“Mondo Rosa” e i mille colori dell’accoglienza

Il “mondo” di Isolina Mantelli è fatto dai mille colori dell’accoglienza. Un mondo votato all’ascolto e all’aiuto del prossimo.
Come in “Mondo Rosa”, la comunità di accoglienza di Catanzaro in cui Isolina, medico specializzato in nefrologia, ricopre il ruolo di responsabile dal 2013 – gestito dal Centro Calabrese di Solidarietà (di cui è stato fino allo scorso anno, presidente, don Mimmo Battaglia oggi vescovo alla diocesi di Cerreto Sannita – Telese- Sant’Agata dei Goti) -,003-convegno 11 novembre dove trovano posto ogni giorno le donne vittime di abusi e violenza, la cui struttura è stata avviata alla fine del 2012 e inaugurata l’8 marzo del 2013, nell’idea che le donne e i loro figli possano trovare, nell’accoglienza di persone qualificate e competenti, un ambiente in grado di rimandare loro calore e tranquillità.
Una realtà voluta da Isolina Mantelli – catanzarese nata nel 1951 – che sin da giovanissima ha dimostrato di possedere una naturale propensione nel tendere una mano a coloro che sono considerati fra gli ultimi e che vivono ai margini della società.

Mantelli, come è nata l’associazione Mondo Rosa?

<<Guardando un vuoto nello specifico femminile, in cui le donne erano spesso abusate, o maltrattate. Ero già da diversi anni vice presidente del Centro Calabrese di Solidarietà, e con operatori e volontari lavorando ogni giorno fianco a fianco con chi soffre, si è notato che mancava qualcosa per completare il nostro operato.
Ognuno dei nostri ospiti aveva alle spalle una storia difficile, una storia fatta di tante sofferenze che spesso, soprattutto per le donne, aveva origine da una violenza. Violenza che ognuna a modo suo provava a dimenticare, cancellare anche annullandosi pur di non riprovare quella sofferenza o riaprire quella ferita che in molti casi non si rimargina se non si ha il coraggio di chiedere aiuto>>.

Quando ha capito che la sua strada nella vita era di aiutare il prossimo?

005-saluto di Don mimmo al Crea Calabria<<Il mio prendermi cura degli altri è una “malattia infantile”. Prima ancora di pensare di fare il medico ho pensato di cambiare il mondo e abbattere le ingiustizie. Ho iniziato con il movimento studentesco che aveva queste radici, era il 1968, avevo 17 anni ed avevo scelto di iscrivermi alla facoltà di Medicina a Firenze, specializzarmi in Nefrologia e quindi di aiutare concretamente gli altri. Il mio amore per il prossimo, per gli ultimi, parte da una passione politica e sociale. Passione di non accettare che il mondo non possa essere modificato e, solo dopo, dalla passione scientifica e professionale. Poi c’è tutto il resto. Non ho mai avuto “paura” dello straniero, dell’emarginato, anzi, ognuno a suo modo è portatore di novità, scompiglia la cristallizzazione e induce a pensare e a confrontarsi con se stesso e con gli altri. Si creano delle piccole rivoluzioni interiori>>.

Durante la professione medica ha conosciuto don Mimmo Battaglia e il Centro Calabrese di Solidarietà, dove “l’altro”, e “l’emarginato” sono di casa.

<<Ho incrociato casualmente la mia carriera professionale con quella spirituale di don Mimmo Battaglia. Mi sono ritrovata catapultata in un mondo in cui azioni e progettualità erano basate sull’obiettivo condiviso da tutti coloro che vi lavoravano ogni giorno di promuovere valori come solidarietà, reciprocità, e affermazione della dignità della persona in qualsiasi situazione, in particolare verso situazioni di disagio, marginalità e dipendenze. Era quello che cercavo e volevo fare in quel momento>>.

Oltre a don Mimmo Battaglia chi è stato importante nella sua vita professionale?

004-manife 21ottobre reggio calabria<<Sono molto legata anche a Natuzza Evolo. Per me era “Nannarella”. Sono stata il suo medico per ben 31 anni ed ho trascorso con lei tutti i Venerdì Santo per oltre venti anni – cercando di farmi entrare in testa da medico che quello che vedevo accadere davanti agli occhi, sulle sue mani e sui suoi piedi, era tutto normale e succedeva davvero, perché era impossibile non crederci. E’ stata lei, in un momento particolare della mia vita, a non farmi cedere all’insicurezza. Circa venticinque anni fa – ero già nell’assemblea dei soci del Centro calabrese di solidarietà – mi telefona Mimmo e mi chiede di entrare nel direttivo del Centro. Io non ne volevo a che sapere perché ero piena di impegni (famiglia, sindacato, politica sanitaria, l’ospedale e tutte le mie varie passioni). Così, dopo la sua richiesta, ho chiesto 48 ore per pensarci su. In realtà non volevo subito dirgli di no. Così, non sapendo cosa decidere, ho telefonato a Natuzza, chiedendole: ”Nannarella mia, dimmi un po’, che faresti al posto mio?”. E la risposta è stata “strana” perché non era un desiderio di don Mimmo, quello di voler un impegno maggiore nel Centro, bensì un mio desiderio che superava la volontà stessa. Ho accettato la proposta ed ho lavorato giorno dopo giorno al fianco di Mimmo e come ho sempre amato dire: “Mimmo è la poesia ed io la prosa”. E’ sempre stato capace di far trovare ad ognuno il giusto ruolo e la propensione a trovare dentro di sé le risposte mancanti. Di coinvolgere anche il più restio e reticente fra gli ultimi e di portarlo sulla giusta strada, anche dopo anni. Gli nasce in maniera spontanea, dall’essere stato fin dall’inizio un prete di strada, e di aver conservato in sé, nonostante tutto, il ragazzino che giocava a pallone assieme ai bambini senza distinzione di età, provenienza, perché per lui si è tutti uguali e speciali a modo proprio>>.

Voleva “sfuggire” ad un maggiore impegno ed invece ha trovato nuovi stimoli.

001-26 novembre roma<<Il Centro calabrese è stata la mia seconda famiglia e il mio figlio prediletto. Ho messo e metto a disposizione tutto quello che so e posso fare. Sono una persona molto pratica e pragmatica e la prima cosa è stata far prendere i titoli di studio agli operatori, dare un contratto di lavoro a quelli che non lo avevano. Ho in pratica allargato le possibilità di tutti dando diritti ma, dall’altra parte, sapendo che cosa sono i doveri. Tutto è servito perché senza un’adeguata qualifica e con il solo volontariato non si può lavorare accanto a persone che hanno dei disagi e dei problemi di varia natura>>.

Proprio come in “Mondo Rosa”.

<<Nella struttura lavorano persone competenti che utilizzano le loro professionalità in modo sinergico per raggiungere l’obiettivo di aiutare donne vittime di violenza fisica, psicologica, economica, sessuale e vittime di stalking che lo richiedono lavorando fianco a fianco con loro. Ogni giorno, 24ore su 24, vengono accolte donne di ogni età, credo, cultura, senza alcuna distinzione, ascoltandole, proteggendole anche grazie alle relazioni sottoscritte con le Istituzioni su tutto il territorio>>.

Nello svolgere questo lavoro ha trovato più ostacoli nel bigottismo delle persone o nella burocrazia della politica?

002-arca<<Sono pari. La politica è diventata così lontana dal mondo, dal vissuto e dai cittadini, che è basata più sull’interesse personale o di gruppo. La burocrazia, figlia perversa della politica, è diventata contraria alla crescita sociale. E a causa della burocrazia si perde tempo che potrebbe essere impegnato in maniera diversa, per creare qualcosa di utile e buono. L’ignoranza sta crescendo perché l’individualismo degli anni ’80 ha portato ad una riduzione di solidarietà e di vigilanza all’altro. Ignoranza non solo del sapere ma dei valori e dell’essere empatici. Basti pensare a quello che sta accadendo con i migranti nel nostro Paese e che al resto dell’Europa sembra non interessare. Sono convinta che esiste tanto bene in giro solo che non è espresso e fanfarone come lo è, invece, il male. Basterebbe rompere la crosta di indifferenza che ricopre a tratti il mondo, per far esplodere tutto il bene e il buono che ora non emerge per pochi. Questo mondo continuo ad abitarlo e mi piace sempre di più nonostante le brutture e penso che ognuno di noi può mettere quella pennellata di colore che permette di poter sperare>>.

Tre aggettivi con i quali viene descritta da colleghi/amici e tre con i quali si identifica.

<<Rompiscatole, impaziente e perspicace. Ecco come vengo definita da colleghi e amici. In senso benevolo, naturalmente, perché fin quando non si finisce quello che si inizia, martello tutti perché voglio che si faccia tutto bene e in breve tempo. Un dono che Dio mi ha fatto è che non conosco il rancore, anche dopo un torto. Perché portare rancore non fa donare, mentre, altro aspetto che mi riconoscono è quello di avere un intuito e una perspicacia particolare. Già prima di iniziare, so già come terminerà un qualcosa in corso d’opera. Invece, io, mi riconosco una grande passione in tutto ciò che faccio e che mi piace, ma riconosco di essere molto confusionaria. Ma c’è sempre chi mi aiuta a trovare ciò che cerco>>.

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