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Venerdì, 17 Agosto 2018

La “Gioventù Bruciata” del Terzo Millennio e la politica tra realtà e sogno

Abbiamo bruciato un’intera generazione di giovani. Giovani senza presente, senza avvenire e senza speranza. Non era mai  accaduto nella storia repubblicana. Dal dopoguerra

in poi i figli avevano sempre trovato condizioni di vita migliori rispetto ai padri. Oggi sono poveri,  smarriti, preda dell’infelicità e della disperazione. Un esercito di anime vaganti nel girone dei dannati.gioventu primo painoErgastolani della disoccupazione. Ecco il risultato di un mondo capovolto, un mondo senza luci in cui il mostro della globalizzazione ha finito per cancellare i diritti, la democrazia e la libertà realizzando il trionfo delle èlite finanziarie, dei mercati, delle banche e del cinismo tecnocratico. Un delitto perfetto. Che ha compiuto il suo capolavoro quando è riuscito a rendere in schiavitù la politica. Da quel momento la finalità non è più l’uomo ma il profitto. La ricchezza è concentrata in poche, avide mani e il destino degli individui viene deciso negli ambienti ristretti dell’aristocrazia del potere economico. Una campagna di annientamento di tutte le conquiste sociali degli ultimi decenni, condotta attraverso la scientifica “deportazione” del ceto medio e il suo conseguente scivolamento verso la soglia di povertà.
In questo quadro la Calabria, già storicamente fragile per limiti propri e per il pregiudizio che il resto del Paese nutre nei suoi confronti, fa ancora più fatica a sopravvivere, rischiando di essere definitivamente travolta dalla furia antiumana delle lobby finanziarie. Il dato spaventoso dei giovani senza lavoro sta lì a dimostrarlo. Questa regione non ha alcuna possibilità di salvarsi, se non dentro una prospettiva globale di rinsavimento dall’ondata di follia che spinge verso la negazione di qualunque forma di giustizia sociale per affermare le perverse  strategie dei nuovi detentori del potere assoluto.
C’è una sola possibilità di salvezza: la politica. No, non quella che in questi anni ha tradito la ragione stessa della sua esistenza allontanandosi dai territori e scivolando  meritatamente verso il disprezzo dei cittadini. Quella politica, ormai ridotta, per galleggiare, al ruolo di serva dell’Europa dell’austerità, dei conti in ordine e del pareggio di bilancio – tutto meno che l’Europa dei popoli- dev’essere spazzata via e sostituita con la vera politica: quella che si fa rispettare perché cerca l’uomo; che guida i processi economici e non li subisce; che guarda ai bisogni e non ai privilegi; quella, insomma, che si rende degna della grandezza del suo compito e non permette a nessun altro potere di insidiare il suo primato.
Certo, immaginare di questi tempi un simile orizzonte può essere una follia. I tempi sono bui. Ma non c’è forse bisogno del buio per sognare? Che altro resta se non la disperata speranza di una politica che sta sul limite tra realtà e sogno?