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Domenica, 20 Ottobre 2019

Calabria secondo tempo: dal fatalismo dolente alla concreta prospettiva del "Fattore F"

Altro giro, altra occasione. I prossimi due anni, quelli che restano alla fine della legislatura, potrebbero essere decisivi per il futuro della Calabria. Lo ha detto lo stesso presidente Oliverio durante la presentazione del "Cantiere" svolta recentemente a Cosenza assieme Altro giro, altra occasione. I prossimi due anni, quelli che restano alla fine della legislatura, potrebbero essere decisivi per il futuro della Calabria. Lo ha detto lo stesso presidente Oliverio durante la presentazione del "Cantiere" svolta recentemente a Cosenza assieme al ministro per lo Sviluppo del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti.oliverio regione calabria
Il punto da cui si alimenta questa nuova chance è la consapevolezza che,  per prendere un vento finalmente favorevole, bisogna produrre uno sforzo poderoso e soprattutto una politica capace di accompagnare un processo di sviluppo economico sostenuto alla radice da scelte strategiche e da investimenti adeguati. De Vincenti ha fornito ampie rassicurazioni sulla disponibilità delle risorse e Oliverio ha aggiunto che c'è anche la "visione".  Se queste sono le premesse, i margini per giocarsi la partita con qualche probabilità di successo appaiono con evidenza anche al più desolato dei calabresi, trasformando il fatalismo dolente nella concreta prospettiva del "Fattore F" (Futuro, appunto) attraverso un cambio di passo percepibile dalla comunità.
Il Cantiere Calabria, insomma, riapre i giochi e si annuncia come un'opportunità che, se sfruttata bene, può davvero determinare il balzo in avanti. Del resto, senza aspettarsi miracoli - la strada è lunga e ci vuole tempo e fieno per i cavalli - , è ormai certo che a questa regione serve uno choc. Gli esperimenti del passato, tutti falliti, dimostrano che le speranze di crescita non possono essere affidate a una pletora di interventi distribuiti qua e là sul territorio, quasi sempre rivolti ad "accontentare" gli amministratori locali vicini a chi governa. Il futuro non si costruisce sulle piccole cose. A queste deve provvedere l'attività ordinaria. E allora bisogna alzare lo sguardo e puntare nuovi orizzonti: grandi opere per grandi obiettivi. Il "Cantiere" è un buon motivo per cominciare a provarci seriamente. Non cambierà il mondo, ma può dare la "scossa" ad una realtà immobile e sempre più confinata ai margini dell'Europa per condizioni di vita, di lavoro e di progresso sociale.
Per poter sperare in una simile prospettiva (non chiamiamola svolta, per carità, che porta male...) occorre però che la politica sia capace di alzarsi di livello. Un passaggio difficile, considerata la qualità media della classe dirigente, e tuttavia possibile se i limiti individuali vengono assorbiti dentro un'idea comune di perseguimento del bene pubblico. In questa direzione ciascuno dà quello che ha e quello che può, ma insieme si possono raggiungere traguardi impensabili. A patto naturalmente, che l'impegno venga spinto al massimo eche il sentimento calabrese prevalga su ogni altra pulsione estranea all'interesse della collettività. Due anni non sono tanti per una regione ancora alle prese con bisogni antichi e assediata da nuove urgenze, ma appaiono come un tempo ragionevole per capire se il futuro è solo un pensiero velleitario e irrealizzabile o se, viceversa, questa parola può essere pronunciata senza arrossire.
Lavorare, sperare, sognare. Sì, perfino sognare. La politica non è forse nata come qualcosa che sta sul limite tra realtà e sogno?