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Sabato, 21 Settembre 2019

Gli antichi sentieri della Costa Viola. Vecchi percorsi, da fare a piedi, tra natura incontaminata e splendide geometrie mediterranee...

Passeggiate tra miti omerici, natura, tradizioni e ricordi dei vecchi mestieri. Dimenticati, abbandonati, ma preziosi quando ancora non esistevano strade e vie di comunicazione, tornano, riscoperti, rivalorizzati, i vecchi sentieri. Sono piccoli percorsi che abbiamo a disposizione a due passi da casa, ma spesso non lo sappiamo. IMG-20170913-WA0002Ma rappresentano un invito irresistibile a scoprire tanti piccoli paradisi naturali. incastonati tra rocce, pendii, terrazzamenti, sono le vie di comunicazione realizzate dalla mano sapiente dell’uomo nel corso del tempo, con grande fatica: mulattiere, stradine, viottoli. La loro storia s’intreccia con la vita, i mestieri di tempi passati, le relazioni tra zone vicine tra loro, oppure con luoghi più lontani, quando scendere giù, in terra di Calabria, era impresa non proprio facile, tant’è che molti preferivano la via del mare, per avventurarsi a sud di Napoli. Camminare, a piedi, era una avventura, racconta Edward Lear nel suo “Viaggio a piedi in Calabria” fatto nell’estate 1847:“… Il sistema di viaggio che io e il mio compagno adottammo, allorché questi diari furono scritti, era il più semplice ed anche il meno costoso: abbiamo, infatti compiuto l’intero viaggio a piedi (..). In Calabria, un cavallo per caricarvi quel po’ di bagaglio che avevamo portato con noi, ed una guida. Poiché in quelle province non ci sono alberghi, se non sulla strada carrozzabile che corre lungo la costa occidentale, il viaggiatore deve sempre contare sull’ospitalità di qualche famiglia, in ogni città che visita ... “.
Tracciolino_trekking_CalabriaCamminare, attraversando gli antichi sentieri, è tornato di  moda, un po’ ovunque, non solo, in Calabria, dove questi percorsi si stanno riscoprendo e rivalorizzando, ma in diverse parti dell’Italia dei borghi, dei monti e del mare, e anche  in altri luoghi d’Europa.  Rappresentano occasioni preziose per ristabilire un’armonia urgente e necessaria col mondo. Ci si è accorti ( ed era tempo) che c’è l’esigenza di recuperare serenità, idee, benessere, nel caotico vivere dentro la modernità a volte finta, addomesticata. “Camminare è un’esperienza fondamentale, per impossessarsi del proprio tempo e per guardare dentro sé stessi”, dice Frédéric Gros, docente di filosofa all’Università di Parigi XII e autore del libro “Andare a piedi. Filosofa del camminare”.
La Calabria, il suo filosofo della passeggiata, nella natura e nella bellezza dei luoghi, lo ha trovato da tempo, con l’ambientalista Francesco Bevilacqua, che ha percorso, dal Pollino all’Aspromonte, sentieri meravigliosi, spesso sconosciuti, della regione situata in fondo allo stivale. In Calabria, si può passeggiare sotto le cime di un monte, o a mezza costa, oppure appena sopra l’azzurra distesa del mare, fiancheggiando il basso Tirreno o percorrendo i suoi incantevoli dintorni. Alcuni antichi sentieri, sono rinati, grazie al lavoro di gruppi di volontari.  Sono sentieri ben conosciuti dai viaggiatori dei secoli passati, che narravano di fragranze di zagare, di paesaggi di aranci, limoni, di terrazzamenti con l’uva dorata e dolcissima, che sappiamo era lo zibibbo, coltivato nella fascia costiera che da Palmi si estende fino a Cannitello, passando per Bagnara e Scilla, che erano, e in qualche misura sono ancora, i luoghi più coltivati a terrazzamenti.IMG-20170913-WA0003 In questa zona, il  “sentiero del vino”, percorso ricco di storia, per via dei numerosi  insediamenti di popoli mediterranee, di impareggiabili  bellezze naturali e paesaggistiche, era il più famoso. Partendo da Bagnara, e camminando in direzione nord, questo percorso si congiunge col sentiero del “Tracciolino” che percorre il rimanente tratto di costa, fino a Palmi. Qui la Costa Viola domina, su un paesaggio che ha di fronte le isole Eolie e , guardando da altre prospettiva, lo Stretto. Qualcuno, il sentiero dei vino, ricorda che un tempo era chiamato sentiero dei francesi, perché usato dai Francesi, durante il loro dominio: inizia dopo il tunnel di Murat e termina sui Piani della Corona. Il tunnel, fu costruito nel 1806 ed è caratterizzato da una “finestra centrale”, dove era piazzato un cannone a protezione della baia di Rochi. In tempi più recenti, il tunnel, veniva utilizzato dalle Bagnarote durante le vendemmie. Permette il collegamento con la Grotta di San Sebastiano, un sito archeologico in cui è stata documentata una frequentazione, sin dall’età del bronzo. Per il recupero di questo tracciato c’è un progetto, elaborato dal Lions Club Torre Ruggero di Bagnara, insieme al Club Alpino Italiano e al Soccorso Alpino Stazione Aspromonte. La finalità che spinge associazioni, professionisti, volontari a prestare tempo e competenze, gratuitamente, è dare ai molti quello che oggi solo pochi possono godere. Il Sentiero del vino e il Tracciolino, consentono un viaggio tra i miti, leggende, canti omerici.  Affacciano sul mare dei primi  navigatori greci e fenici, attraversano luoghi dove un tempo sorgevano monasteri ormai scomparsi. Furono percorsi per secoli da pescatori, monaci, mercanti, guerrieri. L’intero percorso , parte, idealmente, dalla foce del fiume Petrace, l’antico Metauoros, per poi giungere a Bagnara e, da lì, snodarsi verso i luoghi del mito, Scilla e Glauco e, poi, arrivare a Torre Cavallo, in territorio di Villa San Giovanni, dove si segna la distanza minore tra le due sponde dello Stretto. Sono i luoghi, da dove è passata la storia. COSTA CIOLMa, l’ultima riscoperta, riguarda un percorso individuato e “ritracciato” da volontari (nelle zone interne della Costa Viola) come “sentiero degli antichi mestieri”. E’ un sentiero che il tempo e l’incuria avevano in parte cancellato e che è stato riportato alla luce da volontari di Pellegrina, guidati da Antonello Latella di Cittadinanza Attiva, coadiuvati dall’Associazione Tourism Project  e dalla Cambareri spa. E’ davvero un sentiero storico. Partiva da Bagnara, portava sui pianori della zona collinare, dove intercettava la via Popilia e da lì raggiungeva le aree preaspromontane. Era la via di massari, circari, zappaturi, carvunari, ramari, garzuni, bagnarote, raccoglitrici di olive e di tutti coloro che, per commercio o lavoro, dovevano raggiungere luoghi della vasta area al di sopra della costa. “Era particolarmente trafficato nelle prime ore del mattino ed al crepuscolo – racconta Antonello Latella, che di professione fa l’avvocato – ore in  cui i mestieranti uscivano di casa per raggiungere il luogo di lavoro o per farvi rientro”. I vecchi, ricordano ancora il tintinnio provocato dalle scarpe con i “tacci” (pezzi di metallo a forma dei ferri di cavallo per evitare di consumare le suole) dei “circari” sulle basole in pietra del sentiero. Altri tempi.