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Giovedì, 05 Dicembre 2019

I rischi sismici e la peculiarità dell’arco calabro. Conversazione con il presidente dell’Ordine regionale dei Geologi Alfonso Aliperta

La nostra Calabria, una terra aspra e scoscesa, ricca di coste e anche di montagne che danno vita a un territorio incantevole ma, talvolta, pericoloso, sia per conformazione geomorfologica, sia a causa dell’azione odell’omissione dell'uomo.

Per conoscere meglio il territorio sul quale viviamo, ma anche per comprenderne i rischi, abbiamo incontrato Alfonso Aliperta, presidente dell'Ordine calabrese dei geologi.

La Calabria è una regione a elevatissimo rischio sismico, giusto?

“Purtroppo si. La Calabria è il luogo a più alto rischio sismico d'Italia. E tra le province calabresi, il primato lo detiene Reggio, territorio della cui sismicità ha dato ampia dimostrazione”.

I risultati degli studi in proposito sono chiari e purtroppo trovano conferma nella storia della nostra regione…

“7.1  la magnitudo del terremoto dello Stretto di Messina nel 1908; si stima 7.5 quello che interessò la Piana di Gioia Tauro a causa della faglia di Cittanova -Polistena. Terremoti ad elevata intensità, se paragonati alla media dei terremoti avvenuti in Italia; modesti, invece, se paragonati a quelli che si verificano nel sud est asiatico o in Giappone”.

A cosa è dovuta questa intensa e potente attività?

“Al continuo movimento di tutto l’Appennino che si è formato per sollevamento, e che continua a muoversi, provocando attività sulle faglie. La zona del Pollino ne resta esclusa, ma anche quella zona ha comunque dato luogo a bassa sismicità, attività modesta rispetto al resto terremoti cui è soggetto l'arco calabro”.

Purtroppo è arcinoto che, ahinoi, non è possibile prevedere i terremoti. Qual è il piano “B”?

“Prevenzione,pianificazione e una  disposizione urbanistica che rispetti i principi importanti con la previsione di opportune vie di fuga. Contestualmente, si deve progettare e costruire in modo antisismico e tenendo conto delle caratteristiche del sottosuolo, perché, contrariamente a ciò che comunemente si crede, non sono solo i materiali delle costruzioni a salvare la vita, ma anche un'accurata conoscenza delle caratteristiche del sottosuolo che portano il terreno a vibrare in un modo piuttosto che in un altro,sprigionando energia di diversa entità, quindi a provocare il crollo o meno dei fabbricati”.

Esistono sistemi per capire esattamente quali siano le caratteristiche del sottosuolo?

“Si. Si tratta degli studi di micro zonazione,esistono tecniche per riconoscere aree a maggiore sismicità e a identificare e mappare le aree a maggior rischio sismico. Pensiamo all’esperienza dell’Italia centrale,edifici limitrofi hanno risposto in modo completamente diverso alle sollecitazioni telluriche, questo è dipeso anche dalla natura del terreno”.

Apriamo una piccola parentesi sul radon…

“Come detto, ribadisco: impossibile prevedere i terremoti! Il metodo Giuliani, al quale lei si riferisce, non è provato. Posso però affermare che esistono studi statunitensi e italiani che mettono in correlazione emissioni radon nei pozzi come elementi precursori che si sviluppano poco prima del terremoto.Il radon è un gas volatile presente nelle parti basse della costa terrestre, muovendosi, le faglie,causano la fuoriuscita del gas. Se ne parla da 30 anni, ma senza alcuna applicazione pratica.Esiste una correlazione, ma non si è ancora riusciti a effettuare una valutazione diretta”.

Parliamo del territorio, vorremmo conoscerlo meglio…

“La conformazione geografica della Calabria è molto particolare rispetto al resto della penisola. Da un punto di vista geologico gran parte dell'arco calabro (Aspromonte,Serre) e anche peloritano, non c’entrano nulla con l'Appennino. Infatti, l’Appennino italiano è costituito prevalentemente da rocce carbonatiche, calcaree, dolomie; il nostro arco calabro, invece, è costituito da rocce cristalline, graniti e granitoidi, la cui origine, sulla base di studi paleogeografici,è collegabile addirittura alla Liguria, alle Alpi Liguri. Si sarebbe staccato da lì e, migrando, si sarebbe saldato. A nord la saldatura sarebbe Sangineto, a sud Taormina.Tutto ciò che si trova a nord di Sangineto e a sud di Taormina è Appennino, con grandi differenze rispetto a tutto ciò che si trova racchiuso in questi confini.Si tratta di un elemento a sé stante, si trova al centro del Mediterraneo, quindi soggetto a vari stress tettonici, basti pensare all’attivitàdell’Etna, delle isole Eolie, sicuramente aree caratterizzata da grandi stress.Il territorio è, olograficamente, molto particolare, si passa dal mare alla montagna in pochi chilometri, ciò si traduce in versanti piuttosto acclivi e corsi d'acqua con curve di fondo molto pronunciate”.

La Calabria è ricca di fiumare, corsi d’acqua caratteristici della nostra regione. Quali sono le peculiarità?

“Le fiumare si differenziano molto dai fiumi, come il Po, per esempio, con scarsa pendenza ed in una grande area, che deposita e decanta. Anche quando in piena, dunque, se non in alcuni momenti eccezionali, non è pericoloso. I nostri corsi d'acqua, invece, hanno bacini ristretti che restano in secca per gran parte dell'anno, ma si riempiono in modo repentino, in poche ore, con piene improvvise e trasporto solido elevato rispetto al traporto liquido. Vi invito a pensare alla fiumara dell'Amendolea, che ha un alveo largo, pieno di sabbia, ghiaia e ciottoli, e poi un piccolo rigagnolo… ecco la componente di trasporto solido è preponderante rispetto al liquido. La pendenza, poi, porta l’acqua a raggiungere elevate velocita,ciò comporta frane, erosioni e problemi a valle, anche se dobbiamo evidenziare che, in realtà, gran parte dei recenti fenomeni alluvionali calabresi si sono verificati non tanto per i corsi d'acqua principali, quanto a causa di quelli secondari, quindi a eccezione delle esondazioni dell'Esaro a Crotone,o a Soverato, gli altri fenomeni hanno interessato corsi secondari”.

E l’azione dell’uomo? Che responsabilità ha  in queste catastrofi?

“Un utilizzo spregiudicato del territorio ne è causa. Negli anni abbiamo visto fiumare trasformarsi in strade con abitazioni ai lati. Tutto molto pericoloso. Contrariamente a ciò che si pensa, lo è anche in estate, quando la fiumara è in secca,una botta d'acqua come quella che si è verificata a Scilla può portare a disastri perché è capace di riempirla in poche ore”.

In questo campo, forse,è possibile prevedere e scongiurare eventi catastrofici?

“Si certo. Ci sono delle aree che risultano più a rischio e nelle quali bisogna fare attenzione in caso di allerta meteo. Si tratta di aree ben codificate, a rischio frana;anche se, chiaramente,l'evento fortuito può sempre verificarsi nonostante le precauzioni. Sono necessarie leggi urbanistiche per uno sviluppo regolare del territorio. Due esempi: a Genova, quando si è verificata l’alluvione,le morti sono avvenute nei sottopassi; a Livorno le vittime abitavano nei piani interrati; è chiaro che ci sono delle situazioni che possono risultare pericolose anche quando in sé e per sé non lo sarebbero.Nella vincolistica delle aree a rischio idraulico e di erosione costiera si fa divieto di costruzione di interrati a scopo abitativo. Se hai una zona a rischio idraulico non puoi abitare nei piani interrati. Bastano piccole misure di precauzione e un po’ di buon senso”.

Dall’acqua come potente elemento distruttivo, passiamo all’acqua come fonte di vita e, dalla sovrabbondanza passiamo alla penuria idrica, che negli ultimi anni si è aggravata. Noi parliamo della Calabria, ma si tratta di un problema che interessa l’intera Italia.

Alfonso Aliperta
Alfonso Aliperta

“In realtà ormai la carenza idrica è un problema mondiale.Nel secondo millennio si sono combattute le guerre per il petrolio, si dice che nel terzo si combatterà per l'acqua,perché l'approvvigionamento delle risorse idriche sta diventando una questione seria un po’ ovunque. In questo contesto diviene fondamentale una seria programmazione”.

Diga sul Menta?

“Finalmente dopo anni si sta lavorando. La diga è quasi pronta. Mancavano le opere di adduzione che dalla diga portassero acqua alla città, ci stanno lavorando”.

Come avviene l’approvvigionamento nella città di Reggio? E perché in molte zone l’acqua risulta essere salata?

“L'approvvigionamento idrico di Reggio avviene, per la maggior parte, attraverso le falde acquifere sotterranee e, fondamentalmente, tramite campi pozzi nelle zone del Calopinace,Sant’Agata,Gallico. Le falde costiere hanno il problema dell'acqua di mare e questo riguarda tutte le città costiere. Il problema ha un nome e si chiama cuneo salino, che interfaccia acqua dolce e acqua salata. Dunque, l'acqua dolce galleggia su quella salata per differenza di salinità; dove c'è equilibrio tra prelievi e flussi questo cuneo salino si mantiene separato, quindi anche facendo un  buco a 20 metri  dalla linea di costa si pesca acqua dolce. A causa delle opere eseguite lungo i corsi d'acqua come il Calopinace, il cui alveo è stato completamente cementato per evitare rischio idrogeologico, si è verificata una riduzione di afflusso di acqua dalla fiumara alla falda acquifera, poi gli elevati prelievi di acqua talvolta abusivi, ecco perché si pesca acqua salata, ecco anche il perché della carenza idrica. Aggiungiamo la vetustà delle condotte che durante il trasferimento causa la perdita di buona parte del quantitativo di liquido e il gioco è fatto”.