Una nave e un container per stivare la memoria

A Camigliatello, il museo multimediale dell’emigrazione esplora e racconta le due facce della stessa medaglia.

Promosso dalla Fondazione Napoli Novantanove, il luogo museale dell’emigrazione italiana ha una nuova sezione con installazioni video per ricordare il dramma dell’immigrazione nel Mediterrane.

 

La Nave della Sila 2Un bastimento e un container carichi di memorie, lacrime, drammi, speranze ma anche sogni avverati. Sembrano arenati, per un bizzarro scherzo del destino, sull’altopiano silano.
Siamo nel cuore della grande montagna calabrese, tra Camigliatello e il lago Cecita. La suggestiva, imbarcazione è una nave-museo. Insieme all’adiacente contenitore metallico documenta con una ricerca rigorosa un unico fenomeno che abbraccia quattro continenti e almeno sei generazioni.
Il bastimento riguarda un centinaio di milioni di uomini e donne, e il loro impatto con la realtà di territori lontani e quasi sempre assai diversi, nell’America del Nord e in quella del Sud, in Europa e in Australia. Nella nave-museo c’è il racconto di quello che eravamo e non vogliamo ricordare. Quello che preferiamo rimuovere. Perché scomodo, doloroso, imbarazzante.
Voluta dalla Fondazione Napoli Novantanove e ospitata nell’antica vaccheria restaurata dei baroni Barracco, La Nave della Sila è il primo museo multimediale che racconta l’emigrazione italiana in un’ottica non regionale. Un’accorta scenografia e un sapiente uso delle luci e degli spazi riescono a far rivivere la grande epopea dei nostri emigranti. Il risultato è storicamente corretto, di facile lettura e coinvolgente – grazie anche a supporti musicali, video e a una banca dati.
NaveSilaContainer2Sul piroscafo si snoda un denso percorso di gigantografie, documenti e oggetti, valigie, passaporti, giornali, biglietti, locandine, regolamenti di viaggio che s’intrecciano con i testi curati da Gian Antonio Stella. E’ un affresco lungo più di un secolo, segnato da lacrime e sangue versati mentre si veniva sradicati dal proprio vissuto e poi nelle esperienze di difficile adattamento.
Nel container, invece, c’è l’altra faccia della medaglia. Per otto minuti, crudi e intensi, una video-istallazione di forte impatto mette i visitatori in presa diretta col dramma di “chi con le proprie vite segna le tracce del Mediterraneo”.
Una volta dentro, ti assalgono sensazioni claustrofobiche. E ti senti addosso, in tutta la sua pesantezza, l’esperienza di chi deve andar via, da clandestino, per cercare una nuova patria. Mentre scorrono fotogrammi e sequenze, dentro al container avverti l’angoscia dei volti, le voci, i respiri e i suoni del dramma e del mare.
La Nave della SilaQuanti sono? “Innumerevoli”… I censimenti brancolano, le stime annaspano. Sfilano, e colpiscono e commuovono, i fotogrammi dei viaggi di disperazione e speranza dei popoli migranti. Ecco i barconi, le carrette del mare, le zattere e i container che affondano in un Mediterraneo che, ieri e oggi, a volte fa “annegare per negare”, come sottolinea la ruvida, intensa voce narrante dello scrittore Erri De Luca.
Si chiama “Mare Madre” il container che ha gettato l’ancora accanto alla nave-museo dell’emigrazione italiana. Si sta sempre nel cuore del Sud più profondo, in una Calabria che da terra di emigrazione s’è fatta terra di sbarchi e di immigrazione. Approdo di nuove diaspore, terra promessa di altre rotte, altri popoli.
“Mare Madre – spiega Mirella Barracco, presidente di Napoli Novantanove – è un atto dovuto in questa regione che, da terra di emigrazione, sta rivivendo la drammatica esperienza al contrario. La Calabria è stata sempre considerata una terra di partenza. Non bisogna, però, dimenticare la sua capacità di accogliere l’altro, in un rapporto di piena integrazione sociale”.

 

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