I “ritratti” (di Severini e Guttuso) della marchesa Maria Elia De Seta Pignatelli

Continua il nostro viaggio tra i preziosi ricordi biografici e i continui ritrovamenti storici, letterari e pittorici che parlano di Maria Elia De Seta Pignatelli di Cerchiara. Abbiamo ripercorso il suo excursus vitae attraverso le pagine del suo libro Introduzione alla Calabria e del piccolo libricino delle rimembranze La Torre della Marchesa, curato dalla nipote Francesca Simmons Pomeroy. Ne abbiamo descritto lo status sociale e lo charme. Il coraggio e il profondo legame con i luoghi inesplorati della Calabria. Riproposto l’autorevole bellezza e rammentato il forte e contrastato istinto materno. Gli amori e gli amici di prestigio. Ne abbiamo richiamato il potere. La raffinatezza intellettuale. La frequentazione dei salotti culturali di regime e non solo.

Renato Guttuso, ritratto della Marchesa Maria De Seta. 1937, olio su tavola.

Renato Guttuso, ritratto della Marchesa Maria De Seta. 1937, olio su tavola.

Raccontato le scelte personali e politiche, la convinta adesione al fascismo, l’impegno sociale, la dedizione per le donne e per le arti. Ne abbiamo commemorato il sepolcro. Sullo sfondo la grande storia dell’Italia del Novecento vissuta per un lungo ventennio in “su la vetta di una torre antica”, detta dei Due Mari, dalla cui vista è possibile sconfinare lo sguardo dallo Ionio al Tirreno. Una donna, sconosciuta ai più, figura di spicco tra l’elite degli intellettuali fascisti, pazzamente innamorata della Sila piccola di Buturo e della Calabria tutta, la cui vita si intreccia intimamente alle complesse vicende del Secolo scorso e dei suoi più illustri protagonisti tra tele e dipinti, istantanee e corrispondenze, incontri storici e odi letterarie, politica e spionaggio, racconti e testimonianze, beni culturali e scavi archeologici. All’indomani delle attenzioni poste dalla nostra testata sulla straordinaria vita della Marchesa De Seta Pignatelli di Cerchiara, una telefonata impreziosisce la nostra ricerca e raffina ulteriormente la ricostruzione biografica e storica di una aristocratica sui generis dalla mille sfaccettature. Riaffiora così, grazie a un gesto di generosità intellettuale, da alcune tra le riviste d’arte maggiormente apprezzate del Novecento, il meraviglioso dipinto che Aldo Renato Guttuso fece alla Marchesa Maria de Seta. Un regalo inatteso e sorprendente. Una copia di un ritratto del 1937, della cui esistenza e precisa catalogazione e collocazione conoscono in pochi. Tratto dal catalogo d’arte “Novecento. Catalogo dell’Arte Italiana dal Futurismo al Corrente” a cura di M. Agnellini e dal catalogo della mostra “Guttuso: dipinti 1937-1985 presso la Galleria d’Arte Nuova Gissi di Torino. La raffigurazione artistica del pittore di origini siciliane, punto di riferimento del neorealismo italiano del secondo Novecento, rimanda alla classificazione curata dal critico e storico dell’arte Enrico Crispolti, in“Renato Guttuso. Catalogo Ragionato Generale,  voll. I-IV”, Milano, 1983, edito da Giorgio Mondadori. Una immagine, certamente unica, che ritrae, in un olio su tavola dagli accesi toni e colori, l’austera e straordinaria avvenenza di Maria De Seta. Nello stesso anno, in cui il pittore futurista di Cortona, Gino Severini, la raffigura, olio su tela, bellissima e affascinante, anche Renato Guttuso tratteggia, in stile e forme diverse, le sembianze di colei che fu addirittura definita dal D’Annunzio “Madonna Silana”.

Gino Severini, Ritratto della marchesa Maria de Seta, 1937, olio su tela.

Gino Severini, Ritratto della marchesa Maria de Seta, 1937, olio su tela.

Non semplici dipinti. Veri capolavori dell’arte del Novecento che testimoniano ancora una volta l’indiscussa influenza che Maria Elia ebbe nel complesso panorama culturale e politico italiano dell’epoca. E’azzardato mettere a confronto i due ritratti. Entrare nei dettagli strettamente tecnici. Rintracciarne tra le linee le correnti letterarie ed artistiche di cui sono espressione. Tanto più per i non addetti ai lavori. Al di là quindi delle questioni che riguardano ratione materiae l’arte in senso proprio, una cosa è, però, certa. Sono anni cruciali nella vita della Marchesa. Anni in cui è fervida l’attività artistica e intellettuale. Instancabile fautrice delle belle arti, organizza diverse mostre ed esposizioni, promuovendo le più singolari e disparate personalità artistiche, specialmente giovani emergenti, della Palermo degli anni 30. Una passione che le consente di dar vita, proprio nel 1937, alla prima galleria privata d’arte moderna del capoluogo siciliano, la Galleria Mediterranea. Nelle stanze del suo Palazzo Forcella De Seta di Piazza Kalsa allestisce, stabilmente per almeno un triennio, vernissages d’arte, rassegne letterarie e laboratori tessili in grado di sostenere i migliori estri della Penisola e di attrarre virtuosi circuiti culturali. Diretta dalla pittrice e gallerista Lia Noto Pasqualina, la galleria fu la grande cornice in cui si mossero intellettuali ed artisti come Giovanni Barbera, Nino Franchina, Alberto Bevilacqua, Leo Castro, Pippo Rizzo e Renato Guttuso. Ed è in questo tumulto di creatività che nasce e si realizza la grande esposizione artistica, tra le più esemplari del Sud d’Italia, “Galleria Mediterranea. Mostra di sessanta artisti italiani: 29 dicembre 1937-29 gennaio 1938-XVI”, recensita minuziosamente, per la rivista d’arte Emporium, proprio da Renato Guttuso. Sempre nel 37 il Guttuso dipinge ad onor della Marchesa un grande paravento a più pannelli, sui quali è possibile ammirare tra l’altro gli affreschi del famoso tuffo di Colapesce in due “grandiosi drammi mitici ascensionali”, dipinti nel 1985 per il Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Tra i pannelli, ritrovati e recuperati in parte nel corso degli anni successivi alla morte del pittore, emerge dalle acque una Afrodite dormiente, il cui volto ha le fattezze di Maria De Seta. Si tratta di una delle opere giovanili del Guttuso, praticamente sconosciuta, che attesta senza dubbio il sodalizio intellettuale e personale instaurato tra i due. Ed ancora. Fu l’anticonformista pittore del popolo siciliano a fissare su tela il piccolo “Vittorio De Seta”, ultimo dei quattro figli della Marchesa e noto regista italiano, insieme ad un altro volto ignoto, il “Ritratto di un Calabrese” durante un soggiorno fatto nella sua “torre” in Sila. Due figure, quella della Marchesa e del pittore siciliano, tra di loro controverse ed opposte. Storie di vite che sembrano divergere più che convergere. Almeno politicamente. Infatti, ci si chiede.

Pannelli Renato Guttuso da cui riaffiora dalle acque la Marchesa de Seta nelle vesti di afrodite. Il paravento, ora in collezione privata, risale invece al 1937 ed e stato eseguito su commissione per l'arredo di Palazzo de Seta. La foto è gentile concessione degli Archivi Guttuso.

Pannelli Renato Guttuso da cui riaffiora dalle acque la Marchesa de Seta nelle vesti di afrodite.
Il paravento, ora in collezione privata, risale invece al 1937 ed e stato eseguito su commissione per l’arredo di Palazzo de Seta.
La foto è gentile concessione degli Archivi Guttuso.

Come può il destino di una donna di chiaro stampo fascista essersi sovrapposto con quello di un artista, Renato Guttuso, di convinta militanza comunista? Le diverse condizioni sociali, le contingenze storico politiche, i luoghi di comune appartenenza e il culto smisurato per il bello sono gli elementi più evidenti alla base di questa amicizia. Un legame che si affievolisce col tempo e che paradossalmente sarà succube allo stesso modo della dimenticanza del tempo. Un uomo tra i più significativi rappresentanti della cultura e dell’arte italiana contemporanea, le cui opere, caratterizzate da un forte impegno di denuncia sociale in chiave antifascista, avranno un ruolo determinante per la sua iscrizione al Partito Comunista Italiano nel 1940. Senatore della Repubblica dal 76 al 79 e amico di importanti intellettuali e famosi artisti del calibro di Pasolini, Moravia, Picasso e De Chirico, Renato Guttuso, dopo la morte avvenuta nel 1987, è stato spesso dimenticato dalle cronache storiche e giornalistiche. A due anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel gennaio del 1987, Luisa Laureati Briganti dalle pagine della “Repubblica” in  un articolo dal titolo “L’eclisse Guttuso” scriveva così: “Perché ci siamo dimenticati di Guttuso? Come mai è pressoché scomparso dalle mostre e dal mercato?”. Un argomento ripreso di recente anche dall’editoriale L’Espresso che spiega le ragioni per cui il nome dell’uomo simbolo dell’arte comunista è ormai avvolto nel buio. Una sorta di “damnatio memoriae” che ha colpito non solo il più potente e famoso pittore d’Italia ma anche la coraggiosa e incantevole Marchesa De Seta Pignatelli di Cerchiara.

FacebookTwitterGoogle+EmailLinkedInPinterest

I commenti sono chiusi.