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Domenica, 26 Gennaio 2020

Tanger Med e Port Said fanno concorrenza a Gioia Tauro

“Il Mediterraneo può rappresentare per l’Italia, quello che l’Europa dell’Est ha rappresentato per la Germania “. Queste aspettative, fiduciose, spuntano dal Rapporto 2012 su “ Le relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo “ elaborato dal Centro Studi e Ricerche “Il Mediterraneo può rappresentare per l’Italia, quello che l’Europa dell’Est ha rappresentato per la Germania “. Queste aspettative, fiduciose, spuntano dal Rapporto 2012 su “ Le relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo “ elaborato dal Centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (SRM) di Napoli, un osservatorio che ha come soci fondatori importanti istituti bancari come Intesa San Paolo e Banco di Napoli ed è specializzato in analisi economiche sul Mezzogiorno e sull’area euro mediterranea.

Massimo Deandreis direttore generale del Centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno


Direttore generale del Centro è Massimo Deandreis. “ Il futuro sta nel Sud dell’Italia – dice Deandreis - se si sanno cogliere le opportunità che offre l’area mediterranea. “Dai dati sull'interscambio economico, tra l’Italia e i paesi mediterranei, emerge - spiega il direttore di SRM - un quadro che conferma come il Sud Mediterraneo stia diventando una nuova “frontiera” per le imprese italiane e rappresenti una sfida positiva, in particolare del Mezzogiorno. L’Italia in questo scenario – come si conferma nel Rapporto - è il primo partner commerciale dell’area mediterranea, con un valore degli scambi pari a 57,7 miliardi di euro nel 2011 nonostante il rallentamento registrato, rispetto al 2010, causato principalmente dalle vicende socio-politiche che hanno riguardato tre dei cinque paesi della sponda Sud del Mediterraneo e dalla crisi economica in Europa. Oltre al commercio e all’integrazione produttiva, che favorisce gli scambi “reali” tra i paesi mediterranei, un ulteriore fattore di sviluppo delle relazioni tra l’Europa e il Mediterraneo è rappresentato dai flussi finanziari che transitano attraverso le due sponde del “ mare nostrum “. “L’Italia – conferma  Deandreis - si trova nelle migliori condizioni possibili, per intercettare tali risorse, potendo offrire opportunità che altri paesi europei non possono garantire. Soprattutto condizioni particolarmente favorevoli, come la disponibilità di una naturale piattaforma logistica al traffico di merci che attraversano il Mediterraneo. Ma vincoli burocratici e inefficienze storiche caratteristiche del nostro Paese - osserva Deandreis  - limitano queste potenzialità “.

Nel Mediterraneo, attualmente, come riportato nello studio del SRM, transita il 19% del traffico marittimo mondiale e l’area diventa sempre più passaggio obbligato per le grandi compagnie di shipping alla ricerca di economie di scala e che quindi privilegiano il canale di Suez nelle rotte Est-Ovest. “ L’obiettivo del rilancio dell’Italia, quale asse strategico dei traffici all’interno del Mediterraneo è possibile – afferma il direttore di SRM - perché vi sono i presupposti, non solo geografici, ma soprattutto commerciali. Basti pensare, ad esempio, che il 70% dell’interscambio commerciale con l’Area Med avviene attraverso le “vie del mare”. Eppure, nonostante la vivacità degli scambi, il nostro Paese sta perdendo posizioni a favore di competitors, non solo europei: tra il 2005e il 2011, gli scali hub della sponda Sud hanno incrementato la propria quota di mercato portuale dal 18% al 30%, grazie all’avanzamento di strutture come Tanger Med e Port Said, che stanno mettendo in difficoltà gli hub di transhipment del Sud Italia ”. I porti citati nel Rapporto, sono quelli che concorrono maggiormente con Gioia Tauro in tutta l’area mediterranea. L’analisi fatta da SRM, ha inoltre evidenziato che nonostante il rapido sviluppo, resta ancora ampio spazio per l’attivazione di nuovi collegamenti, lungo i versanti orientale e nord africano, in ragione del forte incremento dei traffici, atteso per i prossimi anni, sia merci che passeggeri. “ Appare chiaro – si conclude nello studio di SRM - che per superare la crisi e proiettare il nostro Paese verso orizzonti di competitività e crescita internazionale, concretizzando le opportunità di sviluppo connesse ai traffici marittimi, occorrerà quanto prima superare i vincoli infrastrutturali che caratterizzano i nostri porti. “Il riferimento principale riguarda Gioia Tauro, ma anche altri scali marittimi del sud Italia. “ Rendere fluido, efficiente ed efficace il processo logistico, riducendo i tempi per passaggio delle merci dai porti ai centri di consumo; snellire i vincoli burocratici e procedurali connessi alle operazioni portuali; garantire una certezza dei fondi a disposizione per lo sviluppo delle infrastrutture e un’adeguata pianificazione per tutto il sistema marittimo, è il presupposto - spiegano gli esperti del  SRM - per creare prospettive durature di sviluppo”.

Insieme ai traffici marittimi e alla portualità, l’Osservatorio Mediterraneo di SRM,  segue con attenzione la tematica relativa allo sviluppo delle energie rinnovabili, in considerazione del fatto che il Mediterraneo si prepara a giocare un ruolo decisivo per lo sviluppo del settore energetico dei prossimi anni. Il sistema - come viene spiegato -  è caratterizzato da una domanda crescente di energia. Secondo autorevoli stime nel 2030 la capacità addizionale richiesta dai Paesi del South Med, potrebbe comportare investimenti pari a 320 mld€, di cui circa la metà in fonti rinnovabili. I paesi di quest’area hanno una notevole capacità produttiva e sono tradizionalmente esportatori di energia convenzionale, ma si distinguono anche come forti potenziali produttori di   “ rinnovabili “. Gli investimenti, in infrastrutture elettriche e la costruzione di nuove linee di trasporto e di distribuzione, come pure l’elettrificazione di gran parte delle zone rurali, diventano chiaramente obiettivi prioritari in vista delle future esigenze di sviluppo economico e sociale. La crescita della produzione energetica, dovrebbe comportare una serie di benefici per tutti i paesi dell’Area. Per quelli della sponda Nord migliorerebbe la sicurezza dell’approvvigionamento, variando il mix delle fonti, ancora troppo sbilanciato sul fossile. Per i paesi della sponda Sud, permetterebbe l’avvio di progetti industriali articolati, aprendo la strada agli investimenti e stimolando l’aumento dell’occupazione e l’acquisizione di conoscenze e competenze. SRM con questo secondo Rapporto — afferma Paolo Scudieri, Presidente di SRM — dimostra con chiarezza che il Mediterraneo è, e lo sarà sempre di più in futuro, un’area molto rilevante per le relazioni economiche del nostro Paese - e del Mezzogiorno in particolare - e con un valore ben più ampio di quanto i soli dati sull’interscambio commerciale possano misurare. Certo permangono incertezze e difficoltà, tanto in Europa quanto nei paesi del Mediterraneo, sia sotto il profilo politico che economico. Tuttavia, noi siamo convinti che l’economia sia un driver fondamentale per lo sviluppo delle relazioni internazionali tra i Paesi.