Calabria e Mezzogiorno. Professor Caridi: “tutta un’altra storia”

La storia della Calabria è strettamente legata a quella del Mezzogiorno di cui è stata parte integrante sotto il profilo politico sin dalla metà del secolo undicesimo, quando l’Italia meridionale raggiunse la sua unità sotto i Normanni.
Ebbe inizio, allora, un lungo percorso durante il quale il Mezzogiorno continentale e la Sicilia furono molto spesso politicamente unite sotto la stessa dinastia regnante.

Il prof. Caridi con il presidente del Consiglio regionale Irto al salone del libro Torino

Il prof. Caridi con il presidente del Consiglio regionale Irto al salone del libro Torino

I Normanni introdussero nel Regno di Sicilia (come era definito allora il Sud Italia) il sistema feudale, che sarebbe poi rimasto in vigore fino agli inizi dell’ottocento e la latinizzazione del rito religioso, sottoponendo la Chiesa meridionale, prima dipendente da Bisanzio, alla Cattedra Pontificia di Roma.
Della Calabria nella storia del Mezzogiorno ne abbiamo discusso con il prof. Giuseppe Caridi, ordinario di storia moderna all’Università di Messina, Presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, autore di numerose pubblicazioni di storia regionale e, recentemente, di bibliografie su illustri protagonisti della storia europea, come Carlo III e Francesco di Paola. A quest’ultimo, Caridi ha infatti dedicato un volume in occasione del sesto centenario della sua nascita: “Francesco di Paola. Un Santo europeo degli umili e dei potenti”.
“Alla dominazione Normanna, ha evidenziato il prof. Caridi, è seguita nel 1189 quella Sveva, con l’ascesa al trono di Enrico VI figlio dell’imperatore Federico Barbarossa. Gli Svevi sono rimasti in possesso del Regno di Sicilia per circa settant’anni e l’ultimo esponente di quella dinastia fu Manfredi, figlio naturale di Federico II, che si era proclamato sovrano contro la volontà della Santa Sede che di questo regno deteneva l’alta sovranità. Il Papa Clemente IV, in opposizione al monarca, aveva concesso nel 1265 l’investitura del Regno di Sicilia a Carlo D’Angiò fratello del re di Francia Luigi IX. Con l’appoggio del Papa e del fratello, Carlo D’Angiò preparò una spedizione militare e nel 1266 sconfisse a Benevento l’esercito di Manfredi che morì in battaglia”.
Ebbe così inizio la nuova fase politica con l’avvento degli Angioini. Un periodo molto travagliato per il Mezzogiorno in cui le mire espansionistiche di Carlo suscitarono diffidenza non solo nel Papato che lo aveva sponsorizzato, ma anche nei baroni siciliani, i quali, a causa dello spostamento della capitale da Palermo a Napoli, persero potere.
“Carlo, ha osservato il prof. Caridi, ricevette sottomissione da parte di altre città campane e di gran parte della Sicilia, Calabria e Puglia. Altri  centri della Calabria e della Sicilia non si arresero al nuovo re, creando sacche di resistenza al sovrano, costretto ad altri anni di guerra prima di poter assumerne il totale controllo. Ebbe così inizio la nuova fase politica con l’avvento degli Angioini. L’unità politica del regno si interruppe, però, nel 1282 quando a Palermo scoppiò la rivolta anti francese dei Vespri siciliani. I rivoltosi chiesero l’aiuto del re d’Aragona Pietro III, genero di Manfredi, ed ebbe così inizio una guerra tra Angioini e Aragonesi che si concluse nel 1302 con la pace di Caltabellotta. In base al trattato stipulato, il Mezzogiorno continentale restava agli Angioini mentre la Sicilia passava agli Aragonesi”.
Su come era divisa territorialmente la Calabria, il prof. Caridi ha precisato che “il regno era amministrativamente distribuito in dodici province e, al suo interno, la Calabria era a sua volta articolata in Calabria Citra corrispondente all’attuale provincia di Cosenza e Calabria Ultra comprendente il resto della regione.

IL prof. Caridi a Madrid presso la casa editrice che ha pubblicato Carlos III

IL prof. Caridi a Madrid presso la casa editrice che ha pubblicato Carlos III

Le due province calabresi erano rette da una Udienza con sede a Cosenza guidata da un Preside che rappresentava il potere statale ed aveva competenze di carattere civile e militare. Questi, era coadiuvato dagli Uditori addetti ai vari rami dell’amministrazione.
A causa del forte incremento demografico che si verificò nel corso del cinquecento  in Calabria e nel resto del Mezzogiorno, a Napoli, capitale del regno, si decise di istituire un’altra Udienza nella provincia Ultra. A tale sede, avanzarono la loro candidatura sia Reggio che Catanzaro. Dietro pagamento di una cospicua somma di denaro, nel 1584 fu scelta la città dello stretto. Dieci anni più tardi, però, Reggio subì un grave saccheggio da parte di una squadra turchesca condotta dal rinnegato messinese Scipione Cicala, comandante della flotta musulmana. In seguito a questo disastroso evento, la sede dell’Udienza fu trasferita a Catanzaro. Successivamente, i reggini, ricostruita con tenacia la loro città, ne avrebbero invano richiesto la restituzione al vice re di Napoli. Bisogna, però, attendere fino al 1816, con la restaurazione borbonica sul trono delle Due Sicilie, perché Reggio potesse nuovamente diventare capoluogo di provincia”.
La Calabria fu, difatti, divisa in tre province: Calabria Citra con capoluogo Cosenza, Calabria Ultra Prima con capoluogo Reggio e Calabria Ultra Seconda con capoluogo Catanzaro.
Il prof. Caridi ha così anche delineato le origini storiche della rivalità tra Reggio e Catanzaro, contrasto che, come noto, è esploso con la rivolta reggina del 1970. Un altro aspetto che lo storico ha poi evidenziato è il continuo rapporto sociale ed economico che ha unito storicamente Reggio alla dirimpettaia Messina, con l’auspicio della formazione di una Regione dello Stretto che in un prossimo futuro possa unire le due Aree Metropolitane delle opposte sponde.

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