Gli antichi giochi di strada fossatesi danno visibilità alla cultura ludica calabrese

Tutto ebbe inizio nel 2008, quando sul sito dell’associazione “I Fossatesi nel Mondo” furono pubblicate foto di persone che si cimentavano entusiaste nei vecchi giochi di una volta, ritornando bambini per qualche ora.Fossatesi a Verona Quegli scatti incuriosirono a tal punto i membri del Consiglio direttivo dell’Aga (Associazioni giochi antichi) di Verona da indurli a formalizzare un invito ufficiale al “Tocatì”, il Festival internazionale dei giochi di strada, all’epoca alla V edizione. Da allora “I fossatesi nel mondo”, associazione culturale di Fossato Ionico, piccola frazione pre-aspromontana in provincia di Montebello Jonico, sono diventati assidui frequentatori della prestigiosa kermesse ludica, unica nel suo genere, che si svolge ogni anno a metà settembre nella città di Giulietta e Romeo, giunta quest’anno alla XV edizione e recentemente dichiarata dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità.
Il sodalizio guidato dal presidente Mimmo Pellicanò è l’unica associazione calabrese puntualmente presente in terra scaligera, tra le pochissime del Sud Italia. Tra le vie e le piazze del centro storico della cittadina veneta, i fossatesi, nel corso di questi anni, si sono esibiti nei tradizionali giochi dei “Rrumbuli”, “Mazza e piridhu” e “U’ brigghiaru”, strappando applausi a scena aperta.Una spedizione dei Fossatesi al Tocati' di Verona Particolarmente apprezzato quest’ultimo, un’antichissima versione del moderno bowling che si pratica con 9 birilli e una palla in legno. Un gioco ancora molto diffuso nella piccola Fossato e praticato fin dall’antico Egitto e in Magna Grecia, passando per i Celti e la Roma imperiale.
Migliaia le persone che, annualmente, affollano Verona per vedere e provare giochi provenienti da tutta Italia: dalla classica briscola alle “Pljocke” del Molise, dal “Pallone col bracciale” marchigiano alla lotta sarda “S’istrumpa”, fino ad arrivare al “Palet” valdostano ed altri ancora.
Da qualche tempo il Tocatì ha assunto valenza internazionale. Nel 2016, infatti, ospite della manifestazione è stata la Cina, con cui proprio i fossatesi hanno dato vita ad un interessante e suggestivo scambio culturale, cimentandosi in un’emozionante sfida con i giocatori di rrumbuli cinesi.
Con quella di quest’anno – ha detto Mimmo Pellicanò, presidente dell’associazione fossatese – siamo arrivati alla nostra sesta presenza al Tocatì. Ciò significa che gli amici veronesi hanno un feeling speciale con noi gente del Sud. Le nostre partecipazioni al Festival ci onorano in quanto abbiamo l’opportunità di far conoscere la nostra terra, le nostre origini, la nostra storia, dando altresì lustro alla nostra associazione e consentendoci di esportare e far conoscere al di fuori dei confini regionali le tradizioni ludiche fossatesi”.
Il gioco du brigghjaruPartecipare al Tocatì significa coniugare l’utilizzo degli storici spazi cittadini con il gioco, per poter vivere meglio la città e promuovere le culture ludiche tradizionali. Il Festival offre, con una formula ormai consolidata, la possibilità al pubblico di partecipare a giochi di diverso genere e provenienza, accuratamente selezionati per la qualità ludica e per il patrimonio storico e culturale che testimoniano. “Tutti motivi questi – conclude Pellicanò – che ci rendono orgogliosi e fieri e che ci consentono di pubblicizzare in Italia e nel mondo la nostra terra d’origine. Peccato che il Comune di Montebello non abbia mai ritenuto di dover concedere alcun contributo per la nostra presenza a questa importante manifestazione, dimostrando scarsa sensibilità per le iniziative che procurano un’immagine positiva al proprio territorio”.

 

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