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Venerdì, 24 Gennaio 2020

‘Ndrangheta e “Relazioni pericolose”. Il nuovo libro di Enzo Ciconte

Un'organizzazione criminale in continua trasformazione (ed evoluzione) ma sempre uguale a se stessa e ancorata alle proprie radici territoriali: è la 'ndrangheta – considerata prima holding criminale del pianeta per estensione e pericolosita’ - cosi’ come emerge dalle pagine di Un'organizzazione criminale in continua trasformazione (ed evoluzione) ma sempre uguale a se stessa e ancorata alle proprie radici territoriali: è la 'ndrangheta – considerata prima holding criminale del pianeta per estensione e pericolosita’ - cosi’ come emerge dalle pagine di "Politici (e) malandrini", l'ultimo libro di Enzo Ciconte, edito da Rubbettino. In 426 pagine, Ciconte, storico delle mafie, già deputato del Pci sul finire degli anni Ottanta e  docente presso le Università Roma Tre e dell’Aquila,  considerato tra i massimi conoscitori italiani delle dinamiche delle organizzazioni mafiose, ricostruisce il rapporto tra 'ndrangheta e politica nella sua specificità contribuendo, da par suo, a far uscire il fenomeno dal cono d'ombra in cui ha vissuto (e prosperato) negli ultimi decenni.

Enzo Ciconte


Una ‘relazione pericolosa’, quella  tra eletti e malandrini - categorie che, peraltro, spesso e volentieri si immedesimano – mai venuta meno e, anzi, rafforzata negli ultimi anni con l’ingresso diretto dei ‘punciuti’ in politica. L’excursus storico (ma anche sociale e di costume) che Ciconte restituisce in questo libro prende le mosse dalla fine dell'Ottocento, gli anni dell’avvento della ‘picciotteria’ cosi’ come venivano definite le prime consorterie mafiose calabresi, per giungere ai giorni nostri attraverso un racconto serrato, documentato, completo di fatti e circostanze che aiutano a inquadrare il fenomeno in tutta la sua complessità. Dal primo  scioglimento di un Consiglio comunale, avvenuto nella seconda meta’ del secolo XIX proprio a Reggio Calabria (consultazione annullata per brogli e condizionamento mafioso), viene ricostruito risalendo alle fonti e citando documenti ufficiali, il quadro di intimidazioni e di atti mirati a coartare l’operato degli amministratori attraverso un ‘modus operandi’ che trova piena conferma nella relazione che il sostituto procuratore generale dell’epoca Lorenzo Ernesto Rapollini redige nel 1905. Una morsa resa via via piu’ soffocante e che fara’ sentire i suoi effetti - ad onta di quanto si propagandava all’epoca - anche nel  periodo fascista. Sotto l’orbace troveranno modo di infiltrarsi gli ‘ndranghetisti dell’epoca agendo per realizzare il consolidamento di quella giustizia parallela che ha fatto dell’uomo d’onore, grazie alla complicita’ della borghesia locale, un interlocutore autorevole e sempre disponibile a risolvere i problemi e appianare i dissidi a mo’ di surrogato di quello stato di diritto, visto sovente come troppo distante dalle contrade piu’ remote dell’impero. L’analisi di Ciconte non fa sconti a nessuno neanche in seguito: chiuso il capitolo della dittatura con la caduta del duce si apre la fase della ‘ndrangheta che sale sul carro dei partiti della nascente democrazia. E allora la lente d’ingrandimento è puntata verso i ‘contatti e legami’ con la Democrazia cristiana, partito praticamente quasi egemone, ma anche - in un’operazione verita’ a trecento sessanta gradi - sulle situazioni spinose che chiamano in causa anche il Partito comunista. Le cosche, pero’, annidano la loro presenza su piu’ tavoli politici (Psi, Pri e Psdi in primo luogo)lambendo anche in alcuni momenti ambiti di nicchia come i partiti di opinione: emblematico il caso dei radicali che candidarono nelle loro liste Giuseppe Piromalli, della nota famiglia della Piana di Gioia Tauro. Un processo, quello che riguarda la connessione politica – ndrangheta, sviscerato da Ciconte in tutte le sue componenti piu’ sensibili e indicative. Snodo non di poco conto, in questo contesto, sono i delitti eccellenti, quelli che da un certo momento in avanti s’iniziano a contare anche in Calabria. Alla fine degli anni Ottanta, ancora in piedi ma agonizzante la prima Repubblica, a cadere e Ludovico ‘Vico’ Ligato, potente parlamentare ed ex presidente delle Ferrovie dello Stato, ucciso nella sua casa al mare di Bocale davanti agli occhi atterriti della moglie, in una sera di fine estate. E non e’ purtroppo che l’inizio: a distanza di qualche anno, nel 2004, viene crivellato di colpi Pietro Araniti, gia’ assessore regionale del Pri per poi giungere alla fase di piu’ acuto attacco al cuore delle istituzioni calabresi: l’uccisione di Franco Fortugno, vice presidente del Consiglio regionale, avvenuta a Locri in un seggio dove si vota per le primarie dell’Unione. Nel lungo racconto di Ciconte, 426 pagine, corredate da una corposa bibliografia, emerge poi in modo determinante il dato dell’influenza crescente di coppole e lupare nell'amministrazione della cosa pubblica certificato dall’aumento a ritmo esponenziale degli scioglimenti per mafia dei Comuni piccoli e grandi. Un problema di agibilita’ degli spazi democratici, ma non solo, che non lascia immune quasi nessuna realta’ amministrativa: in Calabria oltre ai municipi provvedimenti di messa in mora per mafia hanno riguardato anche centri di spesa come le aziende sanitarie, il che e’ tutto dire. Ciconte allarga poi l'ottica della sua esplorazione all'influenza che la 'ndrangheta esercita da tempo su altre regioni nevralgiche del Paese come Lazio, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia: a distanza di centinaia se non migliaia di chilometri dalla terra madre, con tanto di gerarchia e divisione territoriale, si ripropone il modello fondato sulla struttura familiare della ‘ndrangheta che ne fa un unicum nell’ambito delle organizzazioni criminali e che la preserva, in buona parte (anche se qualche crepa comincia a fare capolino), dai pericoli del pentitismo che hanno messo in difficolta’ altre e piu’ blasonate consorterie. Un allarme, quello del radicamento della ‘ndrangheta fuori dai confini calabresi, che solo da poco ha guadagnato piena cittadinanza in particolare in Lombardia. Anche recentemente, infatti, al di la’ della linea gotica si e’ proseguito con il negare che ci fosse un’espansione delle ‘ndrine. Circostanza demolita proprio dai risultati di inchieste antimafia sull’asse Nord-Sud che hanno fatto giustizia di anni ed anni di silente radicamento. L’analisi di Ciconte, nella visione ormai planetaria del fenomeno, non trascura l’ambito internazionale come dimostrato dall’operativita’ anche oltrefrontiera delle cosche in vicende quali la strage di Duisburg o nell’emergere di collegamenti di alcuni ‘ndranghetisti con elementi legati al terrorismo indipendentista, l’ultimo caso ha riguardato l’Ira, ma non mancano altre situazioni in cui si sono appalesate cointeressenze con altre centrali del terrore in Europa e non solo. A livello planetario, poi, come non tenere conto dei collegamenti storici legati al fenomeno migratorio che dalla Calabria si e’ diramato in tutti gli angoli del mondo, anche in continenti apparentemente lontanissimi come l’Australia e il Sudamerica. Un processo di espansione che non pare destinato a fermarsi.