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Lunedì, 18 Marzo 2019

Afor: ecco perché Idv non ha condiviso la riforma proposta

Il gruppo regionale di Italia dei valori, in una nota, ha illustrato i motivi della sua contrarieta' al progetto di riforma della Arssa e dell'Afor. ''Perche' non c'e' a monte - sostiene Idv - un bilancio esaustivo, consapevole, documentato, del Il gruppo regionale di Italia dei valori, in una nota, ha illustrato i motivi della sua contrarieta' al progetto di riforma della Arssa e dell'Afor. ''Perche' non c'e' a monte - sostiene Idv - un bilancio esaustivo, consapevole, documentato, del fallimento delle due precedenti esperienze. Quella che abbiamo chiamato 'operazione verita; perche' l'intervento legislativo doveva essere preceduto dall'approvazione di un 'Piano di razionalizzazione e di riordino' degli enti strumentali e dei relativi comparti, che contenesse criteri, principi, linee di indirizzo, uno studio sulla sostenibilita' del progetto, per la riorganizzazione dei comparti, per il rilancio produttivo dei medesimi, per la disciplina del personale; perche' l'operazione non e' sostenuta da un programma di rilancio della forestazione, dei servizi all'agricoltura e delle politiche per la montagna, ma e' solo una soluzione di rimessa, burocratica, indotta dalla necessita' di chiudere con la stagione commissariale. Ecco perche' non si puo' parlare di 'riforma'; perche' del vecchio regime rimangono i vizi (carrozzoni alimentati dalla finanza pubblica e controllati dalla politica) e l'unica novita' (negativa) che viene introdotta e' la natura 'economica', dunque di tipo privatistico, dei due nuovi enti strumentali''. Secondo Idv, inoltre, ''con il nuovo regime privatistico si colpiscono i diritti dei lavoratori, si abbassano le garanzie contrattuali, si puo' licenziare con piu' facilita' e creare, di converso, nuove sacche di precariato''. I due nuovi enti, inoltre, dovrebbero coprire i costi di produzione e di gestione attraverso le tariffe delle prestazioni. Una previsione irrealistica, come hanno fatto notare le organizzazioni sindacali, che mette a repentaglio i livelli occupazionali e glistipendi. Abbiamo detto no anche perche' e' falso che solo gli enti pubblici ''economici'' sono obbligati al pareggio di bilancio. Semmai e' il contrario: gli enti 'economici', piu' che il pareggio, devono fare 'utili', al massimo coprire i costi con i ricavi. Sono gli enti pubblici 'non economici' di qualsiasi tipo che devono rispettare l'obbligo del pareggio di bilancio, per legge. Va da se' che i buchi di bilancio si possono fare in entrambi i casi, ma per la cattiva gestione non per la natura dell'ente''. ''Abbiamo detto no, infine - sostiene ancora Idv - perche', nel caso della nuova Afor, il regime privatistico mette a rischio i 160 milioni di euro di finanziamento nazionale (perche' un ente ''economico'', con una missione imprenditoriale, dovrebbe beneficiare di cosi' ingenti trasferimenti da parte dello Stato?); perche' non c'e' certezza sulla copertura finanziaria dell'operazione; perche' e' addirittura in contrasto con le nuove norme in materia di Spending review, che vietano tassativamente l'istituzione di nuovi enti; perche' la soppressione delle comunita' montane, anch'essa concepita come mero atto burocratico, al di fuori di una qualsiasi visione dei problemi della montagna calabrese, non e' compensata da una nuova strategia di sostegno alle aree interne, che rischiano di essere abbandonate a se stesse; perche' l'istituzione della nuova Afor chiuderebbe il commissariamento dell'Azienda forestale e ne aprirebbe un altro, quello delle comunita' montane. Stando all'assoluta lacunosita' delle norme sulla soppressione e la liquidazione degli enti montani e' prevedibile che per questi enti si apra, come nel caso dell'Afor, un'altra interminabile stagione commissariale''. ''Ci siamo detti contrari, infine - conclude Idv - perche' la soppressione degli enti montani contrasta con la disposizione contenuta nell'art. 19 della spending review che parla di unione dei comuni montani''