Roberto Crea, lo scienziato dell’insulina sintetica, sta lavorando ad un progetto di portata storica: “Così sconfiggeremo il Parkinson”

Nell’ incantevole cornice del Castello Aragonese di Reggio Calabria, è andata in scena la 27^ edizione del Premio Solidarietà Nello Vincelli, istituito dall’ associazione Nuova Solidarietà nel 1991, quale riconoscimento ad una personalità calabrese che si sia distinta in Italia e nel mondo, non solo per qualità professionali, ma soprattutto per quelle morali e per gesti concreti di solidarietà.

da sinistra: saverio Mannino, Nico D'ascola, Nancy Iachino,, Roberto Crea,Enzo Petrolino, Fortunato Scopelliti, Nuccio Vadalà, Don Pangallo, Don Iach

da sinistra: saverio Mannino, Nico D’ascola, Nancy Iachino,, Roberto Crea,Enzo Petrolino, Fortunato Scopelliti, Nuccio Vadalà, Don Pangallo, Don Iach

L’insignito è stato il dottor Roberto Crea, chimico, ricercatore ed imprenditore calabrese, considerato un ‘pioniere delle biotecnologie’, contribuì personalmente all’ invenzione dell’insulina sintetica, innovazione storica per la scienza moderna. Nato e cresciuto a Reggio Calabria, dopo gli studi a Messina e la specializzazione in Olanda, si trasferì in California, ed iniziò a lavorare per la Genentech, colosso mondiale nel campo della ricerca, specializzata in attività biotecnologiche: la società che finanziò lo sviluppo dell’insulina umana costruita geneticamente. Nel 1977, grazie alla cooperazione della ‘City of Hope’ (Centro di Ricerca Medica di Los Angeles), la sintesi del gene dell’insulina umana fu realizzata da quattro scienziati guidati da Roberto Crea. Da allora la sua ascesa professionale nel campo delle biotecnologie è stata inarrestabile. Imprenditore di successo e amministratore delegato di aziende che contano oltre dieci mila dipendenti, Crea ha una formazione cattolica e un legame viscerale con la propria terra. Nonostante gli interessi intercontinentali non rinuncia mai a trascorrere qualche giorno nella sua terra d’origine.
Dal palco del Premio Vincelli ha annunciato una notizia che potrebbe rivoluzionare la sanità mondiale. Una cura che aggredisce e regredisce il morbo di Parkinson.

  • A distanza di quarant’anni dalla sua partenza per gli Stati Uniti, come ritrova la sua amata terra?

“Bella, accogliente, solare. Ma anche ferita. Martoriata da un processo economicamente involutivo che non ha permesso di sfruttare positivamente le sue risorse. Soprattutto quelle umane. Quando presi un treno per l’Olanda, la Calabria contava oltre tre milioni di abitanti. Oggi, ne ha meno di due milioni. Evidentemente è mancata un’idea di sviluppo che valorizzasse il mare, il territorio, l’agricoltura nostrana e la nostra identità culturale.”

  • In America si è realizzato come ricercatore, come scienziato e soprattutto come imprenditore. È stato un processo complicato?
da sinistra: Francesco scopelliti, Enzo Petrolino, Roberto Crea, Fortunato Scopelliti

da sinistra: Francesco scopelliti, Enzo Petrolino, Roberto Crea, Fortunato Scopelliti

“Non è stato complicato. Ma ad un certo punto ha avuto la necessità di un estremo coraggio. Nei primi anni Settanta, arrivato in California lavorai per un colosso del campo della ricerca, la Genentech. Il progetto della sintesi dell’insulina rivoluzionò il campo delle biotecnologie ma anche del mondo della ricerca in questo settore. Si aprirono nuovi scenari economici e si riuscivano ad attrarre interessi e fondi privati e pubblici. Grazie al brevetto dell’insulina, riuscì a disporre di una piccola forza economica, che mi ha permesso di fare una scelta rischiosa: da semplice chimico e ricercatore, diventare imprenditore o meglio, businessman, imprenditore delle mie ricerche e dei miei studi. Appunto, con una forte dose di coraggio, rilevai la Genentech e con sacrifici e duro lavoro, mi sono brillantemente affermato in tutto il mondo.”

  • Cosa vuol dire fare impresa in America e cosa vuol dire fare impresa in Italia?

“Sono due mondi completamente diversi. Lo dico per esperienza personale. Mentre in   America gli stati, ma ancor prima i privati sollecitano il mondo delle imprese investendo a fondo perduto e rischiando tantissimo in progetti aziendali e di ricerca, in Italia sembra esserci una volontà di inibire l’imprenditore e gli investitori che hanno voglia e coraggio di scommettere sulle proprie idee. Mentre negli ‘States’, sono proprio gli investitori ad incitare i privati nello sviluppo di nuove idee che potrebbero stravolgere positivamente l’economia di un determinato territorio. Anni fa comprai dei vigneti in Toscana, a Capalbio, un investimento che riguardò più di cinquanta ettari di terre. Costituì un’azienda vinicola. Ma le prassi burocratiche soffocavano la mia voglia di investire e continuare ad investire su una mia passione. Tutt’oggi scoraggiato da questo atteggiamento, burocraticamente troppo stringente, sto cercando un nuovo acquirente a cui vendere la mia azienda.”

  • Quali sono i progetti in cantiere per il futuro prossimo?
il dottor Crea con i dirigenti di Nuova Solidarietà

il dottor Crea con i dirigenti di Nuova Solidarietà

“Stiamo lavorando ad un progetto di portata mondiale, che potrebbe sconfiggere il ‘morbo di Parkinson’. È in una fase sperimentalmente avanzata la ricerca che sto portando avanti grazie all’ospedale di Catania che riguarda il recupero di polifenoli delle acque di vegetazione, una classe di sostanze che si trova nella sansa delle olive e che, attraverso prove cliniche, ha dimostrato di avere principi antinfiammatori efficacissimi, senza effetti collaterali. Principi attivi che agiscono sul sistema neurologico e sul sistema dopaminergico attaccando il morbo di Parkinson nella fase primordiale della malattia.”

  • Ritornerà in Calabria, per restarci?

“Questa domanda me la pongo quotidianamente. E ancora non saprei darmi una risposta. L’amore per la Calabria è fortissimo, ma ci sono altri fattori da considerare e che giocano un ruolo fondamentale su questa scelta. Ad oggi non sarei nelle condizioni di tornare, perché la mia vita, e il mio mondo orbitano a San Francisco. Le aziende e le responsabilità che ne derivano ad oggi, non mi permettono di immaginare un futuro immediato lontano dalla California.”

 

 

 

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