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Mercoledì, 11 Dicembre 2019

Macchia Fraga e Timpone Carcara. Sila, cuore di madre

La mandria attraversa la strada. Transuma dalle bassure dello Ionio verso la Sila. L’attendono i pingui pascoli di Timpone Carcara e di Valle dell’Inferno. E’ in ritardo. Quest’anno ha piovuto tanto! E i prati delle colline sono durati più a lungo. 

Sila Grande. Alto Neto di Fallistro

I pastori seguono a distanza: gli animali conoscono i percorsi ancestrali che i loro avi hanno solcato per secoli. Migrano verso i regni delle foreste e delle praterie, dei selvatici e delle acque fluenti. La mandria è più veloce di noi. Vediamo le mucche distanziarci e sparire fra i boschi, le anche ondeggianti, le lunghe code incessantemente impegnate a scacciare gli insetti. Visione che la mia psiche collega alla cover ed alla musica psichedelica di “Atom Heart Mather” dei Pink Floyd. Frusciare del vento, frinire dei grilli, fluire di acque, clangore di campanacci: potrebbe essere un brano inedito proprio dei Pink Floyd. O di uno di quegli autori di musica iterativa come Terry Riley, Steve Reich, Philip Glass. Deviamo per il nostro sentiero. Entriamo nel regno del mistero e del silenzio. Scoiattoli frementi staranno vigilando sul nostro cammino.

Sila Grande. La foresta di pini intorno a Macchia Fraga

Una vipera, da sotto un ciuffo di felci, vedrà forse le nostre ombre passarle accanto mentre cerca il calore del sole. Un lupo furtivo ci sorveglierà da dietro un cespuglio di rosa canina. Su, fino all’apice di Macchia Fraga. Con intorno l’oro dei fiori e dell’erba, il velluto dei boschi, il lapislazzulo slabbrato del Lago Cecita. Visione familiare, rassicurante, serena, maestosa. Come per il neonato il battito cardiaco del cuore della madre.

Il poggio dove ci troviamo è, infatti, un ventre gravido, che s’incurva, in basso, verso la peluria dei boschi. L’alveo del torrente, laggiù, è la grotta da cui sgorga il liquido amniotico che riempie il lago. Ancora in alto, verso Timpone Carcara. La terrazza degli abeti, che domina la linea di cresta di Monte Curcio e Monte Scuro, offre la vista delle valli selvose che s’inforrano verso il Neto di Fallistro.

Sila Grande. Alto Neto di Fallistro

Farfalle impazzite suggono nettare dalle centauree, dall’iperico, dal timo. Il cielo limpido mostra orizzonti lontani di altre massicci. Tutto è come nella scena del parto descritta da Ginevra Bompiani ne “L’incantato”: “Allora vide da quel ventre gonfio, su cui lei teneva urlando le mani, emergere lentamente fra le gambe una protuberanza molle eppure decisa, e poi una peluria tenera e bruna, e poi un leggero declivio verde pallido, e di nuovo una protuberanza, più tenue e cosparsa qua e là di fossette, piccole insenature, e quindi una macchia, un corso d’acqua scorrere minuto come una vena. Il ventre si era afflosciato e le gambe ora posavano quiete sul lenzuolo. In mezzo a loro quella forma verde bruna, pallida eppure rigogliosa giaceva placidamente. Il giovane si chinò attonito. Non aveva mai visto un paesaggio neonato.” Sila, cuore di madre!