quest’anno si sta celebrando la ricorrenza del suo successo anche letterario in Argentina e all’estero.

I suoi contatti con la Calabria, Signor Ambasciatore? Ci torna spesso?
Purtroppo non così spesso come vorrei. Una o due volte l’anno. Ma mi interessa sempre mantenere un dialogo con le autorità della Regione Calabria. Il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Talarico, ha guidato di recente una missione in Argentina e spero che ci siano presto altre occasioni di incontro.
Come valuta la stagione attuale delle relazioni generali con l’Argentina?
Le relazioni con l’Argentina hanno registrato un forte rilancio politico a partire dal 2010 con intensificazione di visite e incontri. L’allora ministro degli Esteri Frattini è stato in missione in Argentina e la Presidente della Repubblica Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, in visita ufficiale in Italia per le celebrazioni del 150º anniversario dell’Unità d’Italia. Il Ministro degli Esteri Terzi ha incontrato nei giorni scorsi  il suo omologo argentino Timerman e si svolgono con frequenza incontri a livello di Sottosegretari di Governo. Alcune restrizioni alle importazioni, decise dal governo argentino negli ultimi mesi, per preservare l’attivo della propria bilancia commerciale, e alcune misure valutarie hanno creato difficoltà alle imprese italiane che lavorano con l’Argentina. Siamo impegnati a cercare, attraverso il dialogo, soluzioni che permettano di consolidare il rapporto privilegiato che deve esistere fra Italia e Argentina.