Una legge condivisa sulla fusione dei comuni. Viscomi: “Si puo’ fare!”

Le fusioni si possono fare. Sono necessarie, ma senza farsi prendere dalla fretta. In questo campo, delicatissimo, che incide sulle identità delle singole realtà e sulla storia degli individui e delle collettività, occorre muoversi senza imposizioni, ma con cognizione di causa e con la partecipazione convinta dei cittadini. Vanno fatte nell’interesse del cittadino ad avere servizi efficienti, considerata la condizione finanziaria disastrosa del sistema delle autonomie locali, ma anche per irrobustire ruolo e status degli enti locali, con l’obiettivo di mettere al centro della politica regionale i comuni.

Il prof. Antonio Viscomi, vicepresidente della Regione CalabriaE soprattutto con l’obiettivo – ha affermato il prof. Antonio Viscomi, vicepresidente della Regione – di ricostruire la coesione sociale che in Calabria è pericolosamente sfilacciata”. Una giornata di discussione sulla questione “fusione dei comuni” in Calabria alla “Cittadella regionale” di Catanzaro organizzata di concerto con il Formez. Un forum di livello, che ha registrato una serie di relazioni puntuali (di esperti e docenti universitari) che hanno esaminato ogni sfaccettatura, economica, giuridica, culturale del fenomeno. Tantissimi gli interventi di amministratori locali e di esponenti di categorie professionali. Nello specifico, gli argomenti trattati hanno riguardato gli aspetti economici,giuridici, organizzativi e metodologici, ma anche le criticità delle unioni, della estinzione associata, con particolare attenzione alla fusione tra Enti locali. All’incontro erano presenti numerosi sindaci e dirigenti comunali. Viscomi, proprio per sottolineare l’attenzione crescente degli enti locali verso i processi di integrazione, ha ricordato le recenti esperienze di Casali del Manco, di Cosenza e Rende; la volontà in tal senso espressa da Rossano, Corigliano e Cassano e da alcuni amministratori di Polistena e Cinquefrondi, da Sellia e Sellia Marina, dal Reventino che sta ragionando su una possibile fusione tra 4 o 5 Comuni.
“Di fronte a tutto questo interesse – ha detto Viscomi – la vera sfida del Consiglio regionale in questa legislatura è di ricostruire l’assetto amministrativo attraverso una legge regionale in materia di sostegno e disciplina della fusione tra i Comuni. La Calabria ha 409 comuni e la gran parte, 223, non supera i 3 mila abitanti che, quindi, non sono in grado di sopportare il peso delle competenze attribuite alle amministrazioni locali dalla legislazione più recente e, di conseguenza, non riescono a fornire servizi efficienti alla cittadinanza. Allo stato ci sono molte incertezze e confusione. Ci sono delibere che arrivano alla presidenza della Giunta, altre a quella del Consiglio; ci sono delibere di qualche anno fa di cui si chiede l’applicazione oggi. Insomma, tutte questioni che devono essere riordinate attraverso una disciplina di tipo procedurale. Ecco allora la necessità – ha evidenziato il vicepresidente – di pensare forme di una geografia amministrativa diversa. Credo sia giunto il momento di fornire un supporto che nasca da una gestione partecipata con i sindaci allo scopo di individuare dei criteri guida per una possibile legge regionale in materia di sostegno e disciplina della fusione tra i Comuni. Ma è anche necessario mettere da parte i campanilismi ed affrontare la questione non solo dal punto di vista tecnico- politico ma, soprattutto, dal punto di vista culturale. Ricordo, a tale proposito, una citazione di Augusto Placanica: ‘natura e cultura hanno diviso i calabresi tra di loro e con il resto del mondo’. Parlare di fusione vuol dire guardare in faccia la nostra storia e le nostre capacità di cambiarla. Pertanto, è fondamentale capire che una cosa è la comunità locale con le singole identità, altra cosa è l’amministrazione locale. Quindi, non fondiamo i Comuni per ridurre le spese ma ridefiniamo gli assetti amministrativi per sostenere le comunità locali”.Il vicepresidente Viscomi ha, poi, annunciato che al termine del confronto i partecipanti trarranno la sintesi di tutto il lavoro in un documento di indirizzo da sottoporre ai consiglieri utile per lo svolgimento della loro autonoma attività di legiferazione. Nel corso dell’incontro sono state presentate esperienze di buone pratiche di unione o fusione tra Comuni della Lombardia, con l’intervento di Leonilde Concilio, segretario dell’Unione di Comuni Lombarda “Adda Martesana”; dell’Emilia Romagna, con la relazione di Claudia Tubertini professoressa di diritto amministrativo all’Università di Bologna. I docenti dell’Unical Mariano Marotta, Federico Jorio e Francesco Aiello hanno relazionato sulla scelta degli ambiti ottimali, sugli strumenti previsionali di fattibilità e sulle motivazioni economiche alla base dei processi d’integrazione tra Comuni; Emanuele Barbagallo, partner “Sistema Susio”, si è sofferamto, invece, sugli aspetti manageriali e sui modelli organizzativi della fusione tra enti locali. Sull’iniziativa, il presidente dell’Organismo indipendente di valutazione (OIV) della Regione Calabria Angelo Maria Savazzi ha rimarcato che “si tratta di un confronto multidisciplinare che, anche alla luce delle esperienze delle altre Regioni, ha l’obiettivo di cogliere i diversi aspetti giuridici, amministrativi e della convenienza economica nella prospettiva di offrire al Consiglio regionale elementi utili per l’aggiornamento della normativa ed anche per fornire alle amministrazioni locali dati e informazioni utili e strumenti metodologici per assumere le decisoni più appropriate per i processi d’integrazione”.

 

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