I produttori del Greco di Bianco Doc fanno rete

Una rete d’imprese fra i produttori del Greco di Bianco Doc, per promuovere il vino passito, uno dei più antichi d’Italia, valorizzando una terra che merita d’inserirsi nei più rinomati circuiti turistici.
IMG-20171005-WA0022A dar vita al progetto – nato nel segno della collaborazione operativa e di obiettivi comuni – le aziende vitivinicole del territorio. Realtà produttive che hanno puntato su questo vitigno autoctono calabro, (ormai assodato essere una Malvasia) e sul rilancio di un’area come la Costa dei Gelsomini ricca di storia e di bellezza.
L’annuncio è stato dato in occasione del convegno “Il Greco di Bianco Doc e il Mantonico Igt raccontano la storia del territorio. Come valorizzarli”?
Moderato dal giornalista Mimmo Vita, presidente Unaga (Unione Nazionale Associazione Giornalisti Agricoli), l’evento si è svolto nella splendida cornice della Villa Romana di Casignana, gioiello archeologico di inestimabile valore per la testimonianza storica e per la bellezza dei mosaici del II, III e IV secolo d.C.
All’incontro, patrocinato da: Comuni di Bianco e Casignana, Regione Calabria, Città Metropolitana e Associazioni di Categoria, sono intervenuti autorità nazionali, regionali e locali, tra cui il parlamentare Nicodemo Oliverio ed il consigliere regionale e capogruppo del PD Seby Romeo. Presenti anche: i professori Attilio Scienza, dell’Università di Milano e Rocco Zappia, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; i sindaci di Bianco Aldo Canturi e di Casignana Vito Crinò; il presidente dei sindaci della locride Rosario Rocca; Claudio Saporito (presidente Consiglio comunale di Bianco); Vincenzo Maione (Arsac); Gennaro Convertini (presidente Casa dei vini di Calabria); Saveria Sesto (associazione Città del Vino); Ferdinando Maisano (presidente Rete delle vigne del Greco di Bianco); Franco Scordino (commercialista); Anna Maria Guiducci (Soprintendente Archeologia RC); Andrea Musmeci (presidente Arga Calabria); Antonio Cufari (enologo); GianfrancoAdornato (archeologo); Antonio Lupini (Confagricoltura); Gianluigi Hyerace (Coldiretti).
IMG-20171005-WA0015La vite dalla quale si ricava il Greco di Bianco ha origini molto antiche: si ritiene che il primo tralcio sia arrivato in Calabria, nel territorio di Bianco, nella locride, già nel VII secolo a.C., quando i Greci sbarcarono nella Calabria jonica, presso il promontorio Zefirio, oggi chiamato Capo Bruzzano dove si può ammirare una delle spiagge indicate fra le più belle d’Italia. Ma se il Greco di Bianco è un vino che occupa una particolare nicchia nel vasto mercato enologico, è sul Mantonico che si è concentrata l’attenzione dei relatori, in particolare del prof. Scienza. “Un vino originale da inventare, che può essere il nuovo volano dell’enologia del territorio. Un vino, il Mantonico, che a differenza del Greco Doc, prezioso in quanto ottimo passito ma consumato principalmente nei momenti importanti, è più duttile e quindi più adatto ad un uso immediato come richiesto oggi dalla moda del bere”, ha spiegato il prof. Scienza. A sua volta, il prof. Rocco Zappia ha sottolineato che il vitigno del Greco di Bianco Doc è “una Malvasia, quindi con relazioni individuate a livello di germoplasma con le varie malvasie mediterranee, a cominciare da quelle dell’ex Jugoslavia”. La sua storicità è documentata anche dalla tecnica di appassimento delle uve raccolte rigorosamente a mano e poste delicatamente su graticci di canna al sole (alcuni produttori usano tecniche più moderne, ma ammesse dal disciplinare).
L’iniziativa è stata occasione per un interessante press tour alla scoperta delle realtà produttive, del tradizionale metodo di appassimento delle uve, della pigiatura e della torchiatura e per apprezzare luoghi straordinari sconosciuti al turismo di massa.
IMG-20171005-WA0013I giornalisti dell’Unaga e dell’Arga (la stampa agricola e agroalimentare italiana, gruppo di specializzazione della Fnsi, e la sua articolazione calabra) si sono recati presso diverse aziende produttrici del vino Greco: Ceratti, Moscatello, Dioscuri, Baccellieri, Caridi, Maisano, Lucà Viglianti, Brancatisano e Naimo. Un momento di conoscenza e confronto oltre che sulle tecniche di coltivazione e di lavorazione anche sulle potenzialità di commercializzazione del Greco Doc e del Mantonico Igp, aspetto quest’ultimo su cui sicuramente si dovrà ancora lavorare molto, considerato che l’export rappresenta un settore ancora debole.
Fra i momenti culturali: le visite al Museo Archeologico Locri Epizeferi, alla Villa Romana di Casignana, agli antichi Palmenti della Magna Grecia e al Museo del Vino “La Verde” di Bianco. Una bella pagina scritta dai giornalisti del settore assieme alle Istituzioni e ai produttori. Accade sempre così quando si fa rete. Tanta strada resta da percorrere per esaltare potenzialità ancora non pienamente espresse. Come quelle che vanta la Calabria e, nella fattispecie, la Riviera dei Gelsomini, terra ricca di siti archeologici, eccellenze enogastronomiche, bellezze paesaggistiche, come le piscine naturali di Capo Zefiro, e lo stesso entroterra con i suoi graziosi borghi storici adagiati sulle pendici dell’Aspromonte.

 

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