Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Sabato, 21 Settembre 2019

L’essenza del costituzionalismo: l’amore dei lontani nel tempo e nello spazio

Più volte in ambito scientifico ho avuto modo di ricordare ciò che dovrebbe essere ovvio e ben noto, ma purtroppo non è sempre tale.

Nella foto del primo piano il Parlamento europeo

Lo ribadisco anche in questa sede, più divulgativa: l’essenza del costituzionalismo – come corrente di pensiero giuridico-politico che ha cambiato la storia dell’umanità e ha ormai valore pressoché universale – è, come piaceva dire al compianto filosofo del diritto calabrese Domenico Farias, l’“amore dei lontani” nello spazio e nel tempo.

Fra le altre garanzie predisposte dal costituzionalismo, infatti, spicca il riconoscimento e la tutela dei “diritti” delle singole persone e delle comunità (o formazioni sociali, corpi intermedi). Mi riferisco, per intenderci, ai diritti “umani” tout court o a quelli che un tempo si sarebbero chiamati “diritti naturali”, i quali certo vengono di volta in volta storicamente definiti e determinati nei singoli ordinamenti, ma – semplificando molto – sostanzialmente sono comuni a tutti gli uomini, in ogni tempo e in tutte le società mature organizzate: libertà personale, di coscienza, manifestazione del pensiero, religione, riunione, associazione, circolazione e soggiorno, ecc. Nel corso del tempo comprensibilmente il numero dei diritti si è esteso, comprendendovi anche i diritti c.d. politici (libertà di associarsi in partiti, diritto di voto personale, uguale, libero e segreto…), quelli c.d. sociali (lavoro, libertà sindacale, assistenza, istruzione, salute…) fino ad arrivare ai diritti dell’ultima generazione (alla privacy, all’identità genetica, all’uguaglianza non solo secondo sesso ma secondo tendenza sessuale, all’equa distribuzione delle risorse naturali, alla pace, ecc.).

Il tema esigerebbe ben altro spazio e ben altri approfondimenti. Quel che qui mi interessa sottolineare è che il riconoscimento di questi diritti – operato dal costituzionalismo e, in forma diversa, anche dal Diritto internazionale – costituisce una forma molto alta di “amore dei lontani”.

Lontani nello spazio, in quanto gran parte di tali diritti è “di tutti”, non solo dei cittadini, dunque anche degli stranieri, persone che normalmente sono “lontane” da noi, ma che godono degli stessi diritti universali di riunirsi, manifestare il pensiero, essere curati, non discriminati, ecc.

E lontani nel tempo, perché gli stessi diritti che “oggi” noi pretendiamo vengano soddisfatti a nostro favore appartengono anche a quelli che ancora non ci sono, ossia alle “generazioni future”. Mi riferisco al diritto all’uso delle risorse naturali (che non sono inesauribili), all’acqua potabile, all’ambiente non inquinato, ecc.

Qui un’immagine che richiama la forza del popolo. Scrive il prof. Spadaro: “ il costituzionalismo – che per lunghi decenni e in tanti Paesi ha garantito, e comunque reso possibile, pace, benessere e libertà – è oggi ‘sotto attacco’ dall’interno e dall’esterno. Non capirlo è uno dei drammi del nostro tempo”

In breve, chi – con atteggiamento non auto-centrico ma etero-centrico – si preoccupa (e cerca di prendersi cura) non solo di sé stesso e dei propri simili, ma anche degli “altri”, dunque dei diversi, mostra un non astratto amore verso i lontani nello spazio (non cittadini) e nel tempo (generazioni future). Questa è, in fondo, l’essenza del costituzionalismo contemporaneo che ha permesso – insieme allo straordinario sviluppo delle tecnologie – l’esportazione, con successo apparentemente universale, del modello sociale e culturale che per comodità definiamo “occidentale”.

Purtroppo le attuali correnti di pensiero populistiche e sovraniste/nazionaliste paradossalmente in crescita proprio in Occidente si preoccupano in modo miope e meschino solo del presente immediato, ignorando i bisogni delle generazioni future (si pensi alle irrisorie pensioni che rischiano di avere i nostri figli e i figli dei nostri figli) e le drammatiche istanze degli “altri” popoli, illudendosi – con politiche normative protezionistiche, cripto-razziste e non inclusive – di preservare gli interessi e l’identità dei propri simili/connazionali. Di fatto, tali correnti di pensiero esprimono un pericoloso ritorno al passato in contraddizione profonda con la storia e la cultura delle società occidentali, che invece per definizione sono solidali, multiculturali ed “aperte”, come diceva K. Popper.

Per troppi anni ci siamo illusi che il crollo del muro di Berlino nel 1989 preludesse ad un mondo finalmente trasformato in “lago di pace”, caratterizzato dai valori universali dal mercato globale (in economia) e del liberalismo (in politica), a suggello della fine pressoché totale e imminente dei regimi illiberali, autoritari e totalitari. Non è andata così.

In particolare, a differenza dell’indifferenza verso i giovani che caratterizza molte società occidentali ormai decadenti, i gruppi islamici fondamentalisti e terroristici “pensano” molto a (e formano) le generazioni future, non solo facendo propaganda a favore della nota prolificità delle famiglie islamiche (considerate grimaldello per conquistare, dall’interno, l’Occidente spesso in preda a denatalità), ma anche “formando/preparando” fin d’ora, oltre le donne, i bambini alla guerra santa (jihad). Sono drammaticamente numerosi i casi dei bambini-guerrieri (già nel 2006 l’ONU denunciava l’esistenza di 250.000 bambini arruolati in tutto il mondo in 20 conflitti diversi) e degli adolescenti addestrati per diventare “martiri” (nel 2015 lo Stato islamico aveva indottrinato 2500 bambini, mille dei quali come kamikaze). L’ultimo caso noto: il 12 luglio c.a. un tredicenne si è fatto esplodere durante un matrimonio nella provincia di Nangarhar nell’Afghanistan orientale. Sull’uso diffuso di adolescenti armati sono pure note le esperienze dei Talebani pakistani, degli Houthi sciiti nello Yemen, degli Hezbollah in Libano e Siria (cfr. il rapporto The Children of Islamic State).

Insomma, senza giungere al nobile ma arduo precetto “cristiano” dell’amore dei nemici, siamo ben lontani anche dal più moderato modello “laico” di amore dei lontani razionalmente prospettato dal costituzionalismo classico.

La “combinazione” delle attuali politiche miopi, regressive, nativiste ed identitarie emergenti in Occidente (sostanzialmente indifferenti alle generazioni future e a una buona formazione dei più giovani, invece spesso orchestratamente manipolati dai social network), con il contestuale, crescente “indottrinamento” dei minori operato dalle correnti più estremiste del fondamentalismo islamico potranno avere, nei prossimi tempi, un effetto esplosivo.

In tal modo, il costituzionalismo – che per lunghi decenni e in tanti Paesi ha garantito, e comunque reso possibile, pace, benessere e libertà – è oggi “sotto attacco” dall’interno e dall’esterno.

Non capirlo è uno dei drammi del nostro tempo.