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Sabato, 17 Agosto 2019

Arnaldo Cambareri, nel calore della sua cantina racconta i suoi cinquant’anni di giornalismo

Un viaggio nel passato, cadenzato da bellissimi e mai appassiti ricordi. Un racconto di vita e di passione sportiva. Una vita a fianco della ‘sua’ Reggina. È questo il tracciato ricostruito attraverso le sue parole e le sue commozioni, da Un viaggio nel passato, cadenzato da bellissimi e mai appassiti ricordi. Un racconto di vita e di passione sportiva. Una vita a fianco della ‘sua’ Reggina. È questo il tracciato ricostruito attraverso le sue parole e le sue commozioni, da Arnaldo Cambareri, giornalista sportivo, e non solo, il quale ha saputo raccontare l’amore per la sua Reggina per oltre cinquant’anni, con l’attenzione e la dedizione di pochi. Da quando utilizzava l’ ‘Olivetti L 36’ ad oggi, che si trova a fare iconti con i pc e gli smartphone di ultima generazione. Così come fece dal 1972 al 2005: giornalista dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Calabria, ricoprendo negli ultimi dieci anni di servizio il ruolo di capo ufficio stampa, dovette fare i conti, non con poche fatiche, con l’evoluzione tecnologica che lo spinse ad accantonare i fax a favore dei personal computer e delle e-mail.

Il giornalista Arnaldo Cambareri Il giornalista Arnaldo Cambareri


Oltre dieci anni di collaborazione con il Messaggero, e con altre importanti testate nazionali di letteratura, Cambareri parla di un rapporto con Gazzetta del Sud che ha accompagnato la sua vita professionale, indissolubilmente. Ha raccontato la Reggina, nei suoi passaggi storici e calcistici più delicati, seguendola in treno o in macchina, in casa ed in trasferta, senza mai tralasciare l’importanza del suo impatto socio – economico sulla città di Reggio Calabria. Amato e stimato da tutto il mondo sportivo e giornalistico, che gli ha attribuito simpaticamente il marchio di “scapolo d’oro del giornalismo sportivo”, ha sempre aperto le porte della sua apprezzata cantina. Nel cuore di Catona infatti, si nasconde una pregiatissima e assortita ‘raccolta’ di vini, prodotti proprio da Cambareri, che non osa definirsi un enologo esperto, ma un semplice appassionato che ha coltivato una passione sotto casa. Invece la cantina di Arnaldo è molto di più. Addirittura un sevizio speciale della Rai, prodotto dal collega Malara si addentrò tra le mura della sua fresca cantina delineando dei caratteri di eccellenza enogastronomica e soprattutto raccontando che quelle mura mattonate in cotto sono state lo scenario di tanti incontri piacevoli ed informali con le grandi ‘firme italiane’ e soprattutto con tanti dirigenti o addetti ai lavori dei massimi campionati di Serie A e serie B. Dalla triade Moggi, Giraudo e Bettega al ‘poeta’ Gianni Clerici, a Paolo Bargiggia, Aldo Cerantola, Giampiero Galeazzi, Saverio Montingelli all’ex presidente della Lega Calcio Nizzola, ai tanti allenatori e calciatori della Reggina che si sono avvicendati nel corso della sua lunga storia. 

Oltre cinquant’anni con Gazzetta, raccontando la Reggina ai calabresi. Un amore mai appassito?

“Mai. Dal 1966 ai gironi nostri ho il piacere e la fortuna di scrivere di Reggina sulle pagine di Gazzetta del Sud. Un giornale al quale sono legato da un rapporto eccezionale e che rappresenta un pezzo culturalmente essenzialedella Calabria e di tutti i calabresi. Anche quando le cose andavano male e anche lontano dai riflettori importanti, e anche in questi ultimi anni, ho raccontato la storia sportiva e calcistica della squadra di Reggio Calabria, con la passione di sempre, da quando utilizzavo la telefonata con la risposta pagata per inviare i pezzi ad oggi, che mi trovo a ‘combattere’ con la nuova tecnologia.”

Dai grandi palcoscenici delle Serie A alla serie D e ora Serie C. Cosa è successo?

Cantina1Ripercorrere con la mente gli anni di serie A e guardare ora lo stadio semi vuoto con dei ‘crocchi’ di tifosi di manzoniana memoria sparsi qua e la’ sugli spalti, mi porta un senso di malinconia. Ristoranti e alberghi pieni nei fine-settimana in cui si giocava al Granillo. La Reggina in serie A portò alla ribalta anche noi giornalisti che ci trovammo a raccontare un grande fenomeno sociale e sportivo. Il giorno dopo la prima promozione in A, Gazzetta del Sud a Reggio arrivò a superare le 100 mila copie. Io penso che ad un certo punto il Presidente Lillo Foti, stanco e demotivato, abbia vissuto una fase di inconsapevole accentramento, trovandosi a gestire da solo tutti i settori, costretto dunque ad occuparsi della parte gestionale, amministrativa, di quella commerciale e di quella sportiva. Non ha retto ed il sistema è imploso. Altri grandi imprenditori in grado di fare uno sforzo economico forse in quel momento non ce n’erano, e adesso cerchiamo di ripartire da una dimensione umiliante per la città di Reggio, che è la serie C. 

Alla guida di questa nuova società c’è un uomo di esperienza come Mimmo Praticò. Ha fiducia in lui?

“Mimmo Praticò è un uomo di buona volontà con molte conoscenze e molta esperienza. Ha dimostrato grande affetto verso la città e verso lo sport reggino. Ma da solo non può bastare. Non si può essere competitivi se non si ha una forza economica per essere protagonisti sul mercato. Occorre un’ottima fase di mercato estivo per suscitare l’interesse e l’entusiasmo del tifoso. Vanno coinvolte tutte le parti sociali affinché si inneschi un meccanismo di riscatto non solo sportivo. Ne avrebbe bisogno l’intera città.”

Quale è stata la Reggina più bella che ha raccontato?

Foto Curva sud“Senza dubbio quella di Mazzarri. Per abnegazione e dedizione, considerando che dovette far fronte prima ai 17 punti e poi agli 11 punti di penalità. Riuscì a salvarsi portando allo stadio costantemente 28 mila persone. Ricordi unici cristallizzati da fotogrammi di quella Curva Sud eccezionale.”

Quella più brutta?

Quella del 2009 quando retrocesse in serie B. Non tanto per il risultato, perché in fondo la dimensione della serie B era ed è tutt’oggi consona alla nostra realtà cittadina. Ma perché in quell’anno provai una delusione profonda, legata alla cattiva volontà di quella squadra. Sembrava che fosse quasi voluta quella retrocessione. Con spese eccessive e cattiva gestione sportiva.

 La Reggina alla quale è più legato?

“Sono profondamente legato alla Reggina di Aldo Buffoni. Parlo degli anni 70 e quando militava in serie C. Una squadra di qualità. Era bella, elegante; portò la gente allo stadio. I calciatori sembravano fossero figli di Reggio per l’attaccamento ai colori amaranto. Di quella Reggina ricordo con grande affetto Angelillo e la passione di quelle domeniche in cui era un vero piacere andare allo stadio.”

E a quale suo vino la paragonerebbe?

“La paragonerei al Vino Arghillà del 1983. Questo, fu addirittura recensito da esperti inglesi. Lo definirono un rosato elegante che si sposa con il pollo al tegame e frittata di cipolle.”

La sua cantina ha aperto le porte a grandi ospiti. Ci racconti qualcosa.

cantina2“La mia passione per il vino l’ho condivisa con gli amici e i colleghi che venivano a seguire la Reggina. Ricordo con piacere le cene con i colleghi Galeazzi, Clerici, Bargiggia, Montingelli, Vizzari. O con l’allora presidente della Lega Calcio Nizzola. Ma mi rimase impresso Galeazzi, il quale, rubò letteralmente le frittate di asparagi dai piatti degli altri commensali, e le divorò con una rara velocità che nessuno se ne accorse. Potrei raccontare del poeta Gianni Clerici, che nonostante avesse un corpo mingherlino era di buona forchetta. Ricordo anche con piacere delle cene con alcuni allenatori della Reggina, come Franco Colomba, con il quale mi sento spesso, ed Enzo Ferrari grande esperto e assaggiatore di grappa.”

Furono ospiti della sua cantina i tre dirigenti della Triade Juventina?

“Certo. Moggi, Giraudo e Bettega vennero a trovarmi prima di una trasferta della Juve ad Atene. E ricordo con piacere che Giraudo e Bettega sfotterono Moggi - di origini toscane - che volle prendere dei vini toscani, invece loro scelsero dei vini calabresi, per l’esattezza reggini. Infatti in continuazione gli ripetevano “Lucià, vieni a Reggio e prendi vini toscani, proprio tu che sei toscano…”. Allora, si fermarono tutta la sera e discutemmo di vini e non solo di calcio.”

Quali altre illustri firme del giornalismo italiano conobbero la sua cantina?

“Anche se a distanza, Gianni Brera. Gianni Brera, che assieme a Montanelli e Biagi considero il ‘giornalismo italiano’. Questa è una chicca: tanti anni fa ebbi la fortuna di conoscere durante l’esame per giornalisti professionisti il figlio di Gianni, Franco Brera, al quale chiesi di poter inviare il mio vino per farlo assaggiare a suo padre, sapendo che fosse un appassionato di vini. Con molta disponibilità accettò e ne approfittai inviandogli una missiva di accompagnamento: “Maestro, sono un giovane collega giornalista, le invio 18 bottiglie del mio vino affinché lo possa assaggiare, perché ho la preoccupazione che sia un po' squilibrato”. Dopo non molte settimane e contro ogni mia più rosea aspettativa mi arrivò una lettera. Era di Gianni Brera: “Arnaldo, giovane e caro collega, ti assicuro che è squilibrato chi non beve il tuo vino!!!”. Per me fu un’emozione unica. Infatti custodisco questa lettera come un cimelio.”