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Lunedì, 09 Dicembre 2019

Un altro sguardo sul Carroccio

di Luigi Pandolfi

“Siamo un partito fortemente piramidale, quello che decide Bossi è legge per tutti. E in questo senso siamo un partito leninista”. Sulla quarta di copertina di Lega & Padania, Storie e luoghi delle camicie verdi (Il Mulino), di Gianluca Passarelli e Dario Tuorto, è riportata questa frase che avrebbe pronunciato in qualche occasione Davide Boni, l’ex presidente del Consiglio regionale della Lombardia, finito, com’è noto, nello scandalo delle tangenti che sta facendo ballare il Pirellone.

Sul fatto che la Lega sia un partito che non ha molta familiarità con la democrazia e le sue regole si può essere d’accordo; che le parole di Bossi dentro quel partito siano invece vangelo di certo non lo si può dire più.
Il terremoto che si è abbattuto sul Carroccio è stato così violento che anche alcune “certezze” su di esso si sono sgretolate, ed oggi continuare ad occuparsi di questo paradossale fenomeno politico significa innanzitutto rimuovere alcuni concetti che avevamo dato per acquisiti.

Nel panorama delle pubblicazioni sulla Lega questo libro di Passarelli e Tuorto ha comunque una sua specifica validità: quella di aver scandagliato a fondo tra i meandri del corpaccione di questo partito, scendendo fin nelle sue viscere più profonde, quelle della sua base militante, mito durevole di un fenomeno politico declinante.

Il volume compendia infatti i risultati di una lunga ricerca che i due autori hanno condotto sul campo, incontrando dirigenti di ogni ordine e grado, intervistando amministratori locali e semplici aderenti.

Storie, luoghi e persone. Questo il canovaccio del libro, nel quale convivono analisi sociologica e politologia; narrazione, grafici esplicativi e tabelle statistiche.
Ma qual è il quadro che ne viene fuori? Quello che descrive un partito molto strutturato e radicato sul territorio, con più di 1400 sezioni sparse per tutto il Nord. Un partito che, ancorché avesse mutuato alcune caratteristiche dei vecchi partiti di massa, non ha mai raggiunto però un numero elevatissimo di iscritti. Ciò non perché non ce ne fosse la possibilità, quanto per una precisa scelta di far coincidere l’iscrizione con la militanza effettiva. Una scelta che potrebbe rivelarsi molto remunerativa in questa fase delicata, declinante, del partito.

Un partito militante, insomma, con un forte ancoraggio alla dimensione territoriale. In questo la Lega Nord non è molto dissimile da altre formazioni politiche regionali sparse per il continente. Il suo capolavoro, se così vogliamo dire, è stato quello di saper enfatizzare la cosiddetta “questione settentrionale” e su questa costruire un nuovo patto politico con pezzi significativi dell’elettorato del Nord dopo la fine dei partiti della prima repubblica e la rovina delle grandi ideologie universalistiche, facendosi “portatrice di una nuova dimensione di riferimento”, fondata sul primato del territorio.

Per quanto attiene al profilo identitario più “generale” di questo partito, Passarelli e Tuorto non hanno dubbi: trattasi di un partito di estrema destra, con molte posizioni sovrapponibili a quelle delle principali formazioni della destra radicale, razzista e xenofoba europea. Lo si evince da un’analisi veloce delle posizioni che questo partito ha assunto in questi anni in tema di immigrazione e di sicurezza, piuttosto che di difesa dell’identità cristiana contro il rischio di islamizzazione delle nostre società.
“La complessa questione dell’affiliazione politica di una formazione magmatica e sfuggente come la Ln - scrivono gli autori - chiama dunque in causa le posizioni assunte dai leghisti sui temi cruciali nella costruzione del campo simbolico - valoriale del partito, come ad esempio l’immigrazione, i diritti civili, la politica economica”.

E il futuro? Cosa può riservare il futuro alla Lega, dopo i fatti che ne hanno terremotato una parte importante del gruppo dirigente, Bossi in primis, e fortemente compromesso la sua, peraltro infondata, aura di diversità?

Il libro non può dircelo, essendo stato chiuso prima di questi eventi. E quello che c’è scritto al riguardo degli “orizzonti futuri” di questo partito ha perso evidentemente di significato.

Ho avuto però la possibilità di parlare con uno degli autori recentemente e su di una cosa ci siamo trovati d’accordo: la Lega non scomparirà per questi accadimenti. Sicuramente i consensi ne risentiranno; sarà anche plausibile una accentuazione dei sui tratti “regionali”, ma le ragioni che ne hanno nutrito fin qui le aspirazioni e determinato il successo in questi anni, anche per il prossimo futuro potranno rivelarsi benefiche e tonificanti.

Senza dimenticare, per dirla con gli stessi autori, che la Lega “ha potenzialmente molte risorse umane ed organizzative per tentare di affrontare politicamente il post-Bossi”.