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Martedì, 15 Ottobre 2019

Gioacchino Criaco: la via calabrese al noir…

Una residenza per scrittori nel vecchio borgo di Africo.  Lo scrittore si racconta e descrive il progetto. Il “made in Aspromonte” secondo Criaco.  L’Aspromonte non più “male assoluto”. Ma anche, così almeno pare da un po’ di tempo a questa Una residenza per scrittori nel vecchio borgo di Africo.  Lo scrittore si racconta e descrive il progetto. Il “made in Aspromonte” secondo Criaco.  L’Aspromonte non più “male assoluto”. Ma anche, così almeno pare da un po’ di tempo a questa parte, percepito,  nell’immaginario collettivo, come possibile  emblema del riscatto di un’intera regione.

Gioacchino Criaco


Lontani gli echi delle faide e dei sequestri,  dalle ultime propaggini dell’Appennino meridionale  parte un messaggio positivo che vede nella valorizzazione delle sue tante potenzialità inespresse, un importante veicolo di promozione per l’intero territorio calabrese. Tra le esperienze positive degli ultimi anni, “made in Aspromonte”, quella che sta prendendo corpo ad Africo. E che vede, nel vecchio borgo abbandonato dal 1951, la nascita di una residenza per scrittori. Un progetto che tende a  coniugare il recupero ambientale di un luogo, per anni lasciato all’ incuria e al  degrado, al messaggio positivo del riscatto sociale  che passa attraverso la scrittura. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Gioacchino Criaco:  scrittore di successo ed  autore di diversi romanzi . Tra i primi a credere che il riscatto della Calabria passi dalla cultura.
Gioacchino Criaco è nato ad  Africo e come tanti ha passato molti anni fuori dalla sua  terra. Poi, all’improvviso, ha sentito “l’esigenza di tornare a essere di Africo”. Come dice lui stesso “di tornare nel mio mondo”.

Quanto  difficile è stata la scelta di rientrare nel suo mondo?

Un salto nel buio, letteralmente. Ho mollato tutto, sono tornato a casa e ho preso a scrivere. Cinque anni vissuti in apnea, fra lo scrivere e il riappropriarmi del mio mondo. Tre romanzi pubblicati con la casa editrice Rubbettino: Anime Nere (2008), Zefira (2009) e American Taste (2011). Il primo è stato tradotto in Francia dall’editore Métailiè e accolto nella collana che ospita i più grandi nomi del noir italiano, da Lucarelli a Camilleri, da De Cataldo a Carlotto. Proprio da Anime Nere si sta realizzando un film, coprodotto da Rai-Cinema e Biancafilm per la regia di Francesco Munzi e  per il quale ho partecipato alla scrittura del soggetto.

Quanti e quali i suoi nuovi progetti ?

Quattro romanzi pressoché definitivi e una raccolta di racconti, in attesa di editore. Con alcune proposte interessanti, da valutare.

Uno dei maggiori studiosi calabresi, Pasquino Crupi  ha detto di lei: “Con Criaco nasce finalmente il romanzo internazionale sulla ndrangheta”.

Gioacchino Criaco in Aspromonte


Gli apprezzamenti di Pasquino Crupi, come sempre, mi lusingano. La sua è una chiave di lettura per molti versi pure condivisibile, anche se a mio modesto avviso i miei romanzi, al pari di  quelli di Mimmo Gangemi, rientrano in un nuovo filone letterario che è la via calabrese al noir.

Cosa vede lei l’Aspromonte, ossia il cuore pulsante della sua attività ?

È proprio così. L’Aspromonte rappresenta il mio pallino. In questi anni, ho girato molto il territorio calabrese e, con piacere, ho scoperto una vitalità insospettata in tanti campi. Soprattutto in quello che mi appartiene, la letteratura. Oltre ai nomi meritatamente famosi, di Gangemi, Abate, Bubba, Aloe, ci sono tantissime penne calabresi, vecchie e giovani, di assoluto talento. Scrittori che troveranno la via del successo e che  formano una rete intellettuale che potrebbe tornare utile alla Calabria.

E sulla Calabria più in generale qual è la sua opinione?

Penso che la Calabria dovrebbe uscire fuori da vecchi vizi. Costruirsi da sé  un progetto. Tra i vizi a cui faccio riferimento c’è quello di rincorrere modelli di sviluppo che non le appartengono, come ad esempio quelli di tipo industriale.

Quale potrebbe essere secondo lei un esempio importante di modello Aspromonte su cui puntare?

La nostra montagna racchiude una serie infinita di tesori, da quelli paesaggistici e  naturali  alle unicità culturali. Pensiamo a paesi lontani, percepiti come esotici e misteriosi. In quanto tali, essi hanno saputo sfruttare queste caratteristiche per produrre risorse, per creare occupazione e sviluppo. In tal senso, sono convinto che l’Aspromonte sia uno dei posti più misteriosi ed esotici del mondo. Col vantaggio di essere al centro del Meditterraneo e dentro l’Europa.

Nelle sue tante opere spicca un tentativo, molto ben riuscito, di far viaggiare il lettore portandolo in luoghi idealmente molto lontani per poi farlo tornare, come punto di approdo,  sulla montagna calabrese... 

L'Orrido del Passo della Zzita


L’Aspromonte è un gigante verde, pressoché intatto, nel cuore di un continente altamente industrializzato che fra cascate, vette, boschi, nasconde una storia millenaria tutta da riscoprire. Per esempio: l’epica dei paladini, che il primo poema che inaugura il ciclo carolingio, La Chanson d’Apremont,  colloca sul massiccio calabrese e non, come fece poi l’Ariosto, sui Pirenei. Ancora, l’esilio di Papa Silvestro, come riportato da Andrea Da Barberino, a Sant’Alessio d’Aspromonte. Il passaggio sui nostri monti di San Nicola, vescovo di Myra, e poi ancora la vita, i miracoli e i suoi luoghi, di San Leo. I monasteri bizantini. Polsi. Un necessario ritorno alla nostra montagna è quasi imposto dall’importanza e dalla particolarità di alcuni riti ancora molto presenti e significativi

E poi il “progetto Africo”:  un messaggio estremamente importante e positivo…

Chi viene in Calabria ed in Aspromonte in particolare, vive un’esperienza metafisica, oltre che materiale, cogliendo il miele che sta fra i due mari di fronte all’Etna, andando via col dolce sul palato. L’idea della prima residenza italiana per scrittori, proprio ad Africo, in Aspromonte, vuole essere innanzitutto un appello rivolto ad intellettuali, artisti e case editrici. Sul modello di Francia, Spagna e altri Paesi, un tetto viene gratuitamente messo a disposizione di scrittori che vogliano trascorrervi   un periodo di tempo per dedicarsi al proprio lavoro e, perché no, scrivere anche, ma non necessariamente,  del luogo che li ospita.

Quali sinergie si stanno creando  per la realizzazione di un sogno che a quanto pare  sta diventando realtà ?

Al momento, da un punto di vista strettamente materiale, stiamo portando avanti un percorso in cui sono protagonisti tanti giovani volontari, dagli operai idraulico forestali ai soci dell’associazione Santu Leu Apricus. Con tutti loro cerchiamo di dispensare con parsimonia le ricchezze donateci dalla natura e da chi, prima di noi, ha provveduto a conservarle, cercando così di avere qualcosa di reale su cui puntare, non le solite chimere calabresi. Sono allo stesso tempo profondamente convinto che il ruolo degli intellettuali sarà importante, se non fondamentale, per contribuire a indicare, e magari realizzare, quello che Edgar Morin definisce un “nuovo umanesimo”, in una realtà dilaniata da mille problematiche e dai luoghi comuni prima ancora che dai fatti. Una residenza per scrittori sulla montagna di Africo non è che un piccolo evento, non basterà certo a risolvere i problemi, non darà nuovo equilibrio alla nostra regione, ma qualcosa potrebbe pure dirla se diventasse una grande cassa di risonanza.