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Venerdì, 22 Novembre 2019

I due volti della Calabria nel cuore del Mediterraneo

Com’è noto, la nostra Regione appare spesso agli ultimi posti nelle statistiche e nelle graduatorie nazionali ed internazionali (occupazione, welfare, servizi, efficienza della P.A., ecc.). Il fenomeno è aggravato dalla condizione di tradizionale marginalità in cui è immerso questo estremo lembo d’Italia da troppi secoli: diciamo semplificando – viste le alterne fortune del nostro territorio – da quando la Magna Graecia non esiste più.Se l’Italia è la parte debole dell’Europa e il Meridione è la parte debole d’Italia, la Calabria è – o almeno appare – oggi, «il sud del sud».

Uno scorcio del lago Cecita nella Sila Grande. Nella foto del primo piano, vacche al pascolo nei pressi di Monte Scuro (Sila) . Uno scorcio del lago Cecita nella Sila Grande. Nella foto del primo piano, vacche al pascolo nei pressi di Monte Scuro (Sila) .


Storicamente sembra che la nostra Regione si sia ridotta ad un “serbatoio”, ieri di braccia e negli ultimi decenni di cervelli, che rifornisce il resto del Paese e del mondo. In effetti, è impressionante pensare ai calabresi autorevoli, con incarichi prestigiosi o comunque di responsabilità, presenti oggi un po’ dovunque: per esempio, pare sia un oriundo calabrese dello staff di Barak Obama che gli suggerì la citazione di Tommaso Campanella nel suo primo discorso. E Mauricio Macrì, l’attuale Presidente dell’Argentina, non è forse di origini calabresi?
Ma la Calabria non fa notizia ed è sempre marginale: i borghi più piccoli sono abbandonati, i giovani emigrano, le campagne si spopolano, la gente invecchia e, nella migliore delle ipotesi, restiamo solo il luogo di fugaci vacanze estive per emigranti nostalgici.
Naturalmente la cosa peggiore che potremmo fare è ficcare la testa sotto terra come gli struzzi e ignorare i nostri problemi, che quasi sempre – vista l’autonomia istituzionale di cui godiamo – noi stessi creiamo: siamo, insomma, al tempo stesso vittime e carnefici. Penso, da ultimo, ad uno sconcertante video – che impazzava su internet durante le recenti elezioni amministrative – di un vero candidato politico in un paese del cosentino, letteralmente semi-analfabeta, di fronte al quale la surreale caricatura del “Cetto La Qualunque” di Antonio Albanese impallidiva. Anche per questo i dati che ci riguardano, in gran parte, sono reali e purtroppo con essi dobbiamo fare i conti.
Tuttavia non di rado sulla Calabria pende undiffuso pregiudizio “negativo”, che va al di là dei mali effettivi (‘ndrangheta, malasanità, disorganizzazione sociale, nuova emigrazione giovanile, Comuni commissariati, incendi nei boschi, ecc.) ed è piuttosto legato – va detto senza mezzi termini – ad atavici“luoghi comuni” difficili da scardinare.
È vero che «fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce», ma il silenzio che circonda le cosepositive che riguardano la Calabria è davvero assordante e non credo di esagerare osservando che – quando finalmente una buona notizia emerge, nel panorama piuttosto desolato che ci riguarda – essa appare ancor più sorprendente: sembra “strano” che in una Regione come la nostra possa accadere qualcosa di buono.
paesaggi calabresiEppure – come dovrebbe essere ovvio ma purtroppo non è scontato – qualcosa di buono accade anche qui. Del resto, anche nei tempi più bui, è sempre accaduto e, in futuro, continuerà ad accadere. Bisogna, però, “riuscire a vedere” il buono che c’è nel disordine e nell'immaginario negativo, in cui siamo da troppo tempo immersi. E non è facile.
Fortunatamente esiste anche un'altra Calabria, oltre quella stereotipata (negativa, violenta, ignorante, irrecuperabile) che costantemente ci viene propinata. Una Calabria dal volto gentile, accogliente, ospitale, solidale, piena di vita, coraggiosa, ricca di iniziative, con eccellenze invidiabili, di cui pure talvolta noi stessi sappiamo poco e che in ogni caso, per il carattere tradizionalmente schivo dei calabresi, nemmeno tendiamo ad esibire.
Inoltre, va detto che se gli italiani sono tendenzialmente auto-denigratori ed esterofili, i calabresi – in relazione a sé stessi e al resto del mondo – lo sono ancor di più. Ciò non toglie che esista un “orgoglio calabrese”, ma non è mai gradasso e spocchioso e forse emerge con maggiore evidenza nell’avversa fortuna (penso al militare italiano che, dopo l’8 settembre del 1943, nelle isole greche del Dodecaneso si qualificò “calabrese”, rinunciando così a salvarsi nonostante facesse parte di un battaglione sudtirolese, e per questo fu fucilato dai tedeschi). I migliori fra noi hanno imparato, anzi assimilato, la lezione,insieme di orgoglio e umiltà, di Corrado Alvaro.
Non indulgo in ulteriori considerazioni storico-antropologiche e deliberatamente scelgo di resistere, almeno questa volta, alla tentazione di ricordare i nostri guai, che per altro ci sommergono quotidianamente.
Provo invece a ricordare, in modo del tutto confuso e approssimativo, sulla base di considerazioni personalissime e del tutto contingenti, senza quindi ovviamente alcuna pretesa di completezza, alcuni fatti o notizie o impressioni che, negli ultimi tempi, mi fanno pensare positivamente alla mia Regione e ai miei conterranei.Sia chiaro: faccio, con questo, dichiarato esercizio di una sorta di ottimismo della volontà che, gramscianamente, non dimentica il pessimismo dell’intelligenza. In questo modo, io stesso voglio, un po’ sorridendo, come dicevo: “riuscire a vedere” il positivo…
paesaggi calabresi2Nel 2017, con una certa enfasi, il New York Times ha riconosciuto la Calabria come «meta (soprattutto culinaria) imperdibile».
Ancora nel 2017 il National Geographic di Washington addirittura, ha definito argomentatamente la Calabria come Regione «più bella del mondo».
Sempre quest’anno, la Calabria può vantare il primato – ben strano visti i trascorsi degli altri anni – di non aver avuto nemmeno una legge regionale impugnata dal Governo.
Mi dicono che la gran parte degli agriturismi e delle cooperative giovanili agricole calabresi funzionino e diano lavoro. La cosa è sicuramente vera per quelli che ho visto: forse è il nostro futuro, non così gramo dunque.
Ho mangiato, comodamente seduto a un tavolino sul mare, nella splendida cornice del tramonto a Chianalea, quartiere dei pescatori di Scilla, un gustosissimo mega-panino con il pescespada fresco e una birra, pagandolo appena 10 euro. In quale altra parte d’Europa avrei potuto farlo?
Purtroppo non appare l’ateneo di Catanzaro, ma nella VQR (valutazione per la qualità della ricerca)alcuni Dipartimenti dell’Università della Calabria di Cosenza e il Digiec (Dipartimento di Giurisprudenza ed Economia) dell’Università Mediterranea di Reggio sono stati riconosciuti di “eccellenza” con punteggi molto alti.
Vedo frotte di turisti al Museo della Magna Graecia di Reggio, che è davvero mirabile nella sua ristrutturazione, e non vengono solo per i bronzi di Riace!
I tedeschi invadono le pasticcerie e i bar di Pizzo, ormai da molti anni: le scritte sulle insegne pubblicitarie nella lingua di Goethe ne sono prova evidente.
Una celebre gelateria di Reggio è risultata la prima d’Italia in un sondaggio dei cittadini italiani: non so come si è arrivati al risultato, ma mi rallegra.
Un galantuomo calabrese come Stefano Rodotà, che ha servito garbatamente e discretamente il Paese, con rara passione civile e qualificata competenza, ci ha lasciato: di lui si è detto molto, ma troppo poco delle sue radici calabresi-albanesi, che forse ne spiegano più di tante altre cose la dirittura e lo stile.
Potrei continuare, ma mi fermo qui, in questo estemporaneo e personalissimo – dunque un po’ strampalato – tentativo di “vedere”, oltre ai mali quotidiani, anche il volto positivo della mia Regione, tra le più complicate d’Italia. Una Calabria, appunto, dal doppio volto: marginale, perché lontana dal resto del mondo (e difficile da raggiungere, soprattutto dalla Mitteleuropa, oggi dominante), e insieme, in teoria e in potenza, pure centrale (essendo, per le sue radici greco-bizantine, nel cuore del Mediterraneo, che rimane la culla delle più importanti civiltà del mondo).
Riusciranno i calabresi – e soprattutto gli altri – ad accettare la “complessità” calabrese, e quindi, a “vedere”entrambi i volti, positivo e negativo, di questa antichissima e strana Regione, senza diventare strabici?