Alessandro D’Avenia ci racconta l’amore: “Il mio amore è il mio peso”

Alessandro D’Avenia torna nelle librerie con un nuovo successo letterario “Ogni storia è una storia d’amore”. Nella cornice della libreria indipendente, Nuova Ave, tra gli scaffali dove si aggirava Corrado Alvaro, il Professore D’Avenia cita Pound, ci parla d’amore, di poesia, di sé e di 36 donne straordinarie.

lo scrittore Alessandro D’Avenia

lo scrittore Alessandro D’Avenia

Una in particolare, Nadežda, compagna di Osip Mandel’štam. Nadežda sa che gli uomini di Stalin uccideranno il marito e ne bruceranno gli scritti, così comincia ad imparare a memoria tutte le sue poesie. In una specie di finale alla Fahrenheit 451 Nadežda diventa custode non solo della carta, della memoria, ma anche della carne di Osip. Di questo e di molto altro ci parlerà Alessandro D’Avenia in quest’intervista.

 Apre le pagine del suo libro con un interrogativo da un milione di dollari: l’amore salva?

Arrivato a 40 anni comincio a chiedermi: se andassi incontro alla tempesta delle tempeste della mia vita, che cosa dovrei buttare a mare e cosa no? Cosa sarebbe essenziale per potermi salvare? Salvare è un verbo che applico ad un fatto essenziale. La scialuppa di salvataggio qual è, cos’è l’importante? L’amore. Però poi non si capisce bene perché – dinanzi a questa grande promessa di vita, quella che fa muovere la nostra esistenza – accade di non essere all’altezza. E’ una domanda che pongo prima di tutto a me stesso: quali sono gli ostacoli che impediscono a questa grande promessa di realizzarsi? Nel libro definisco l’amore come un futuro anteriore, qualcosa che ci precede ma che nel presente e nel futuro è tutto da costruire. Abbiamo sostituito il concetto di salvezza con quello di sicurezza, quindi l’amore oggi è rifugio per stare bene finché dura, invece l’amore è un motore che spinge all’esplorazione del mondo insieme ad un’altra persona.

Pedro Salinas in un verso per Catherine definisce il dolore l’ultima forma di amare, è così?

Oggi proprio perché abbiamo relegato l’amore al concetto di sicurezza, pensiamo che questo ci debba immunizzare dal dolore. Ma si tratta del dolore di un parto non di un cancro, è funzionale ad una nascita, nel senso che dobbiamo generare una creatura che sta più in alto, che porta la storia ad una dimensione diversa rispetto a quella degli inizi. Le relazioni ci generano e rigenerano. Nella perdita di un amore c’è un dolore profondo, lì c’è la misura di quanto si è amato.

L’archetipo dell’amore, la storia di tutte le storie la rintraccia in Orfeo ed Euridice. Cosa rappresenta per Lei questo mito?

copertina libro ogni storia una storia d_amoreIl libro è un mosaico fatto di tessere singole ed autonome, legate dal collante di questo mito, che scelgo per ragioni affettive. La versione di Ovidio che io scelgo è per me un punto di riferimento sin dagli anni universitari, che ha segnato la metamorfosi anche della mia di vita. In questo mito sembra che non ci sia una metamorfosi, quella fantastica che di solito racconta Ovidio, ma vediamo la trasformazione a cui sono obbligati i due amanti, è la trasformazione di chi incontra la morte. L’ho scelto perché il giorno delle nozze accade il contrario di quello che tutte le storie ci raccontano, sovverte l’ordine tradizionale delle storie d’amore: inizia dove le altre finiscono. Le altre finiscono il giorno delle nozze con un “vissero felici e contenti”; questo mito il giorno delle nozze lo trasforma in un funerale. Orfeo sarà costretto a sfidare le leggi della morte per recuperare Euridice. Il “Ti amo” detto da Orfeo si traduce in qualcosa di più complesso: tu non devi morire, io m’impegnerò a che questo non accada.

L’amore platonico che Gozzano nutriva per Amalia, la distanza di John Keats da Fanny. L’amore in sé è un concetto astratto?

Questo è uno degli aspetti che più mi è piaciuto approfondire. L’amore è una grande promessa incompiuta nel momento in cui si va a infilare nei vicoli ciechi dell’amore romantico: l’altro è un dio, e dell’amore cinico, sono io il dio e l’altra è un’adulatrice. L’amore garantisce durata solo nella diversità, la simbiosi è un grande inganno, una visione da Cenerentole. Si tratta di amori a tempo, che minano il concetto stesso dell’amore che vuole profonda durata.

Incontriamo donne straordinarie man mano che leggiamo, cosa hanno in comune? Una più di altre l’ha fatta innamorare?

Credo di essere innamorato di tutte e 36. Le ho scelte sulla base dei miei amori letterari, artistici, musicali, e quindi mi sono chiesto come avevano agito queste muse o antimuse nelle vite di questi autori.
In qualche maniera le 36 donne si collocano in un ventaglio che va dall’amore al disamore. Al tassello che intitolerei “come farsi custode del destino di un altro” metterei Nadežda, donna straordinaria di Osip Mandel’štam, che durante il regime si è vista portare via il marito. Lui si era opposto al comunismo da intellettuale quale era, da difensore della bellezza e della verità. Lei sa che lo distruggeranno non solo fisicamente, ma ne intaccheranno anche la storia, così comincia ad imparare a memoria tutte le sue poesie. Noi conosciamo questi versi perché lei diventa una donna libro, detta le poesie del marito, quindi Nadežda è custode non solo della carta ma anche della carne di Osip, ucciso in un gulag.

I grandi artisti non sono stati spesso dei grandi compagni, cosa lo impediva loro?

Alessandro D_Avenia 2Storie di grandi uomini scandite dal mondo della fama.
Il peso di un uomo non si valuta in applausi, ma come diceva Agostino amor meus pondus meum. Il mio amore è il mio peso. Il peso di un uomo è la sua capacità di amare. Gli artisti spesso per via del loro talento hanno avuto l’istinto a perdersi nella loro realtà e il realismo di queste donne li ha risarciti. Non ci sarebbe stato un Hitchcock senza Alma. Ci sono stati grandi uomini, ma sicuramente tanto più grandi sono state le donne che hanno saputo amarli. Penso ad Olga di Ezra Pound, il cui nome addirittura il poeta ritiene sinonimo di coraggio e lui arriva a dire: “rimane ciò che sai amare, ciò che sai amare è il tuo vero retaggio”.

Ha disegnato le tappe di un viaggio virtuale che termina nella metamorfosi e nell’eternità, ci spiega meglio?

Il punto è riuscire a capire: che cos’è che all’interno della dimensione del tempo si svincola dal tempo stesso, cos’è che risarcisce la nostra fragilità? Le ultime tre storie raccontano di questa capacità di svincolarsi dalla morte, da Giulietta e Federico Fellini che scappano dall’ospedale per incontrarsi, al matrimonio di più di 50 anni di Tolkien e di Edith, in cui quello che si evidenzia è che grazie a lei, lui, timido, diventò lo scrittore di una grande epica, lui che dovette lottare prima per conquistarsela e poi per tenersela stretta. Ancora la storia di Cortazàr e della Dunlop, che si inventano questo viaggio di 33 giorni tra Marsiglia e Parigi, in cui dimostrano di fatto che non importa da dove vieni e dove vuoi arrivare, ma importa quanto quegli istanti vengono riempiti dalla relazione. Fanno un viaggio assurdo che definiscono come il periodo più felice della loro vita. Passato dove? Nelle aree di servizio di un’autostrada.

Un pensiero che vuole condividere……

L’amore è un dono e un paradosso, salva solo nella misura in cui decido di perdere la mia vita per qualcun altro, il che non vuol dire annullare se stessi, ma avere una personalità forte da donare all’altro. Io lo vedo dai miei genitori, l’ho visto recentemente, faccio questa confidenza, in uno dei papà dei miei studenti, morto a poco più di 50 anni, con cui dialogavo e lui mi diceva:<<Io sono tranquillo perché mia moglie mi ha amato tantissimo>>. Il suo rammarico era: ah se l’avessi saputa amare un decimo di quanto lei ha fatto con me. Affrontava la morte con una pace di fondo rappresentata dalla realizzazione di essere stato amato e aver provato a farlo. Quanto pesa una vita? Quanto hai amato e quanto ti sei lasciato amare.

C’è qualcosa di non detto?

Un aspetto che mi sta molto a cuore è dedicare quanto ho scritto al genio femminile e alla capacità delle donne di dare vita e amore.

Ha scritto questo libro in un momento felice?

Sì, sì, Alessandro D’Avenia è profondamente innamorato.

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