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Domenica, 20 Ottobre 2019

“L’Odissea? L’ha scritta un reggino…”

Intervista al professore Francesco Mosino, autore dell’intrigante tesi. La vita del professore Francesco Mosino, nato a Reggio Calabria nel 1932, è indissolubilmente legata agli studi classici, sua passione sin da quando iniziò a frequentare da studente il liceo ginnasio al Intervista al professore Francesco Mosino, autore dell’intrigante tesi. La vita del professore Francesco Mosino, nato a Reggio Calabria nel 1932, è indissolubilmente legata agli studi classici, sua passione sin da quando iniziò a frequentare da studente il liceo ginnasio al Convitto Nazionale di Stato Tommaso Campanella nella sua città natale. Ed ancora oggi nel tono energico della sua voce traspare questo amore che non accenna a diminuire. Infatti, sen ben siano passati ormai più di venti anni dal suo pensionamento dall’attività di professore di latino e greco al Liceo Classico Tommaso Campanella, continua ad approfondire gli studi, si reca alla biblioteca comunale, incrementa la sua già ricca produzione bibliografica. Ed è proprio lavorando in biblioteca alla traduzione di circa duemila epigrafi greche raccolte da un filologo tedesco in una pubblicazione, che scopre la presenza di acrostici, ovvero scritture verticali. E’ da qui che prende corpo lo studio che lo porterà a sostenere la tesi secondo la quale l’autore dell’Odissea, che con banalità potremmo definire il classico dei classici, sarebbe un autore reggino, uno di quei calcidesi che contribuì alla fondazione della città di Reggio Calabria.

Ma lasciamo che siano le parole del professore a guidarci alla scoperta di questa tesi.

Professore dopo la scoperta di acrostici in alcune epigrafi greche cosa fece?

Il professore Francesco Mosino


Dopo questa straordinaria scoperta pensai che forse anche altre opere greche avrebbero potuto contenere acrostici di cui nessuno si era mai accorto o di cui comunque non si è mai discusso con l’attenzione dovuta. Allora ripresi in mano l’Iliade e l’Odissea e mi misi a verificare questa ipotesi.

E cosa ha scoperto?

Ho verificato che effettivamente gli acrostici erano presenti in queste opere, io personalmente ne ho trovati cinque in tutto. Questa mia scoperta porta ad azzerare dunque la questione omerica, perché dimostra inconfutabilmente che Iliade ed Odissea non furono tramandate solo per via orale, in quanto le scritture verticali per via orale non sono trasmissibili. Anche autorevoli studiosi come il professor Canfora ordinario di filologia greca e latina presso l’Università di Bari e il professor Montanari ordinario di Storia della letteratura greca presso l’Università di Genova hanno confermato che la scoperta degli acrostici risultadi fondamentale importanza.

Professore si è chiesto come siano potuti arrivare gli acrostici nella cultura greca?

Certamente sì, ho approntato studi in questo senso, e sono arrivato a concludere che essi sono giunti dalla cultura cinese, allora molto avanzata.

Come arriva dunque a ritenere che l’autore dell’Odissea fosse un reggino?

Perché avendo azzerato la questione omerica occorre ragionare su chi fosse davvero l’autore dell’Odissea. E guardi, nell’opera il paesaggio descritto è il Mediterraneo, in particolare proprio lo Stretto di Messina, con addirittura la descrizioni delle sue correnti,  e poi la Sicilia, e le Eolie. Ma quale greco d’Asia avrebbe potuto conoscere addirittura le peculiarità delle correnti dello Stretto? E’ dunque più che ragionevole pensare che l’opera sia stata scritta da uno di quei greci che vennero a colonizzare queste nostre terre. Ed ancora c’è una coincidenza cronologica tra la fondazione di Rhegion ad opera dei calcidesi e la nascita della tradizione omerica. E ancora si deve segnalare la presenza di un nucleo di studiosi di Omero a Reggio nei secoli successivi.

Professore sulla homepage del sito www.lamprisco.it si legge che lei è candidato al Premio Nobel per la letteratura 2013. Me lo conferma?

Lo confermo, e spero così non solo di poter dare la meritata visibilità ai miei studi, ma anche di segnalare con forza quale sia il valore storico-culturale della  città di Reggio Calabria.