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Lunedì, 24 Febbraio 2020

“Il patriota e la maestra”. L’inedito Risorgimento di Vito Teti

È difficile capire dove stia il confine tra storia, antropologia e narrativa nell’ultimo libro di Vito Teti, “Il patriota e la maestra – La misconosciuta storia d’amore e ribellione di Antonio Garcea e Giovanna Bertola ai tempi del Risorgimento” (Quodlibet), È difficile capire dove stia il confine tra storia, antropologia e narrativa nell’ultimo libro di Vito Teti, “Il patriota e la maestra – La misconosciuta storia d’amore e ribellione di Antonio Garcea e Giovanna Bertola ai tempi del Risorgimento” (Quodlibet), finalista, insieme a “I funeracconti” (Feltrinelli) di Benedetta Palmieri e “Vita e morte di un ingegnere” (Mondadori) di Edoardo Albinati,  al premio letterario nazionale Tropea che si terrà il 27-28-29 settembre.   Non si scorge una linea di confine  neppure  tra storia locale e storia nazionale: Vito Teti dimostra, ancora una volta,  la sua abilità nel districarsi tra vari livelli di studio, senza mai perdere il filo della sua ricerca. Pone al centro del suo racconto il percorso comune (dal 1861 al 1878) di Antonio Garcea e Giovanna Bertola, vicenda da cui si dipana la storia d’Italia. Lui,  nato nel 1820 in Calabria, a San Nicola di Vallelonga, Ufficiale dell’esercito italiano (fu attivo nelle lotte del Risorgimento nel Regno di Napoli, e nelle guerre degli anni 1859-1861 combattute nell’esercito sardo e poi accanto a Garibaldi), poi impiegato nelle ferrovie. Lei, nata nel 1843 a Mondovì, in Piemonte, pedagoga e fondatrice di istituti d’insegnamento femminili. Lui rivoluzionario in lotta per la difesa della Costituzione e dell’unità del paese; lei anticipatrice del movimento femminista, fondatrice nel 1865 del periodico “La voce delle donne”, in cui si affronta l’importanza del ruolo femminile per la costruzione di una società nuova, di cui l’unificazione politica dell’Italia segna il punto di partenza: un patriottismo femminile che rivendica pari dignità con gli uomini.
Ne esce fuori una nuova lettura del Risorgimento italiano, in chiave non più semplicisticamente economica e politica, ma analizzato alla luce dei fattori culturali e sociali, prendendo in considerazione la stessa diversità italiana.Inoltre, viene messo in luce il contributo alla realizzazione del progetto unitario di regioni e province italiane tenute finora in ombra dalla storiografia ufficiale, ma i cui protagonisti hanno dimostrato coraggio e valori patriottici alla pari dei loro compagni del nord: “l’Italia era fatta, sì, nel 1861, a un certo livello, ma rimaneva per molti altri aspetti da fare, e i meridionali hanno fin dall’inizio giocato in questo processo un ruolo che è stato troppo spesso dimenticato e che ci invita a superare le semplificazioni dei cliché  tradizionali: brigantaggio e rifiuto dello Stato, ‘ndrangheta, camorra e mafia, emigrazione ‘della miseria’, arretratezza economica, culturale e sociale” analizza revisionisticamente Maurice Aymard nell’introduzione al libro.
Vito Teti fa di quest’opera una ricostruzione storica risorgimentale che segue le tracce delle vicende private e politiche di un patriota e di una maestra, un romanzo-saggio sul Risorgimento, una disquisizione geografica di un’Italia non ancora unita. Dalla presenza nel testo di documenti fotografici e bibliografici, tavole genealogiche e corposi apparati, si evince l’accurata e minuziosa ricerca delle fonti da parte dell’antropologo calabrese , la cui veste di storico, indossata per l’occasione, non gli impedisce di renderlo narrativamente coinvolgente ed interessante. Si potrebbe interpretare la sua natura di antropologo (e quindi di studioso legato alla sua terra, dedito a ricerche non solo documentarie ma anche sul quotidiano più concreto, a continue interpretazioni di esperienze personali e al dialogo con i sopravvissuti di questa storia) come punto di incontro tra storia e memoria: nodo inscindibile e inedito al centro di un libro che propone un pezzo di storia d’Italia privo di quell’asetticità tipica dei documenti che la compongono.

“Il patriota e la maestra – La misconosciuta storia d’amore e ribellione di Antonio Garcea e Giovanna Bertola ai tempi del Risorgimento” di Vito Teti, Quodlibet, 368 pagine, 28 euro.