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Domenica, 15 Dicembre 2019

La musica dei “Mattanza”: ridare speranza alle radici di un popolo. Un progetto fra suoni e ricerca antropologica

Dire “Mattanza”, ieri come oggi, equivale a dire Mimmo Martino. Spirito e poesia di un progetto etico, prima che musicale, che da Reggio Calabria in 20 anni ha inteso riscattare la cultura attraverso la rivalutazione della parola, scritta o narrata, Dire “Mattanza”, ieri come oggi, equivale a dire Mimmo Martino. Spirito e poesia di un progetto etico, prima che musicale, che da Reggio Calabria in 20 anni ha inteso riscattare la cultura attraverso la rivalutazione della parola, scritta o narrata, della sua gente affinché la cultura calabrese - messa all'angolo, sradicata o mortificata come sottocultura - potessevenire restituita alla gente. MattanzaAffinché un popolo si possa, ancora oggi, riappropriare della propria storia per non morire, per resistere alla “mattanza” - dal sostantivo spagnolo matanza “strage, uccisione”, derivato dal verbo matar “uccidere” -, denunciata dalle note, dai testi e dai ritmi del gruppo reggino, che è quella della cultura, della storia e delle tradizioni popolari. Ed è proprio qui da rintracciare il senso di quel “un popolo senza storia è come un albero senza radici: è destinato a morire”, con cui Mimmo Martino concludeva tutti i suoi concerti. In alto una stampella, la sua stampella, mentre interpretava con potenza “Un servo e un Cristo”. In quel gesto il simbolo di una lotta e del riscatto - personale e collettivo - dell'uomo claudicante e di un popolo che a partire dalla propria storia, dalle proprie “radici”, si rialza. Sono trascorsi due anni e mezzo dall'improvvisa scomparsa di Mimmo Martino, stroncato da un infarto nel gennaio del 2015, ma il suo progetto etico, politico e culturale – avviato negli anni '70 con il gruppo “Campanella”, poi “Gruppo di Ricerca Popolare Tommaso Campanella”, e poi ancora “Folklub” -, non si è spento. “Mattanza – ci racconta Mario Lo Cascio, chitarra, lira calabrese e voce del gruppo – non poteva finire lì. La scomparsa di Mimmo è stata un colpo da tutti i punti di vista, ma abbiamo reagito, convinti che il suo desiderio fosse che la sua creatura continuasse la sua strada”.
E così, per trasformare l'assenza in bellezza, il 10 novembre 2015 i Mattanza hanno calcato ancora una volta il palcoscenico insieme, al teatro Cilea di Reggio Calabria per ricordare Mimmo Martino nel giorno del suo sessantesimo compleanno con l'iniziativa “Dipinto di Rosso”. Nel mezzo un tempo di riflessione da parte dei componenti dei gruppo su come proseguire il progetto. “Abbiamo da subito creduto di non dover sostituire Mimmo – prosegue Lo Cascio -, anche perché insostituibile. Questo si è tradotto nell'andare avanti con le nostre forze e con il trasformare il progetto in qualcosa di nuovo, pur mantenendone la natura fondata sul recupero e la valorizzazione della letteratura popolare”.
Mattanza 2Prima scelta far diventare leader la voce di Rosamaria Scopelliti e utilizzare le voci maschili coralmente o, in alcuni casi, come solisti. “Una scelta innovativa e insolita per il genere musicale di riferimento in cui spesso la voce femminile viene utilizzata come spalla alla voce maschile”, sottolinea Lo Cascio. Scelta che la cantante e percussionista, entrata a far parte del gruppo nel 2012 all'età di 22 anni, ha accolto con grande senso di responsabilità. “Da subito – racconta – mi sono confrontata con l'immensa portata del progetto Mattanza, caratterizzato da un linguaggio musicale apparentemente complesso, ma di grande semplicità ed immediatezza. La responsabilità – prosegue - è di tutti noi, ma è portata avanti grazie alla coralità del progetto in cui ognuno apporta il suo background musicale, artistico e personale”.
Un progetto polifonico, trainato dalla presenza del “maestro” Mimmo Martino che a partire dal 1976, assieme ai suoi musicisti, si è impegnato a ricostruire attraverso un attento lavoro di ricerca un linguaggio popolare, un vocabolario del Sud fatto non solo di parole, ma anche di suoni, nenie, poesie e filastrocche, per sottrarle all'oblio. Un progetto che si basa sulla storia non scritta. Per fare ciò ha attraversato la Calabria per ascoltare la gente, alla ricerca di storie e racconti della tradizione orale. “Una ricerca non scientifica, ma una raccolta di emozioni degli anziani dei paesi che visitava” - ricorda Claudio Martino, suo figlio”. Storie che Mimmo Martino sceglieva di non riraccontare allo stesso modo, ma utilizzando un linguaggio diverso che potesse rendere il testo più comprensibile e fruibile da tutti. Ad arricchire il metodo di raccolta dei testi, nonché il repertorio letterario dei Mattanza, l'incontro con l'antropologo Luigia Lombardi Satriani, ordinario di Etnologia all’Università la Sapienza di Roma, che – come sottolinea Claudio Martino - “ha dato un indirizzo più preciso alla ricerca ed ha permesso di raccogliere testi ancora più antichi che col tempo si sarebbero persi”. Ne è un esempio “Un servu e un Cristu”, antichissimo testo popolare siciliano, pubblicato da Leonardo Vigo nel 1850, che nella versione dei Mattanza include il riferimento alla censura da parte della Chiesa.Mattanza 3 “Il merito di questo lavoro di ricerca – prosegue Claudio  – è aver trovato un linguaggio nuovo, non vincolato da un certo modo di fare musica popolare che in qualche misura svuotava di contenuti anche canzoni con un testo importante, come “Vitti na crozza” - nell'intensa versione dei Mattanza ripulita dal “tirullalero” del ritornello -, ed ha permesso di ridare valore e dignità a molti testi che raccontano la nostra storia”.
La maggior parte del repertorio dei Mattanza attinge da testi tradizionali – non solo calabresi -, rivisitati per essere resi più comprensibili anche perché – come ribadisce MarioLo Cascio - “il dialetto calabrese è tra più duri”, o da testi della letteratura calabrese. Si pensi a “Ricchi e povari” da una poesia di Salvatore Filocamo. Parallelamente, a livello musicale, il lavoro dei Mattanza si è tradotto nella ricerca di un linguaggio sofisticato, nuovo ed accessibile a tutti. “Negli anni – sottolinea Lo Cascio – nei Mattanza sono transitati i migliori musicisti di Reggio e non solo, ognuno dei quali ha dato il suo contributo anche alla nascita di questo linguaggio”. “Mimmo diceva sempre che la musica è come un quadro”, - ribadisce Roberto Aricò, da 10 anni bassista, contrabbassista e corista dei Mattanza, nonché presidente dell'associazione culturale “Mattanza” fondata con Mimmo Martino -, per questo voleva che considerassimo gli strumenti come colore, non come tradizione”. In tal senso riemerge la centralità della parola, del testo su cui – aggiunge Aricò - “ogni strumento si mette al servizio perché venga fuori”. Al centro la storia di un popolo, la storia del Sud d'Italia, colma di ricchezza e fascino, e la lotta portata avanti in 20 anni dai Mattanza contro l'appiattimento della cultura.

Mimmo Martino e Rosamaria Scopelliti Mimmo Martino e Rosamaria Scopelliti


Ricca la discografia. È del 1997 il primo disco “Razza Marranchina-il Popolo racconta”, auto-prodotto dall’associazione culturale Mamau, del 2012 l'ultimo “Cu non ha non è”. Discografia che arriva all'apice con “Nesci suli”,  disco/manifesto del 2013 di grande impatto emotivo.
Attualmente i Mattanza sono impegnati  a portare avanti il tour “InVita”, che racchiude il meglio della loro produzione musicale più alcuni brani nuovi. Tra questi brani ripresi dall'archivio di Mimmo Martino, già messi in cantiere datempo ma mai registrati; brani rivisitati sulla base del nuovo linguaggio musicale del gruppo e brani donati da altri artisti (come “Malaluna” e “U carzeratu” del siciliano Alfonso Moscato). Nei mesi scorsi, inoltre, è stato ripreso lo spettacolo "Cantu da Passioni" – concerto-teatrale con la partecipazione dell'attore reggino Lorenzo Praticò – che trae ispirazione da uno dei testi più interessanti della tradizione popolare calabrese che racconta lo scandire delle ultime ore terrene di Gesù, “U rivoggiu da Passioni”, un intenso racconto del dolore delle donne rivisto in quello della madre di Gesù.

 

Il gruppo dei Mattanza è composto da: Emiliano Laganà (batteria, vibrafono, marimba, percussioni), Gino Mattiani (tastiera, fisarmonica, fiati, voce), Giacomo Farina (percussioni e rumori), Rosamaria Scopelliti (voce, percussioni), Fabio Moragas (chitarra battente, mandola, voce), Roberto Aricò (basso e contrabbasso elettrico), Mario Lo Cascio (chitarra, lira calabrese, voce).