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Lunedì, 18 Novembre 2019

“Genti di Calabria”. Dal salone del libro di Torino al consolato italiano di Colonia, parlano i volti di una terra che si vuole raccontare.

La Calabria ed il Mondo visti con gli occhi dei calabresi, un atlante umano universale della nostra regione che attraverso i volti parlerà del sud di casa nostra e dei tanti sud del mondo, stiamo parlando di “Genti di Calabria”, La Calabria ed il Mondo visti con gli occhi dei calabresi, un atlante umano universale della nostra regione che attraverso i volti parlerà del sud di casa nostra e dei tanti sud del mondo, stiamo parlando di “Genti di Calabria”, un’iniziativa ambiziosa realizzata dall’Associazione “Suoni e luci” di Catanzaro attraverso un sistema di crowdfunding, dedicata ai volti ed alle voci di una terra che avverte forte la necessità di raccontarsi in modo libero e spontaneo, lontana dai luoghi comuni.

Ph. di Vincenzo Sculli Ph. di Vincenzo Sculli


Genti di Calabria è un lavoro complesso che comprende  una pubblicazione di circa duecento foto, una mostra itinerante di cinquanta stampe in esposizione in Italia ed all’estero e un docufilm con interviste e contenuti extra, si tratta di un lungo viaggio culturale che verrà presentato in via sperimentale già nel corso del prossimo Salone del Libro di Torino ed ufficialmente in anteprima mondiale presso il Consolato Italiano di Colonia in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. Ma facciamo un passo indietro ripartendo da una telefonata: “Pronto Gianfranco, sono Vincenzo, Vincenzo Sculli, l’amico di Carmine, ti ricordi quello della mostra fotografica, ti disturbo perché nei prossimi giorni vorremmo  salire su a Bova a trovarti con una troupe a fare un giro per parlarti di un progetto”. Vincenzo Sculli è un giovane fotografo di Bruzzano Zeffirio, uno che da quell’angolo di locride che guarda l’Aspromonte tendendo una mano all’Area grecanica, non si è mai voluto allontanare, uno dei tanti che omaggia la sua terra attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. È stato di parola Vincenzo, non si è fatto attendere e a qualche giorno da quella telefonata è salito su a Bova, in un freddo e nebbioso pomeriggio di inizio febbraio in compagnia di Pino, Francesco e sua moglie. Oggi sono solo un accompagnatore - dice Vincenzo - saranno Pino e Francesco a parlarti del progetto. Il freddo è pungente siamo vicini allo zero e dopo un saluto veloce invito gli ospiti a salire su a casa dove ci attendono il camino acceso e un buon caffè. Basco in testa, il fumo del sigaro che sale denso confondendosi con la nebbia, Pino Bertelli è un personaggio affascinante, è lui ad occuparsi della parte fotografica, è lui a scegliere i volti più espressivi da consegnare alla carta patinata.

Ph. di Vincenzo Sculli Ph. di Vincenzo Sculli


Pino è un critico cinematografico e un fotografo, uno di quelli bravi per i quali la macchina fotografica non è solo un oggetto, è un amore corrisposto nato quando a quindici anni ricevette in regalo la prima da Pierpaolo Pasolini. Pino ti scruta negli occhi, controlla i giochi di luce, i riflessi, le prospettive e mentre ti parla il cervello gli gira in tante direzioni differenti elaborando già il lavoro che lo attende. Con lui ci sono Francesco e sua moglie Annamaria, responsabili del progetto e rappresentanti di “Suoni e Luci” l’Associazione da cui tutto ha preso le mosse. “Se ti va - esordisce Francesco - vorremmo farti una breve intervista su alcuni temi di stretta attualità, ma prima Pino ti introdurrà in breve i contenuti del progetto”.  “Non c’interessa il paesaggio - mi dice  - ma lo sfondo appena accennato, dove i protagonisti racconteranno antiche culture, riti, bellezze, origini della propria terra e della propria storia attraverso i volti, i corpi, gli sguardi, le posture, non si tratta di fotografare, l’uomo, la donna o il bambino per come si presentano, ma per come stanno al mondo”. La spiegazione di Pino diventa subito appassionata e coinvolgente. “Nella nostra fotografia di strada - continua -  vorremmo cogliere lo straordinario nell’ordinario, non c’interessano i personaggi ma le persone e non importa a quale livello sociale appartengano, ciascuno viene fotografato fuori dalla cronaca del reportage e del ritratto sociologico. Voglio sia chiaro - conclude Pino - in questo lavoro niente paesaggi, niente cartoline di Calabria, nessuna composizione, solo figure, con la strada che diventa un atelier da cui  raccontare una Terra meravigliosa che vuole costruire il proprio destino come quei volti parlanti suggeriranno”.

Ph. Vincenzo Sculli Ph. Vincenzo Sculli


Ci trasferiamo in salotto dove nel frattempo è stato sistemato tutto l’occorrente per le riprese, e tra una domanda e un caffè Francesco raccoglie il testimone riprendendo il filo del discorso da dove si era interrotto.  “In questo lavoro - mi spiega -  di cui potrai trovare maggiori  contenuti sul nostro sito ufficiale www.gentidicalabria.it , si insinueranno tra le foto anche narrazioni di antropologi e studiosi del calibro di  Lombardi Satriani, Oliviero Toscani, Luigi La rosa, Hubertus Von Amelunxen ed Enrico Ghezzi, che ci restituiranno un racconto avvincente, una testimonianza che possa rimanere ai nostri figli. Ciò che più ci preme è lavorare sull’immaginario del vero, raccontare l’uomo o la donna non per quello che si vedono ma per quello che sono. Nel pensare questo lavoro - prosegue Francesco - ci siamo convinti di come tutti abbiano diritto alla bellezza, ci siamo convinti che la bellezza è l’ultima fermata prima del paradiso in terra, la bellezza seppellirà tutti, ma con grazia. Con queste idee in testa stiamo facendo Genti di Calabria che per noi è un’opera di fotografia sociale, è la realizzazione di un’avventura culturale che stiamo realizzando grazie all’impegno di tanti passatori di confine o bracconieri di sogni, tanti volti che abbiamo incontrato in un lungo tour che ci sta portando dal Pollino allo Stretto”. È quasi buio, la coltre di nebbia ormai ha coperto tutto riducendo la visibilità a poche decine di metri, la colonnina di mercurio intanto è scesa a - 1, è giunto il momento di salutarci, Ci lasciamo in piazza, con una stretta di mano e con l’impegno di rivederci. “Grazie dell’ospitalità - dice Francesco prima di sparire tra la nebbia-  tra un paio di giorni  ti faccio avere qualche scatto, sperando ti piaccia”.