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Giovedì, 19 Settembre 2019

Togliere la Calabria dal “fuorigioco” e farle fare goal. Tutte le sfide degli sport regionali. Parla il presidente del Coni Maurizio Condipodero

Saldo al timone, con rotta già prefissata. Dopo quasi due anni alla guida del Coni Calabria, l’avvocato reggino Maurizio Condipodero è stato riconfermato anche per il quadriennio che condurrà alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Assieme a lui lavorerà la Giunta Saldo al timone, con rotta già prefissata. Dopo quasi due anni alla guida del Coni Calabria, l’avvocato reggino Maurizio Condipodero è stato riconfermato anche per il quadriennio che condurrà alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Assieme a lui lavorerà la Giunta Regionale composta da Giuseppe Lappano, Giuseppe Petralia, Luigi Giuseppe Tripodi, Irene Pignata, Giuseppe Melissi, Aldo Calzona ed Alfredo Porcaro.

Il presidente del Coni Calabria, Maurizio Condipodero Il presidente del Coni Calabria, Maurizio Condipodero


Ma è quella con il territorio la sfida da vincere per il rieletto presidente. L’inaugurazione della Scuola Regionale dello Sport, situata nella periferia di Reggio Calabria, dovrebbe avvenire alla porte delle primavera. Diretta emanazione del Comitato, dovrà soddisfare le esigenze formative di tutti gli operatori che agiscono in ambito sportivo, sul suolo calabrese.  I principali destinatari del servizio della Scuola dello Sport CONI Calabria, istituita nell’ormai lontano 2008, saranno le strutture periferiche regionali e provinciali delle Federazioni Sportive Nazionali, Discipline Sportive Associate, Enti di Promozione Sportiva,Associazioni Benemerite, Oratori e Società Sportive ad esse affiliate ed i loro tesserati, nonché tutti coloro che vogliano migliorare le loro conoscenze in ambito sportivo. Per lo svolgimento delle attività, la Scuola si avvarrà della collaborazione dei propri docenti, della consulenza della Scuola dello Sport CONI Servizi Roma, oltre che di consulenti esperti delle varie aree di intervento.
Il presidente Condipodero si approccia al nuovo quadriennio, ricordando le difficoltà incontrate all’inizio del precedente mandato: “Ho trovato una regione balcanizzata, in cui tutti erano contro tutti. Nel lontano 6 giugno 2015, sono stato eletto con un voto di scarto. Ricucire i rapporti è stata la priorità, in parte ci sono riuscito – afferma – Ho cercato di far vedere lo sport sotto un’altra ottica, diversa dalla presenza alle manifestazioni sportive. Il nuovo modo di pensare lo sport, significa soprattutto acculturarsi ed istruirsi. Si è iniziato a portare avanti progetti dormienti, altri li abbiamo partoriti noi allacciando rapporti con scuole ed università”.
La forma mentis di chi si approccia a qualsiasi tipo di sport in Calabria, sarà uno dei cavalli di battaglia per il prossimo quadriennio del Coni Regionale: “Ci interessa far parlare un’unica lingua. Lo sport è anche fuori dal campo e comprende anche il tifoso. Esiste un progetto per educare i genitori. Il calcio sta vivendo un periodo drammatico, in cui i genitori sono i peggiori ultrà e creano confusione nelle teste dei ragazzini. Vogliamo far capire come si sta nei luoghi deputati allo sport: deve essere solo ed esclusivamente una festa”.
Nei mesi scorsi, Maurizio Condipodero aveva raccolto l’appello di Paolo Cicciù, presidente provinciale del CSI, circa l’abbandono precoce dell’attività sportiva da parte dei giovani. “Dato allarmante, da monitorare con estrema minuziosità”, veniva sottolineato in una nota emessa dal Coni Calabria il 1° dicembre del 2016. Un monito giunto tra il silenzio di altri dirigenti sportivi.

Il presidente del Coni Giovanni Malagò e il presidente del Coni Calabria Maurizio Condipodero Il presidente del Coni Giovanni Malagò e il presidente del Coni Calabria Maurizio Condipodero


Sul piano delle strutture sportive, l’Italia sta ancora tanti passi indietro rispetto al resto dell’Europa occidentale. Nel calcio, lo stadio di proprietà della Juventus rappresenta quasi un unicum. La Roma deve superare qualchedifficoltà per costruirsi il proprio. L’Udinese ha ammodernato il vecchio ‘Friuli’. Quanto è importante, per la Calabria, trovare uno sbocco per le diverse strutture gestite dalle amministrazioni comunali? Dice Condipodero: “Premessa: il Coni non si occupa di impiantistica sportiva. Negli ultimi tempi però, abbiamo iniziato ad entrare a gamba tesa all’interno di federazioni sportive ed amministrazioni territoriali - risponde il vertice dello sport calabrese –. Lo sport si è trasformato radicalmente: un tempo viveva di importanti prebende, oggi non è più così. Le amministrazioni stesse cercano partner cui affidare gli impianti, non ce la fanno più a gestire nemmeno l’ordinario. La problematica emerge ancor di più nello sport più diffuso, che è il calcio. O si cambia completamente indirizzo, oppure si rischia l’affossamento di stadi vetusti ed abbandonati, cattedrali che non hanno più motivo di esistere. Stiamo lavorando per far capire agli Enti, nonché alle società sportive, l’utilità di impianti adeguati al movimento. Per esempio: uno stadio da 25.000 posti a Reggio Calabria non va bene. Anche ai tempi della Serie A, la Reggina riusciva a riempirlo circa tre volte all’anno. Perché non creare degli impianti modello Udine o Torino? Lo stadio va vissuto 24 ore al giorno e 365 giorni l’anno. Questa è l’idea: ridurlo nel numero, aumentando i servizi. Lo spettatore si reca al campo con molta parsimonia, per una serie di motivi: da casa si vede meglio, non si gioisce più come prima. L’obiettivo consiste nel pianificare la costruzione di impianti diversi, più a portata di città come quelle calabresi, che siano fruibili sempre”.
Condipodero3L’idea  proposta dal presidente Condipodero riporta a quella lanciata da Lillo Foti, per decenni massimo dirigente della Reggina Calcio, svariati anni fa. Grazie ad un finanziamento ottenuto dal Credito Sportivo, il club aveva acquistato un terreno nella periferia nord di Reggio Calabria. Lì si intendeva erigere un nuovo stadio di proprietà, con capienza inferiore ai 20.000 posti, unito ad una serie di aree dedicate alle famiglie, come parco giochi e ristoranti. Foti rilanciò più volte il proposito, anche dopo la retrocessione in terza serie della Reggina nel 2014, cercando di inserire il “pacchetto stadio” nella trattativa con l’italo-australiano Nick Scali per la cessione della società. L’accordo sfumato, la mancata iscrizione del 2015 ai campionati professionistici ed il fallimento della Reggina nel 2016, rappresentano una storia nota ai più. A Crotone è stato rimodellato ed ampliato lo ‘Scida’, specie in previsione di gare importanti come quelle con Juventus ed Inter, ma in caso di ritorno in B i pitagorici rischiano di trovarsi una cattedrale nel deserto. Ma che l’impianto di proprietà delle società sportive (a prescindere se sia meglio rilevarne uno già esistente o costruirlo ex novo) debba essere il motore per un serio sviluppo, è ormai un pensiero comune ai più.
Anche dove non ci sono fenomeni di grossa aggregazione, sarà necessario ampliare, migliorare o realizzare le strutture necessarie a tutti gli sport. Rilancia Maurizio Condipodero: “Lotteremo soprattutto per avere dei piccoli centri sportivi, i cosiddetti playground. Con la gestione di società consorziate, o delle federazioni. Fin quando saranno le federazioni stesse a gestire gli impianti, il rapporto economico sarà diverso e non serviranno grandi cifre per usufruire degli impianti. Condipodero2È necessario unirsi in un rapporto simbiotico: se l’Ente non ascolta la federazione, disconoscendo le esigenze, tutto diventa difficile. In Italia siamo calcio-centrici. Alla scorsa assemblea regionale della Figc, notavo la presenza di circa 600 società. Quando mi occupavo della Federazione Baseball, quelle accreditate erano 350 a livello nazionale. La proporzione è questa. Il calcio non è solo divertimento ed agonismo puro, questo accade forse fino al campionato Promozione. Il resto è sport-spettacolo, che coinvolge economie. Attorno ad una partita, non c’è solo il tifoso che paga. Spende la società, ci sono gli sponsor, i giornalisti vivono di questo, i bar hanno interesse a vendere: tante microeconomie, sulle quali dobbiamo lavorare”.
A proposito di impianti: grazie ai buoni rapporti tra il presidente Condipodero ed il vertice del Comitato Olimpico Nazionale, Giovanni Malagò, nei mesi scorsi il Governo ha stanziato importanti fondi per migliorie o costruzioni ex novo. L’intervento più importante è previsto per la piscina comunale di Reggio Calabria, adiacente allo stadio ‘Oreste Granillo’. Gli altri comuni interessati sono Bisignano (campo di calcio), Bocchigliero (calcetto), Buonvicino (centro polivalente), Carlopoli (calcio), Castroregio (centro polivalente), Castrovillari (tiro a volo, calcetto), Catanzaro (sport velici), Cosenza (calcio e centro polivalente), Crucoli (tiro a volo), Decollatura (centro polivalente), Filogaso (calcio), Francica (palestra polivalente), Isola Capo Rizzuto (calcio), Lamezia Terme (tiro con l’arco), Laureana di Borrello (centro polivalente), Maropati (calcio), Marzi (calcio), Miglierina (calcetto e tennis), Monasterace (tennis), Plataci (calcio), Reggio Calabria (palestra polivalente), Rende (palestra polivalente), San Marco Argentano (centro polivalente), San Mauro Marchesato (calcio), San Nicola Arcella (centro polivalente), San Pietro a Maida (pallavolo), San Pietro di Caridà (calcio), San Pietro in Guarano (calcetto), Santa Sofia d’Epiro (bocciodromo), Sant’Eufemia d’Aspromonte (calcio), Terranova Sappo Minulio (centro polivalente) e Vibo Valentia Marina (palestra polivalente).Condipodero Il programma è stato stabilito su consiglio delle varie federazioni, che hanno permesso di indirizzare gli investimenti. Tecnicamente mancano le date di inizio lavori, per via di una proroga circa l’arrivo materiale dei fondi.
In Calabria, a livello di sport di squadra, esistono vari esempi in grado di stimolare i giovani ad emulare le gesta di professionisti ammirati allo stadio, nei palasport oppure davanti alla tv. È il caso della Volley Callipo a Vibo Valentia, oltre a diverse altre realtà regionali fattesi valere in ambito nazionale. Anche se non è più il tempo della Viola Basket che battagliava ad altissimi livelli, o della Medinex vincitrice della Coppa Italia nella pallavolo femminile (oltre allo scudetto revocato del 2001), per non parlare dei 9 anni della Reggina e dei 7 del Catanzaro in Serie A nel calcio. Ancora negli occhi l’impresa della Pro Reggina, capace nel 2012 di vincere scudetto e Supercoppa, piegando le pugliesi dello Statte nonché la Kick Off Milano. Oggi comunque è possibile ammirare il Crotone, il Locri nel calcio a 5 femminile, il setterosa di Cosenza nella pallanuoto, la Golem Palmi nella pallavolo femminile.
Il presidente Condipodero sprona queste realtà a fare sempre meglio, ma si concentra sugli sport di base: “Purtroppo siamo il fanalino di coda: secondo gli indici Istat, la Calabria è al terzultimo posto come praticanti sportivi. Per fortuna esistono queste piccole grandi realtà, capaci di trainare. Il fenomeno Crotone, il fenomeno Callipo, il fenomeno Cosenza per la pallanuoto, attirano pubblico e praticanti. Fare parte di una società che milita inun campionato nazionale, diventa importante nell’immaginario del ragazzino. Ma questi non possono rimanere fenomeni isolati. La nostra regione è lunga e stretta. Non siamo in pianura, bensì su montagne sciabili solo da un lato. In Trentino notiamo impianti ovunque, qui li incontriamo soltanto a Gambarie d’Aspromonte o Camigliatello. Bisogna lavorare su questo, creando fenomeni per tutto il periplo della regione Calabria. Condipodero5Su oltre 700 km di costa, avendo rispetto anche per la montagna, possiamo sviluppare tutti i tipi di sport. Mi auguro che la Viola, attualmente in Serie A2, possa ritornare ai fasti di un tempo. Lo stesso dicasi per la Reggina: una cosa è il campionato di Lega Pro, un’altra cosa è la Serie A. In questo momento, purtroppo ci affidiamo a pochi fenomeni. Se vogliamo cambiare ed ottenere risultati eccellenti, dobbiamo cominciare dallo sport di base – conclude il Presidente Condipodero -  Con la collaborazione di tutte le forze che possano darci una mano. Solo così, al posto di un paio di fenomeni, più in là potremo averne dieci o cento”.
Tanti, dunque, i fronti sui quali si muoverà il Coni Calabria per i prossimi quattro anni. L’impegno più nobile è probabilmente quello sulle strutture. Forse l’Italia non sarà mai come l’Inghilterra, nei cui centri cittadini si trovano campi dedicati in particolar modo al calcio ed al tennis, fruibili tutto il giorno in maniera gratuita (e spesso non sfruttati dal popolo della terra d’Albione, impegnato a trascorrere parecchie ore a scuola o a lavoro). Nel Mezzogiorno, lo spazio dedicato allo sport riveste sempre una funzione sociale. In diverse zone, è utile a togliere i ragazzini dalla strada. Specie nei comuni più distanti dai capoluoghi di provincia, rappresenta il principale antidoto contro la sedentarietà. Variegare la proposta, sforzandosi di non essere calcio-centrici, può rappresentare la ricetta giusta sul territorio calabrese. Gli amministratori locali stanno venendo incontro, con l’auspicio di concedere lo spazio giusto a chi vorrà emulare le gesta magari di nuotatori, podisti o qualunque altro tipo di atleta italiano ammirato nelle ultime edizioni delle Olimpiadi.
Aumentare la quantità dei praticanti, senza mai trascurare la qualità di chi si avvicina allo sport anche per rimanere sugli spalti o a bordo campo. Questa è una sfida tutta in salita per il presidente Maurizio Condipodero, ed anche in questo caso non si può fare a meno di considerare il contesto nazionale. Il rispetto dell’arbitro, dell’avversario o dell’allenatore dei propri figli, dovrebbe far parte della cultura sportiva a livello globale. Spesso in Italia ci si conferma ottimi predicatori e pessimi razzolatori. Ridurre gli episodi legati ad atteggiamenti surriscaldati attorno alle manifestazioni sportive, rendendoli dei casi sempre più isolati, sarebbe già un bel passo in avanti. Non rimane che formulare un augurio di buon lavoro a tutta la Giunta Regionale del Coni, per una Calabria che finisca sempre più spesso in rete e sempre meno in fuorigioco. E passateci la terminologia prettamente calcistica.