Storie di vita e di speranza nel fenomeno immigrazione

Tra le emergenze di questo millennio un focus particolare, rispetto le sfide sinora affrontate che si ripropongono con cadenza regolare o ad avvenimenti che richiedono nuovi approcci, è certamente rivolto, a più livelli, al flusso migratorio persistente e crescente da diversi paesi.

Giovanni Fortugno, in qualità di responsabile immigrazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Giovanni Fortugno, responsabile immigrazione Comunità Papa Giovanni XXIII

E’ necessario, quindi, agire su diversi fronti dedicandosi sia all’urgenza degli sbarchi sia alla quotidianità di chi arriva, con fatica e serio pericolo, nelle aree più sviluppate del pianeta sostenuto solo dalla speranza di salvarsi, di trovare pace e sicurezza e alla ricerca di una vita migliore che non sia scandita da carestie, integralismo, guerre, totalitarismi, o terrorismo. L’Italia, e la nostra terra soprattutto, rappresentano, in questo scacchiere internazionale, un avamposto particolare alla luce della posizione geografica che le contraddistingue. Ne parliamo con Giovanni Fortugno, in qualità di responsabile immigrazione Comunità Papa Giovanni XXIII e responsabile immigrazione Caritas diocesana di Reggio Calabria diretta da don Antonino Pangallo.

La Calabria fronteggia una costante emergenza con sbarchi rilevanti sulle rive dello Stretto, nel vibonese e nel crotonese. L’area metropolitana di Reggio Calabria individuata come hot spot mobile (mentre Crotone quale hot spot) costituisce, dunque, una delle zone della regione in cui si concentrano la maggior parte delle azioni a favore dei migranti, proprio per i grandi numeri con cui si confronta.  Come si opera per gestire questa delicata questione umanitaria?

Innanzitutto tramite il Coordinamento ecclesiale sbarchi, di cui mi occupo insieme a Bruna Mangiola e padre Bruno Mioli ed al quale hanno aderito associazioni cattoliche e religiose con cento volontari, fronteggiamo i bisogni immediati, e quindi primari, di chi arriva. Necessità impellenti ed urgenti che riusciamo a soddisfare grazie ai fondi dell’8×1000 ed alla solidarietà della comunità reggina. Lo step immediatamente successivo riguarda i minori non accompagnati. Proprio per andare incontro alle esigenze dei piccoli migranti, l’associazione temporanea di scopo Filoxenia (che coinvolge la comunità Papa Giovanni, le parrocchie di Cannavò e Montebello, i Missionari della Via e l’associazione Abakhi) ha individuato luoghi dove accogliere i minori che giungono soli sulle nostre coste attuando concretamente il concetto di ospitalità diffusa per garantire loro serenità e dignità. Attualmente nelle nostre strutture ci occupiamo di 78 giovanissimi.

Di quali dati stiamo parlando?

UNO SBARCO A RCRiferendoci al solo 2017, sino adesso a Reggio Calabria si sono verificati 12 sbarchi, per un totale di migranti arrivati che si assesta sulle 7108 unità. Il 16% (cioè 1154) sono minori ed è stato accertato che 40 tra queste persone fossero vittime di tratta.

Quali le principali difficoltà nel meccanismo dell’accoglienza? Come tutelate i minori non accompagnati?

Posso riferirmi alla realtà reggina in cui ci muoviamo ed operiamo; però, grazie ai contatti creati in questi anni riscontro le medesime problematiche e difficoltà anche nelle altre aree calabresi coinvolte dal fenomeno migratorio. In primis, come già accennavo, la collocazione dei minori non accompagnati, nonché la collocazione dei neomaggiorenni nelle strutture successive e quindi la programmazione della seconda accoglienza che non dispone di molte possibilità a livello numerico. E poi gli accertamenti sanitari, con particolare attenzione all’etnopsichiatria necessaria di fronte a determinate situazioni che narrano di vissuti pesanti, a volte tragici, che si trovano a confronto con nuove condizioni territoriali e culturali.

Papa Francesco al Ted 2017, (conferenza a Vancouver di esponenti dell’economia, delle scienze e della cultura a livello mondiale sul tema “The future you” n.d.r.) ha recentemente dichiarato:Nessuno di noi è un isola, un io autonomo e indipendente dagli altri. Possiamo costruire il futuro solo insieme, senza escludere nessuno”. Quali ostacoli incontra quest’affermazione in un’epoca storica contraddistinta, a tutti i livelli, da egoismi?

sbarcoSicuramente la paura dello sconosciuto è la condizione più difficile da scardinare. E’ necessaria, perciò, un’onesta informazione, a tutti i livelli e soprattutto dal punto di vista mediatico su ciò che è, oggi, realmente il fenomeno dell’immigrazione per non incorrere nella strumentalizzazione di storie di vita ed esperienze drammatiche.

 

FacebookTwitterGoogle+EmailLinkedInPinterest

I commenti sono chiusi.