Un paradigma tripolare “per trasformare i flussi dal Mediterraneo in piattaforme di relazionalità”. L’indagine Censis sui migranti e la Calabria illustrata nella Cittadella regionale

Un ‘paradigma tripolare’ per trasformare i flussi dal Mediterraneo in piattaforme di relazionalità superando la paura “governo”, “opportunità” e “identità”. Sono questi i tre pilastri sui quali fondare la nuova scommessa della Calabria: gestire i flussi dei migranti all’interno di un sistema di integrazione in grado di offrire loro la possibilità di potersi stabilire in Calabria, e poterci vivere. L’Associazione ex consiglieri regionali, presieduta da Stefano Priolo, alla Cittadella regionale, ha promosso un’iniziativa per illustrare e approfondire la relazione Censis sui migranti e la Calabria Stefano Priolo ha definito, intervenendo in apertura dei lavori, i migranti “un fenomeno di portata storica che costringe la politica, gli Stati e le classi dirigenti dell’intera società a misurarsi con le difficoltà di governarlo e alla ricerca delle sue possibili soluzioni.

Al centro del tavolo  Giuseppe De Rita, presidente del Censis

Al centro del tavolo
Giuseppe De Rita, presidente del Censis

E’, il nostro, un percorso di analisi e di sensibilizzazione che abbiamo intrapreso da diverso tempo, già quando nell’ aprile del 2015 abbiamo promosso un convegno sul “Mediterraneo, così vicino così lontano – Nuovi scenari per una nuova Calabria e un nuovo Mezzogiorno.”
Il dibattito, intermezzato dalla toccante e coinvolgente esibizione della cantastorie Francesca Prestia, ormai una vera e propria icona della Calabria che si racconta con la musica, ha concentrato molta attenzione sulle aree interne, caratterizzate da due aspetti in controtendenza l’uno con l’altro: da un lato, il crescente ed evidente spopolamento dei borghi e delle aree più isolate e periferiche del territorio calabrese, dall’altro la possibilità che questi vengano ripopolati dall’ ‘iniziazione’ di nuove comunità di immigrati.
Antonio Viscomi, vicepresidente Regione , ha le idee chiare:
“Occorre concepire un paradigma tripolare per gestire i flussi del Mediterraneo: un’azione di buon governo, che crei opportunità e che valorizzi la nostra identità. Il governo del fenomeno migratorio deve essere una priorità per la Regione. Avere ben chiaro in testa cosa si voglia fare deve essere una prerogativa della politica. Abbiamo il dovere di superare l’altissima retorica dell’accoglienza e un’altrettanta preoccupante retorica della paura. Ma una discussione vera pubblica non c’è mai stata. Questa che offre l’Associazione ex consiglieri è una grande opportunità. Una grande intuizione. Chi governa deve mettere assieme pancia, testa e cuore. Non dobbiamo essere solo accoglienti, non basta. Pubblico e privato con regole pubbliche, devono lavorare assieme. Le opportunità quali sono? Dobbiamo essere in grado, da comunità calabrese, di proporci come interlocutori di una catena migratoria per creare rapporti commerciali con l’altra sponda del Mediterraneo. Ragionare in larga scala con una prospettiva che guardi al futuro. Non solo quindi per il mercato del lavoro o per i servizi primari.

Stefano Priolo presidente Associazione ex consiglieri regionali

Stefano Priolo presidente Associazione ex consiglieri regionali

Ciò non può e non deve bastare. La nostra Identità deve essere lo strumento con il quale superare le paure. L’ identità non è immobile ma si evolve con la capacità di dialogo. L’immigrato non deve scalfire la nostra identità, perché è fatta di costruzioni radicate nella storia. L’incontro con l’ ‘altro’ è un passaggio arricchente.”
Giuseppe De Rita, presidente del Censis, al quale sono state affidate le conclusioni di un’intesa giornata, ha evidenziato l’aspetto empatico che ha racchiuso l’iniziativa sul rapporto del Censis: “Mi è piaciuta la riflessione di oggi perché ha stabilito e ha fatto emergere un tratto di empatia. Il flusso migratorio e l’analisi che lo riguarda non può prescindere dall’empatia. Il presidente Priolo, e tutta l’Associazione degli ex consiglieri regionali, hanno organizzato una giornata di livello nazionale. Il modello calabrese dell’accoglienza e della coesione, è quello che riguarda i piccoli centri e non i grandi agglomerati urbani. I sindaci dei piccoli comuni sono gli eroi e i protagonisti dell’accoglienza dei migranti. Chi ha inventato gli SPRAR ha avuto l’intuizione di creare un modello italiano. In altri paesi il sistema dell’accoglienza è quello calabrese. Il sistema di piccola comunità di integrazione e di seconda accoglienza. Un modello di integrazione che ha funzionato ed è capace a reggere questi ritmi. Ma se dovesse aumentare il flusso, anche il migliore dei sistemi imploderebbe. Gli attori del flusso migratorio chiedono soprattutto empatia, e in una società rancorosa è difficile percepire questo bisogno. Avere un rapporto con l’altro, all’interno di una comunità è la richiesta primaria ed è imprescindibile nel percorso di accoglienza. Quindi le figure dei sindaci diventano fondamentali. Capire come si collocherà tra qualche anno quest’ ondata di persone che arriva sulle coste italiane è la nuova sfida di chi governa. Gestire e pianificare i flussi futuri non è un aspetto secondario”. Anna Italia, responsabile legalità e cittadinanza Censis, ha evidenziato in larga scala i dati più significativi emersi dall’indagine Censis: “Flussi migratori e immigrati, è questo il corpus dell’analisi Censis. La Regione sarebbe più piccola senza immigrati, 100 000 residenti in meno. Anche più vecchia 55.000 giovani (al di sotto dei 35 anni) in meno. Piccoli e medi borghi, in base al dato 2016, sono stati ripopolati. Quindi più servizi, più welfare e più asili nido. L’esempio più nitido ci viene da Riace, che con 30 bambini, riesce a garantire occupazione a 17 persone calabresi. Piccole imprese alimentari e di ristorazione di immigrati costituiscono una piccola ventata di ossigeno per l’economia reale della regione. In Calabria costituiscono quasi il 10 per cento delle attività commerciali. La Calabria inoltre è campione di prima e seconda accoglienza.

Antonio Viscomi, vicepresidente della Regione Calabria

Antonio Viscomi, vicepresidente della Regione Calabria

I progetti SPRAR infatti, interessano ben 91 comuni. Il dato più alto in Italia”. Ha concluso: “Fare accoglienza conviene; nel senso che l’indotto che ne esce fuori, in termini di economia reale e attività commerciali e dei servizi, produce un meccanismo di rivalorizzazione, produttivamente e socialmente valida per i territori”.
Il segretario questore del Consiglio regionale Giuseppe Graziano ha definito i migranti “una risorsa per i territori che li accolgono, in grado di generare una forza motrice di integrazione”. Giovanni Giulio Valtolina, docente di Psicologia dello sviluppo della Cattolica di Milano e Responsabile Minori per la Fondazione Ismu ha sottolineato le priorità che interessano i minori, soprattutto coloro i quali godono dello status di “non accompagnati”: “Il rispetto del superiore interesse del minore deve essere necessariamente finalizzato ad assicurare condizioni di vita adeguate alla minore età, con riguardo alla protezione, al benessere e allo sviluppo anche sociale del minore”.
Alessio Rauti, docente Diritto Pubblico dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria ha specificato quale deve essere il rapporto tra i criteri di accesso alla cittadinanza e i minori stranieri non accompagnati: “Permesso di lavoro e permesso di studio. E poi? Qual è il progetto politico? Qual è la sorte di questi stranieri che vorrebbero studiare e integrarsi attraverso un processo di emancipazione civica? Da anni si discute in Parlamento di legge sulla cittadinanza e sullo ‘ius soli’. Esiste un progetto di legge approvato nel 2015 alla Camera, ma mai diventato legge. La nascita sul territorio italiano è un requisito strettamente necessario e sufficiente per il minore. Modello puro come quello americano e irlandese. Però ci sono altri requisiti, per i genitori, al centro del dibattito parlamentare. Il modello temperato, ‘doppio ius soli’, il modello francese e spagnolo, ossia un figlio nato nel territorio acquista la cittadinanza se almeno uno dei due genitori è nato nello stesso territorio. Il terzo modello come quello britannico, prevede una sorta di permesso duraturo di soggiorno per uno dei genitori con una residenza duratura nel tempo. Un paese ad alta immigrazione, come l’Italia, dovrebbe avere criteri più inclusivi con aspetti territoriali o cicli scolastici e non di sangue. In Italia esiste un’anomalia, il criterio del legame del sangue per acquisire è la condizione per acquistare la cittadinanza”.
censis - migrantijpgL’intervento di Filippo Marini, capitano di vascello Comando Generale Capitaneria di Porto, è stato tra quelli che ha suscitato più emozione. Forse perché la proiezione di immagini di salvataggi in mare ha dato la dimensione del dramma e della disperazione che vivono i migranti che ‘sfidano la morte in cerca di una nuova vita’.
Salvatore Berlingò, rettore dell’Università degli Stranieri di Reggio Calabria, ha fatto il punto sullo stato di salute di un’Università più che mai fondamentale per il Mediterraneo:
“L’aumento di iscrizioni di studenti stranieri dell’Università mediterranea, è un dato in costante crescita. L’Università degli Stranieri è l’unica in tutto il Sud e le isole, per questo ha una grande responsabilità e un grande patrimonio culturale da gestire. La ‘Dante Alighieri’ ha strutturato la sua offerta formativa in termini pro-attivi, ossia mettendo in campo specifiche figure professionali di docenti, per far fronte al grande e indecoroso “imbagasciamento del linguaggio lessicale”, così come lo ha definito Giuseppe De Rita. Noi abbiamo l’arduo compito di custodire e valorizzare la ricchezza linguistica e semantica calabrese, patrimonio ereditato dalla grandezza dell’Unità d’Italia”.
Padre Bruno Mioli, direttore centro diocesano regionale “Migrantes” ha garantito e testimoniato tutto il suo supporto alle pubbliche istituzioni: “Diamo supporto all’assistenza sanitaria e igienica. Non ci sostituiamo alle autorità. Noi siamo quelli che offrono, perché ce n’è un disperato bisogno, una parola di conforto.”

Il Prefetto di Catanzaro Luisa Latella

Il Prefetto di Catanzaro Luisa Latella

Il Prefetto di Catanzaro Luisa Latella, è intervenuta tracciando la situazione del capoluogo di regione: “Catanzaro non è centro di sbarchi come le altre province calabresi, e questo permette di organizzare una procedura di accoglienza diffusa, ossia gestione più familiare, più controllo e maggiore capacità di dialogo. Il tutto grazie alla buona rete di sindaci del capoluogo con le comunità locali.”
Lavinia Scotto, membro del dipartimento per le libertà civili e immigrazione del Ministero degli Interni si è soffermata su quelli che sono i diritti fondamentali dei migranti: alla libertà, alla cultura e alla possibilità di emanciparsi socialmente: “La priorità del dipartimento è quella di dare attenzione alle micro-aree, perché la scelta della micro-distribuzione non generi un strato d’esclusione. Le periferie “riempite” attraverso delle quote regionali, superando una fase emergenziale che prevedeva la disponibilità di soli 2000 comuni italiani su 8000. Oggi sono molti di più fortunatamente. Impossibile accogliere bene se non si è integrati bene.”
Anche i rappresentanti dei comuni di Badolato, Acquaformosa e della cooperativa sociale “Meet Project”, hanno portato le loro esperienze di mediazione linguistica, integrazione e ospitalità. Percorsi virtuosi che hanno raccontato una Calabria accogliente e solidale. A conti fatti, “la nuova scommessa della regione: trasformare i flussi dal Mediterraneo in piattaforme di relazionalità”, se va ancora puntualizzata meglio, come ha lasciato intendere Viscomi (“tocca a noi costruirla”), decisamente, nel corso di una giornata impegnativa ma ricca di spunti e di riflessioni, è stata perlomeno messa a fuoco.

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