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Sabato, 21 Settembre 2019

L'occupazione tedesca è finita. Comincia la seconda vita del porto di Gioia Tauro?

Danilo Toninelli da Soresina sarà pure un gaffeur, ma è riuscito dove tutti i suoi predecessori hanno fallito: liberare il porto di Gioia Tauro dall'occupazione dei tedeschi di Mct. Impresa non semplice, che richiedeva coraggio, determinazione e visione.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti - con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così... - queste doti ha dimostrato di possederle. E, dopo aver dato a Mct un mese di tempo per presentare un piano industriale che prevedesse anche il riassorbimento dei 377 operai licenziati con procedure "belliche", scaduto l'ultimatum ha costretto alla resa il colosso germanico, crollato sotto l'avanzata italo-elvetica condotta da Aponte. L'armatore di origini napoletane, noto anche per essere il proprietario delle famose navi da crociera, ha così assunto il pieno controllo dell'attività di transhipment annunciando cospicui investimenti per il rilancio del più grande porto del Mediterraneo.
Comincia la seconda vita di Gioia Tauro? E' ancora presto per dirlo. E l'esperienza del passato insegna ad andar cauti, perché la strada è piena di trappole. Ma intanto,  dopo la grande depressione, è rinata la speranza, aprendo nuove prospettive di sviluppo e di crescita per il comprensorio pianigiano e per l'intera Calabria.
Danilo Toninelli da Soresina, il ministro gaffeur (ma perché non si parla mai dell'incedere zoppicante di Zingaretti, autore di sanguinosi oltraggi linguistici?), ha  rovesciato il tavolo e si è reso artefice di una svolta che - con tutte le riserve del caso - potrebbe cambiare il destino del "Porto dei Grandi Inganni", mentre quelli di lui hanno lavorato per affossarlo. A cominciare dal genovese ministro-gerundio Burlando, arrivato addirittura a minacciare il presidente delle Ferrovie dell'epoca, Lorenzo Necci, di farlo fuori se avesse mosso un dito a favore del porto ("se fai partire un solo treno da Gioia Tauro ti caccio via!"). Fu lo stesso Necci, ormai caduto in disgrazia dopo lo scandalo giudiziario che lo travolse, a rendere noto - mai smentito - l'episodio di bullismo politico del gerundio chiamato ministro. Una vicenda squallida. Che dà il senso della lunga trama di imboscate e tradimenti tessuta ai danni del porto. Per non parlare delle ripetute diserzioni dell'ex premier Matteo Renzi, datosi ben tre volte alle gambe onde evitare il confronto con i lavoratori portuali, ai quali, in ognuna di queste occasioni, aveva dato appuntamento.
Danilo Toninelli da Soresina, invece, i lavoratori non solo li ha affrontati, ma ha voluto parlare esclusivamente con loro. Senza politici, amministratori, parlamentari e  sindacalisti. E,  quando ha dovuto alzare la voce, l'ha fatto. Non con gli operai, no, che sapeva benissimo essere le vere vittime, assieme al territorio violentato, delle false promesse, delle burle (Burlando, appunto...) e degli inganni dei governi di qualsiasi colore: l'ha alzata con il  panzer tedesco, mettendolo all'angolo e liberando il porto dalla dittatura della potenza occupante.
Il tempo dirà se Gioia Tauro e la Calabria avranno davvero una seconda chance, come assicurato da Aponte. Ma adesso, se non altro, si può almeno sperarlo.