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Mercoledì, 17 Ottobre 2018

Gole del Raganello: né inferno, né paradiso

Domenica dopo la tragedia di Civita. Sul sentiero che da Sant’Anna sale verso la Timpa di San Lorenzo. Alta valle del Raganello. Non prendo pace.

Penso sempre a quel che è successo. Mia figlia mi ha detto ieri: “io parlo al Francesco di fuori, ma non arrivo al mio papà che sta dentro”. Le cose (ci) accadono per una qualche misteriosa ragione. Che ha un significato profondo per la nostra psiche. Secondo Jung, il nostro arduo compito è comprendere quella ragione. E fare un passo avanti nella nostra autorealizzazione, che non si compirà mai del tutto, sino alla fine. Dalla piccola casa di pietre una vecchina ci osserva. 

Timpa di San Lorenzo

Lei vede la montagna e la valle come nessun’altro. E’ qui da quando è nata. Ogni alba, ogni tramonto, ogni pioggia, ogni bufera, ogni nevicata, ogni ululato, ogni soffio di vento. Lei è la memoria della montagna. Non perché l’abbia salita una o cento volte – forse non l’ha mai fatto -. Ma perché ci vive in simbiosi da sempre. Ogni santo giorno. Lei sa ascoltarla. Chi parla con le montagne? Non certo le masse cittadine, variopinte, vocianti, vitaliste, che vi si riversano la domenica per le loro gite fuoriporta. Ci parla chi vi è nato, chi ha vissuto a loro stretto contatto. Chi ha dovuto adattarsi ad esse. Chi ha imparato il loro linguaggio segreto … fatto di segni, aromi, suoni, luci. Ci innalziamo lungo la pendice sotto le grandi rupi. 

Pollino.Verso Timpa di San Lorenzo

A destra i cento rivi che scendono verso il Raganello. Dovevo incontrare il fiume. Credevo fosse solo per riconciliarmi con lui. Mentre saliamo, un’enorme nube plumbea si materializza sopra di noi. Un’ombra nera ci invade. Il cielo ribolle. Si alza un vento furioso. Sembra che l’aria voglia esplodere. Procediamo lentamente, sovrastati da un’ira terribile. Pronti a ripiegare al primo tuono, alla prima goccia. Ora comprendo perché sono venuto. In silenzio, inginocchiato in terra, pronuncio le mie preghiere. D’improvviso il vento tace. Il cielo si rischiara. La nube naviga verso oriente e va a stacciarsi sul Monte Sparviere. Arriviamo in cima. Sotto di noi la gigantesca parete di roccia che cala a picco verso il Raganello. Tutt’intorno il paradiso. O l’inferno. Poco importa.

Pollino. Alta valle del Raganello dalla Timpa di San Lorenzo

La natura non è né buona né cattiva. E’, e basta. Per gli antichi greci era l’unica essenza increata. Veniva prima degli dei. Era dominata da “ananke”, la necessità: tutto accade perché deve accadere. Ora ho compreso perché sono venuto quassù: dovevo chiedere perdono al Raganello. Ora so qual è il significato profondo che devo cercare: la natura è molto più forte dell’uomo … di tutta l’umanità, di ogni singolo uomo; la natura è più forte di me ed io devo riprendere a venerarla, come una dea. Prego ancora per i defunti, per i luoghi, per tutti noi ... Il fiume è laggiù. So che mi sta ascoltando.