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Martedì, 15 Ottobre 2019

Con la testa e con il cuore si va ovunque

Nella storia della vita di Giusy Versace c’è un prima e c’è un dopo. Il confine si è delineato in pochi attimi, e sarà uno spartiacque netto e doloroso. E la grandezza del libro deriva proprio da qui, dalla grandezza Nella storia della vita di Giusy Versace c’è un prima e c’è un dopo. Il confine si è delineato in pochi attimi, e sarà uno spartiacque netto e doloroso. E la grandezza del libro deriva proprio da qui, dalla grandezza della storia. Leggendo si capisce che quell’incidente avrebbe potuto facilmente segnare la fine di una vita, anche senza ucciderla. Ma non è successo. E’ diventato solo uno spartiacque. Non è una fine. L’energia della vita dopo scorre forte. Scorre più forte di prima. A volere questo è Giusy. Lei che adesso ha deciso di raccontare. Lo fa in prima persona, usando il presente. Poco filtro, tutto in presa diretta senza mediazione letteraria. Solo una storia, ed è la sua storia, quella che ha fortemente voluto vivere. Quella in cui un incidente è solo uno spartiacque, non una fine.
Si inizia subito da lì, perché ciò che non è stato fine diventi inizio. E allora si organizza l’improvvisa trasferta di lavoro. Si affitta la macchina, si pensa ad un albergo. E poi si parte. In macchina con la pioggia battente. Ovviamente il lettore sa già come andrà a finire, non è una sorpresa. Però l’angoscia sale ugualmente, si inizia a sperare che almeno duri solo un attimo. Che non ci sia il tempo di rendersene conto. Che lei si risvegli di colpo in ospedale con tutti al suo fianco. La macchina viaggia con difficoltà sulla Salerno-Reggio Calabria, e tu che aspetti quel momento cerchi di convincerti che sarà così, che non si possono perdere due gambe e restare coscienti, che tra poco il capitolo finirà e lei sarà già al sicuro in ospedale. E invece no. Succede in un attimo ma lei vede e capisce tutto. E deve lottare con la cintura che non si slaccia, la portiera che non riesce ad aprire; le gambe non ci sono più. E qui succede. E’ questo il momento. Se si fosse addormentata forse l’incidente sarebbe stato la fine. Anche dopo il risveglio in ospedale. Ma lei non si addormenta. E in quel momento che lei, ancora inconsapevole, decide e rende quell’attimo uno spartiacque e non una fine. Dopo tanta vita che scorre forte. Ovviamente non è facile. Non lo nasconde. Ma la vita lei la fa scorrere eccome. Davvero tanto. C’è il dolore, la sofferenza, c’è la gioia, la fatica, l’amicizia, l’amore… c’è la seconda parte della vita di Giusy. Una vita in cui c’è posto per tutto. Il lavoro, lo sport, gli affetti. Giusy torna a camminare, Giusy inizia a correre, va in macchina, anche in motorino. Giusy va al mare. E qui incontra una bambina piccola che la guarda incuriosita, e una mamma che vuole proteggere la figlia portandola via e coprendole gli occhi per non farle vedere. Per non farle capire. Ma forse è lei a non vedere, a non capire. Avrebbe potuto spiegare alla figlia che non tutto si riesce a vedere con gli occhi. Che anche il cuore delle persone non si vede con gli occhi, ma se un bambino sente l’amore dei genitori sa che quel cuore c’è. Perché sente l’amore, perché è con quello che si ama.Se Giusy cammina, corre, va al mare le sue gambe ci sono. Sono gli occhi che non riescono a vederle.
Questo libro è la storia di Giusy Versace. E la si può incontrare al bancone di un bar a bere un caffè, in pista ad allenarsi, al mare a nuotare. Questa è la storia di Giusy, la ragazza che ha le gambe anche se non si vedono.