Città metropolitane: fatta la legge, ora la si vuole riformare

Appena nate, eppure già con mille problemi cui dover far fronte. Le 14 Città Metropolitane provano a darsi slancio, ma la struttura stessa della riforma Delrio e la ristrettezza dei fondi a disposizione non aiutano.
E, dunque, nonostante sia stata praticamente appena varata, già si comincia a discutere  di una possibile riforma della legge complessiva di riordino degli Enti Locali.

Reggio Calabria “città metropolitana” vista dall’alto.

Reggio Calabria “città metropolitana” vista dall’alto.

Una revisione in corsa che è stata chiesta a gran voce durante l’ultimo vertice tra i rappresentanti delle Città Metropolitane di tutta Italia che ha avuto luogo a Milano. In rappresentanza della Città di  Reggio Calabria ha preso parte ai lavori il vicesindaco Riccardo Mauro.
Due sono i problemi di fondo che sono stati sottolineati, ancora una volta, al tavolo meneghino. Così come era avvenuto appena un anno fa. Il primo riguarda l’esiguità dei fondi a disposizione per le esigenze delle Città Metropolitane.
Del resto non è una novità: la finanza locale è ridotta al collasso. Complessivamente le ex Province hanno un deficit strutturale di oltre 350 milioni di euro all’anno. Anche limitandosi all’ordinaria amministrazione, insomma, producono comunque debiti. Le 14 Città Metropolitane (dove vivono oltre 22 milioni di italiani) da sole pesano per quasi il 50% di questo importo e la sola Città metropolitana milanese quest’anno registra un deficit record di 70 milioni.
Davanti ad un quadro del genere si può capire lo stupore generale degli amministratori quando si sono trovati davanti la reale disponibilità per l’anno in corso: soltanto 12 milioni.
Con un ulteriore e increscioso problema: non esistono criteri precisi per arrivare alla suddivisione di un così esiguo tesoretto. «Criteri inaccettabili» ha detto il vicesindaco di Reggio Calabria Mauro, ma il pensiero è condiviso anche dagli esponenti delle altre Città Metropolitane italiane, a partire dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris che giudicato «inaccettabile dover litigare sulle briciole».
Anche perché, per ovvie ragioni, procedendo in questa maniera i fondi andranno agli Enti che incontrano maggiori difficoltà a chiudere i bilanci. Nell’anno in corso, proprio Milano.
Il secondo problema riguarda, invece, la difficoltà che stanno incontrando le Città a ottenere le funzioni che le Regioni avrebbero dovuto trasferire da tempo. Un passaggio fondamentale per entrare nel vivo delle proprie funzioni e che va curato con particolare attenzione. Ma anche su questo tema la legge non avrebbe fornito gli strumenti necessari, mettendo in ulteriore difficoltà gli amministratori locali.
«Lo Stato deve dimostrare di voler credere nelle Città Metropolitane» ha riferito ancora Mauro, spiegando che si tratta di un pensiero condiviso in generale e specialmente dalle Città Metropolitane del Sud come Palermo, Catania, Messina e Bari. Le Città che più delle altre hanno voluto vedere nella riforma una possibilità di sviluppo per territori in palese difficoltà rispetto al resto del Paese e aggrediti senza pietà dalla terribile crisi economica degli ultimi anni.
Davanti ad un quadro così confuso, il vertice di Milano non poteva che chiudersi con il via libera unanime alla decisione di chiedere un incontro al premier Paolo Gentiloni, da svolgersi il prima possibile, per fare il punto della situazione. Ed ottenere risposte precise su due punti: aumentare le risorse disponibile e lavorare per una revisione della riforma Delrio. Dopo qualche mese le Città Metropolitane, adesso messe alla prova dall’approvazione dei rispettivi bilanci, aspettano ancora la convocazione da parte dell’esecutivo nazionale. Naturale che questo tema sarà uno dei principali con i quali le forze politiche dovranno misurarsi anche in vista della campagna elettorale per le prossime elezioni politiche.

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