La lezione dell’Aspromonte: zero incendi con i pastori “sentinelle” della montagna. Bombino: “Siamo pronti a far parte della rete mondiale dei Geoparchi – Unesco”

Da quattro anni alla guida dell’ ente Parco d’Aspromonte, docente del dipartimento di Agraria all’ Università Mediterranea di Reggio Calabria, Giuseppe Bombino non ha dubbi. Asserisce: “la promozione di green community rappresenta un imprescindibile processo di valorizzazione e razionalizzazione delle risorse su cui fondare uno sviluppo desiderabile.”

Il presidente del Parco nazionale dell’Aspromonte Giuseppe Bombino

Il presidente del Parco nazionale dell’Aspromonte Giuseppe Bombino

Più volte vittima di vili atti intimidatori, il presidente del Parco d’Aspromonte ha continuato nel suo impegno  senza mai indietreggiare. Affrontando, con sobrietà e grande determinazione,  le responsabilità e le sfide che discendono non solo dalla Presidenza del Parco nazionale, ma anche da coordinatore regionale di Federparchi. Lo ‘sforzo internazionale’ della candidatura Unesco per quanto riguarda la rete dei geoparchi, la centarlità della cultura nei processi di difesa e salvaguardia della biodiversità, la pianificazione strategica del servizio antincendio: sono alcune delle questioni cruciali  che hanno contraddistinto l’operato di Bombino.

Il Parco dell’Aspromonte si candida ad entrare nella rete mondiale dei Geoparchi Unesco. Su quali aspetti si punterà per il raggiungimento di questo importante riconoscimento?

“L’Aspromonte, noto nella letteratura scientifica di settore come arco “Calabro – Peloritano”, è “saldato” all’ossatura della catena appeninica che manifesta, lungo tutta la penisola, una monotona sequenza di rocce sedimentarie. Ma di Appenino la nostra montagna d’Aspromonte sembra avere ben poco, poiché, inaspettatamente, mostra rocce metamorfiche e magmatiche, completamente diverse dalle precedenti per età e composizione, la cui morfologia offre un paesaggio dalle forme severe e con  imponenti sembianze tipicamente alpine. Possediamo una singolare e straordinaria storia geologica con numerosi (circa 90) geositi, alcuni dei quali di rilevanza internazionale. La presenza di successioni sedimentarie di ambiente continentale-costiero e marino, che coprono un basamento di rocce metamorfiche e carbonati, rivelano la loro storia ultramilionaria e sono del tutto correlabili ad identiche successioni presenti in Provenza e nel Bacino ligure-piemontese. Queste aree, 35 milioni di anni fa, costituivano un’unica piana alluvionale con relativo bacino marino, poi smembrata durante i movimenti che hanno prodotto la formazione di Alpi e Appennini. Ultimamente, abbiamo partecipato alla Conferenza europea sulla geologia, e devo prendere atto che, intorno alla candidatura dell’Aspromonte, vi è una grande aspettativa. Probabilmente creata dalle caratteristiche geologiche che stanno attraendo l’interesse della comunità scientifica. Siamo un esempio unico nella storia geologica d’Italia per evoluzione geodinamica,  tale da poter rafforzare il nostro percorso di candidatura al programma ‘Unesco Global Geoparks’, strumento che l’Unesco offre per valorizzare sia  il patrimonio geologico che le iniziative di carattere socio economico che intorno ad esso possono avere luogo. Sul territorio, pertanto, stiamo attivando tutti quei percorsi di conoscenza e sensibilizzazione che puntano al coinvolgimento della comunità in una visione più ampia e consapevole sulle opportunità offerte dall’Unesco Geoparks”.

Natura e Cultura: un binomio sul quale sta puntando tantissimo. Perché?

aspromonte2L’intelligenza nativa della natura e il genio dell’uomo si cercano e si fondono in una progettualità che unisce, docilmente, il territorio e le sue identità. L’esaltazione del connubio “natura&cultura”, che caratterizza la politica dell’Ente nell’ottica di elevare i significati e le molteplici espressioni della montagna d’Aspromonte, è costante. Questo  impegno ha condotto, tra l’altro, alla creazione della “Rete dei Musei del Parco”, con quasi venti strutture coinvolte in un processo di identificazione e di sinergia che arricchisce l’offerta culturale e turistica del nostro territorio. Sono diversi i provvedimenti concepiti dall’Ente Parco per valorizzare il patrimonio artistico della nostra terra. Non ultimo, il restauro dell’Annunciazione di Antonello Gagini, il gruppo marmoreo rinascimentale presente all’interno della Chiesa di san Teodoro in Bagaladi. Non possiamo immaginare uno sviluppo desiderabile delle nostre comunità, escludendo un processo di identificazione culturale capace di sollecitare le migliori intelligenze della nostra terra, rendendole intellegibili e prioritarie. Vi sono esperienze culturali e artistiche in Aspromonte che portano nel grembo anni di storia e che hanno bisogno di essere narrate e conosciute.

Da coordinatore Federparchi-Calabria, è stato cofirmatario della convenzione tra Legambiente e Riserva Valli Cupe per la  promozione di una specifica green community. Le  Valli Cupe, Riserva grazie ad una legge regionale,  sono un modello naturalistico da esportare?

Tutto ciò che ruota intorno al “green” è un’opportunità. La promozione di green community rappresenta un formidabile  processo di valorizzazione e razionalizzazione delle risorse su cui fondare uno sviluppo sostenibile, senza filtri e con la convinzione di percorrere la strada giusta. La filosofia conservativa che ispira le green community non è un ostacolo, bensì una chance ulteriore: Valli Cupe è un modello sicuramente positivo da guardare e seguire con attenzione, atteso che intorno a questo sito e grazie all’impegno costante del direttore Carmine Lupia, sono già in atto processi di crescita e sviluppo.

Il “sistema antincendi” sul territorio del Parco ha scongiurato, in controtendenza con il resto della regione, il verificarsi di roghi e di calamità che avrebbero certamente sfregiato il suo patrimonio naturale e di biodiversità. Qual è stata la strategia pianificata?

aspromonte3Per tre anni consecutivi, e fino al 2016, zero incendi hanno interessato l’area protetta del Parco dell’Aspromonte. Anche nell’estate appena conclusa, nonostante una situazione catastrofica sia a livello nazionale che regionale, l’area del Parco d’Aspromonte è quella che ha subito i minori danni. Il nostro approccio alla prevenzione degli incendi boschivi, dunque, continua a rivelarsi efficace e proficuo. La formula messa a punto per la difesa del patrimonio forestale e della biodiversità dell’area protetta prevede, infatti,  il coinvolgimento delle associazioni di volontariato e protezione civile, ma soprattutto dei pastori, degli allevatori e dei coltivatori diretti.  A queste ultime figure, in particolare, è stata affidata l’ interpretazione inedita del ruolo di eco-pastore e di custode della natura aspromontana. E’ una filosofia innovativa quella che ha dato origine al progetto ‘eco pastore-sentinella del Parco’. Abbiamo fortemente scelto di ritornare alle origini storiche, culturali, e antropologiche, instaurando con i primi guardiani dell’Aspromonte un rapporto sinergico e collaborativo.  Il progetto è incentrato sulla tutela e valorizzazione delle risorse agro-ambientali del Parco, attraverso il coinvolgimento dei soggetti che più intimamente vivono la sua  realtà  e meglio ne conoscono le criticità: i pastori. Tramite le azioni proposte s’intende spogliare il pastore del mero ruolo di conduttore e custode di greggi, ed investirlo di un compito più articolato, di osservatore dell’ambiente e sentinella, impegnato in un’azione di presidio del territorio che, in realtà, nel passato egli ha sempre svolto, mosso da una consapevolezza, una condivisione e rispetto dei tempi e degli eventi della natura che, purtroppo, ai giorni nostri non si ravvisano quasi più, soffocati come siamo da altre e più pressanti esigenze e dalla carenza di sensibilità verso le problematiche ambientali. Abbiamo creato una trama intelligente per la salvaguardia di un patrimonio ambientale e naturalistico di inestimabile valore. Il coinvolgimento dei pastori, che da sempre esprimono l’affascinante rapporto uomo-natura, ci ha permesso di rafforzare la nostra azione di tutela sul territorio. Tutti i soggetti coinvolti si sentono sempre più al centro di un progetto condiviso che, attraverso gli obiettivi della difesa del bosco, sostiene percorsi di promozione socio-economica del territorio del Parco, di valorizzazione delle sue risorse e di rispetto delle regole. I pastori, in questa rinnovata veste, rappresentano, dunque, un asse importante del modello di prevenzione degli incendi boschivi varato dal Parco nazionale dell’Aspromonte, nell’ambito del quale la loro collaborazione integra la rete degli altri soggetti coinvolti, quali le associazione di Protezione civile, vigili del fuoco, Azienda Calabria Verde, carabinieri forestali. La strategia si è rivelata positiva per il quarto anno consecutivo e può divenire modello di gestione e pianificazione antincendio su scala regionale per prevenire quanto accaduto nell’estate devastante appena trascorsa”.

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