Sulla cultura, “vero antidoto contro il regresso”, il Sud si gioca tutto. Conversazione con Eugenio Gaudio, rettore dell’Università La Sapienza e ambasciatore della Calabria: “Servono politiche che invece di dare pesci insegnino a pescare”.

In un mondo dove l’apparire sembra contare molto più dell’essere, la formazione e la cultura possono fare la differenza nei giovani e nella società?
Lo abbiamo chiesto a Eugenio Gaudio, calabrese di Cosenza, Magnifico Rettore dell’Università La Sapienza di Roma, medico e autore di dodici libri di testo e atlanti sull’anatomia umana e di oltre cinquecento pubblicazioni scientifiche edite sulle più importanti riviste internazionali.

Eugenio Gaudio, rettore dell’Università  La Sapienza e ambasciatore della Calabria

Eugenio Gaudio, rettore dell’Università La Sapienza e ambasciatore della Calabria

A Milano, lo scorso novembre, Gaudio è stato designato, con la consegna di un’onorificenza, come uno dei sei Ambasciatori della Calabria nel mondo, durante la prima edizione del “Premio” promosso dalla Regione. Nel corso della serata il tributo è andato ai calabresi talentuosi che, con la loro professionalità,  si sono distinti in più ambiti e settori e, inoltre, sempre a Milano, si è avuta l’assegnazione di una mission per ogni singolo “ambasciatore” per promuovere le peculiarità del territorio calabrese. A Gaudio il compito di occuparsi del Sistema Bibliotecario Vibonese, che  con il suo patrimonio culturale è  una delle eccellenze della  Calabria.

La cultura è ancora una carta vincente e un antidoto agli stereotipi negativi della società?

“Il problema dell’arretratezza di alcune regioni ma del Paese in generale, è legato proprio al loro scarso livello culturale. Se si innalza il livello culturale cambia il livello del dibattito politico, il concetto di società, di comunità, di Stato e si innalza la qualità dei comportamenti individuali. Non dimentichiamo che l’Italia è la nazione in Europa con il più basso tasso di laureati e diplomati, circa la metà della media europea. Tutto questo comporta un abbassamento del livello culturale medio e della qualità della vita sociale. La cultura è, perciò, l’antidoto al regresso, senza alcun dubbio. In un mondo globalizzato l’Italia e l’Europa devono svolgere il loro ruolo di antica saggezza e di sapienza culturale, oppure anche il Sud sarà inevitabilmente fuori mercato”.

 Perché la cultura in Italia, spesso, non riceve l’attenzione che merita come in altri paesi europei?

“C’è una cosa che cito sempre e che fornisce spiegazioni più efficaci di qualunque trattato di sociologia. Alla fine degli anni Sessanta, fu fatta un’inchiesta tra gli studenti di scuola media e fu chiesto: ‘Cosa vuoi fare da grande?’. La risposta fu: l’astronauta, il cardiochirurgo e lo scienziato. La stessa domanda è stata rivolta agli studenti della scuola media qualche anno fa e ha ottenuto le seguenti risposte: il calciatore, la cantante e la velina. Ecco, penso che tutto questo spieghi davvero che cosa è successo in Italia anche in termini di prospettive. O si inverte questa tendenza, oppure il Paese è destinato a un inevitabile regresso in cui rimarranno coinvolte per prime le regioni più deboli, perché le zone forti del Paese, che hanno già indici di tipo europeo, come il Nord-ovest e il Nord-est, rimarranno nel Mitteleuropa mentre il Sud sarà destinato ad aumentare la propria distanza”.

Esiste, dunque, tuttora, una questione meridionale e un divario, anche  culturale  tra Nord e Sud del Paese?

Sistema Bibliotecario VV_3”Il divario è notevolmente aumentato negli ultimi vent’anni, dalla fine della Prima Repubblica italiana, che già aveva fatto politiche non di sviluppo ma di tipo assistenziale e che non avevano costruito le basi per lo sviluppo reale delle regioni meridionali. Negli ultimi anni, inoltre, il reddito e le capacità produttive si sono divaricati ulteriormente fra Nord e Sud. C’è bisogno di una politica seria, non assistenziale, ma che insegni a pescare e non che dia i pesci…”.

 Cosa la responsabilizza e la gratifica maggiormente nell’avere assunto il mandato di ambasciatore della Calabria nel mondo?

Mi responsabilizza, prima di tutto, sia per il ruolo che ricopro (rettore di una grande Università) sia perché nei confronti dei giovani sarò testimonial dell’importanza dello studio e della lettura. Mi gratifica, peraltro,  sia il riconoscimento, da parte della mia regione di origine –  che al di là dei miei meriti ha voluto ritenermi degno di essere un ambasciatore della Calabria – sia il motivo che è strettamente legato a un’importante istituzione culturale calabrese qual è, appunto, il Sistema Bibliotecario Vibonese. Ritengo che, anch’esso, sia un mezzo significativo per la cultura e per la crescita dei giovani, perché viviamo in un periodo storico in cui si ha sempre meno tempo per riflettere e per pensare. Oggi tutta l’informazione corre a livello   web e televisivo e fa un ampio uso della vista e dell’udito. Poca considerazione si dà invece alla fase riflessiva, che è quella che ‘scatta’ quando si ha un libro in mano e che, purtroppo, è sempre meno presente nella formazione e nelle abitudini dei giovani”.

Come intende valorizzare e veicolare questo importante centro culturale calabrese?

Sistema Bibliotecario vibonese

Sistema Bibliotecario vibonese

“E’ innanzitutto necessario assicurare al Sistema Bibliotecario Vibonese i finanziamenti stabili per fare programmi di medio e lungo periodo, ma, soprattutto è importante mettere in atto tutte le altre azioni perché questo centro bibliotecario, così importante e così qualificato, sia più conosciuto. La prima cosa, come si dice, è far sapere. E non credo che molti giovani conoscano l’esistenza di un centro con  questa qualità. Anche da questo punto di vista, posso essere utile con le possibilità che ho a disposizione, in modo tale che questo centro sia inserito nei circuiti più noti a livello nazionale e internazionale. Ovverossia, bisognerà far crescere questo centro in sintonia con gli amministratori locali e con le prospettive regionali che il presidente Mario Oliverio ha voluto sottolineare anche con questa scelta, affinché chi viene in Italia e in Calabria per turismo possa trovare nel Polo bibliotecario di Vibo Valentia un nuovo punto di riferimento per un giro culturale oltre che turistico. Oggi, però, la cultura è diventata ‘trasversale’ e si parla di contaminazione dei saperi:  è questo un altro dei punti più importanti da sviluppare. E’ fondamentale che il centro entri, insieme ad altri, a far parte di una rete, perché da soli non si fa nulla, oppure si rimane un po’ come nomadi che, per caso, possono essere incontrati”.

 Cosa ci attende per i prossimi anni nella formazione universitaria e culturale italiana?

”Certamente una maggiore interdisciplinarità e una formazione continua che non si fermino al primo o al secondo ciclo di studi e che impegnino e formino per tutta la vita, perché l’obsolescenza delle nozioni e delle competenze è ormai molto rapida. Ci sarà bisogno di un’internazionalizzazione culturale sempre più spinta che, anche in Italia, abbiamo già iniziato. Con l’Erasmus, per esempio, un alto numero di giovani hanno maturato esperienze internazionali. Perciò: interdisciplinarità, interculturalità, internazionalizzazione e formazione continua  sono e saranno le parole d’ordine per i prossimi anni”.

 Il mondo del lavoro è sempre più competitivo anche per i giovani più preparati e che hanno scelto di studiare per inserirsi nella società. Con la buona formazione, si può ridurre il gap tra sapere e saper fare?

Eugenio Gaudio_2”Sì. Chi studia e si aggiorna ha molte più possibilità di occuparsi. Le statistiche ci dicono che il laureato dopo un anno è occupato al 70%, dopo 5 anni oltre l’85%. Chi studia guadagna di più, ma ognuno è destinato a cambiare più volte il proprio lavoro. Nessuno di noi, oggi, fa il lavoro che si faceva trent’anni fa. E’ un errore, però, chiedere all’università di formare per un determinato lavoro, questa è una richiesta che non è appropriata. Il mondo del lavoro, in Italia, fino ad ora, ha dimostrato di chiedere una manodopera poco qualificata, ci sono molte statistiche che ci spiegano bene il punto; e spesso il livello di preparazione dei nostri giovani è maggiore di ciò che viene richiesto dal mercato del lavoro. Noi prepariamo persone che nella vita avranno differenti possibilità e tipologie di occupazione. Saranno persone mature, formate anche eticamente e moralmente, in grado di avere quel metodo di base che consenta la flessibilità per potersi trovare bene e offrire il proprio contributo nelle diverse circostanze che nella vita si presentano”.

 Ci sono giovani che, invece, hanno abbandonato l’Italia, scoraggiati dalla mancanza di opportunità e malgrado le loro potenzialità

 ”Che il 4-7% dei nostri giovani vadano all’estero è una buona cosa in termini quantitativamente contenuti, come di fatto oggi è. Paesi che hanno più esperienza internazionale di noi, come l’Inghilterra, sono pieni di giovani che vengono da altre nazioni, ma il vero problema è che l’Italia non ha attrattività nei confronti dei giovani qualificati delle altre nazioni. Il nostro è un Paese che dovrebbe essere più appetibile per le intelligenze che vengono da fuori, ma ha un sistema un po’ complicato, un po’ bizantino, in cui non c’è certezza del diritto, dove le retribuzioni qualificate sono più basse che negli altri paesi europei. E’ chiaro che se un giovane ricercatore percepisce in Italia una retribuzione di 1000-1.200 euro al mese, quando in paesi con cui confiniamo è doppia o tripla, ecco, siamo fuori mercato…”.

Per motivi professionali vive a Roma. Quali ricordi conserva in particolare della regione che le ha dato i natali?

”Sono specialmente ricordi affettivi e familiari forti. Ricordi di una regione sempre molto bella e di una formazione, all’epoca dei miei studi liceali, con principi seri, di onestà, rigore e impegno che ho trovato validi e mi sono stati molto utili in tutta la mia esperienza successiva”.

La Calabria sta crescendo o sta morendo?

“Con la cultura, il turismo, l’agroalimentare e l’artigianato, utilizzati in maniera moderna, la regione può avere un ruolo importante non soltanto in Italia. Vedo la Calabria un poco come la Florida dell’Europa, in cui gli europei del Nord potrebbero venire da marzo a novembre per vedere e per trascorrere il tempo in una regione così bella. Solo che, ovviamente, va attrezzata, ci vuole una maggiore cultura dell’accoglienza e turistica, un impegno serio che è stato difficile riuscire a organizzare. Bisogna continuare a lavorare, l’epoca dell’assistenzialismo è finito, ci sono intelligenze da utilizzare e si devono stimolare tutte le energie positive. I calabresi, lo abbiamo visto, quando si trovano in condizioni operative buone, danno il meglio di se stessi. In tutte le parti del mondo hanno risultati ottimi, se le condizioni lo consentono”.

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