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Sabato, 29 Febbraio 2020

Il nuovo ed avvincente romanzo di Carmine Abate

Con questo romanzo, Il bacio del pane, Mondadori (pp. 173), Euro 12,00, Carime Abate torna in libreria dopo il grande successo avuto grazie a  “La Collina de vento”, opera con la quale ha vinto il Super Campiello 2012, riportando un calabrese alla vittoria del Premio dopo più di trent’anni.
Ed ancora una volta lo scrittore sceglie la sua amata Calabria per ambientare questa nuova storia che risulta straordinariamente avvincente, in un connubio di modernità e tradizione, difficoltà della società contemporanea e riscoperta antichi valori. Sono infatti due ragazzi giovani, Francesco e Marta i protagonisti di questa vicenda. Ma con loro ci sarà, tra le fitte ombre e le meravigliose luci dei boschi calabresi una figura misteriosa, enigmatica, piena di paure e saggezza, un personaggio abilmente tratteggiato in chiaro scuro dalla penna di Abate che soltanto alla fine del romanzo si rivelerà al lettore per quello che realmenteè, e che solo grazie alla spontaneità e al senso di umanità dei due ragazzi sarà possibile scoprire. Una figura che sembra staccata e sconnessa dal mondo contemporaneo, e che invece risulterà a sorpresa non essere tale.
Un romanzo di formazione, dove la nuova generazione, rappresentata da Francesco e Marta riscoprirà, grazie al misterioso “selvaggio” del Giglietto, il valore di sentimenti e gesti antichi, come il bacio del pane. Il pane, assuntocome simbolo della vita stessa, che, nel caso in cui non  possa essere mangiato e si debba buttare deve essere prima baciato, perché “ Il pane non si può buttare via così, come pietra senza valore. Il pane è vita, ci vuole troppa fatica per farlo”, come ricorda l’enigmatico personaggio conosciuto dai ragazzi che vive alla macchia in un rudere abbandonato trovato per caso dai protagonisti durante un’uscita tra amici nei pressi di una cascata nel cuore delle verdi alture calabresi. Sarà proprio in quell’oasi naturale, in quel luogo apparentemente senza tempo che i ragazzi riusciranno a far breccia nella diffidenza ed apparente ostilità dell’uomo misterioso fino al punto di istaurare un vero e proprio rapporto di reciproco scambio e soccorso. Un luogo, quello dell’oasi, che diventa quasi uno spazio metafisico dove i protagonisti imparano a conoscere se stessi ed il mondo che li circonda proprio dove quel mondo rimane, in apparenza, impossibilitato ad entrare.
Un romanzo che affronta anche il tema delle difficoltà di comunicazione fra generazioni, con i giovani che sembrano riuscire ad apprezzare meglio i valori “dei nonni” rispetto a quelli dei “genitori”. Valori solo apparentemente antichi ma ancora tremendamente attuali, così come i due protagonisti scopriranno nel corso della loro avventura vissuta tutta d‘un fiato e fatta splendidi scorci boschivi, vecchi caseggiati, incontri imprevisti, spiagge affollate, levatacce mattutine per “l’infornata”, corse in motorino, scambi di messaggi e telefonate via cellulare, feste padronali, e partenze forzate.

Con una scrittura dal tratto efficace e leggero, Carmine Abate torna ad essere protagonista della letteratura nazionale ed internazionale grazie ad un romanzo che ancora una volta coglie nel profondo le contraddizioni, le meraviglie, le difficoltà, le risorse, di una terra, la Calabria, che tra presente e passato rimane la vera protagonista della storia.