L’olio d’oliva nella Locride: i segreti di una risorsa calabrese

L’olio della Locride è stato inserito nell’anno 2002 nell’elenco nazionale delle produzioni tipiche locali del Ministero dell’Agricoltura ed è in attesa della approvazione del disciplinare Dop da parte dell’UE. Il riconoscimento del marchio Dop da parte dell’Unione Europea è ancora in fase di valutazione, ma l’olio extravergine di oliva della Locride ha di certo tutte le credenziali per ottenere il prestigioso riconoscimento.olio-doliva Ebbene, parte da questa prospettiva ben augurante, il nostro viaggio dentro questo prezioso alimento che si ricava da una particolare razza di oliva, detta Grossa di Gerace, ben diffusa lungo la fascia Jonica della provincia di Reggio Calabria, chiamata appunto Locride. Il territorio di produzione è il comprensorio tra Bruzzano e Monasterace per un numero di 38  comuni mentre la coltivazione olivicola in Calabria risale al periodo della Magna Graecia e la zona della Locride rappresenta sin da quei tempi uno dei maggiori centri di produzione di olio extravergine di oliva. Grazie al  clima mite tutto l’anno e ai particolari caratteri minerari del terreno di produzione, l’olio ricavato risulta di ottima qualità, passando dal colore verdone di novembre, mese di inizio della raccolta, al verde-oro e giallo-oro del periodo più maturo di dicembre e gennaio. La coltivazione olivicola in tutte le aziende agricole è tipo biologico  e l’olio migliore è quello ricavato da oliveti colline rari e distanti dal mare; ancora, la tradizione vuole  che l’olio  venga venduto direttamente  in azienda  dai produttori, mentre alcune aziende agricole della Locride lo imbottigliano per poi distribuirlo nei negozi  per l’utilizzo in tutte le preparazioni  dei patti tipici della Calabria, assumendo anche una notevole importanza nella dieta mediterranea. Gettonato, in particolare, in Italia e all’estero, sopra le insalate e le verdure, per il suo caratteristico profumo aromatico e sapore particolare. Con circa il 99,9% di lipidi, ricco di vitamina E, vitamina K, antiossidanti (fenoli, flavoni e  flavonoli), l’olio extravergine è ormai considerato un elemento fondamentale per la cura e la prevenzione di diverse patologie, riducendo anche, grazie alla presenza di fitosteroli, i  livelli di colesterolo nel sangue e incrementando, con gli acidi grassi monoinsaturi come l’acido palmitoleico, il colesterolo buono HDL. Purtroppo, non è tutto rosa fiori. FRANTOIOL’annata 2016 è stata molto difficile per l’olio extravergine d’olio. Ismea e Unaprol hanno rivisto le stime che con -48% porta il raccolto a 242,8 tonnellate rispetto alle 414,6 del 2015. Il Sud ha perso il  50% del prodotto rispetto al Centro Italia che segna perdite per poco più del 4%, con Nord Italia in controtendenza, soprattutto in Veneto, Lombardia e Trentino Alto Adige. Raccolta in  anticipo un pò in tutta Italia, soprattutto per prevenire gli attacchi della mosca olearia che ha imperversato per lungo tempo.  Il clima ha condizionato notevolmente  la stagione, con un’alternanza di caldo e pioggia nei momenti meno opportuni ed ancora vento e freddo che hanno influito negativamente sull’allegagione, seguita a una fioritura di certo non eccezionale. Diversi gli attacchi di tignola nella maggior parte delle regioni meridionali. L’umidità estiva, soprattutto nelle ore notturne, ha  creato le condizioni per la proliferazione di questo insetto. Gli operatori non si sono fatti comunque cogliere di sorpresa e hanno eseguito trattamenti in tempi e modi giusti, salvando in parte le produzioni. Scontato il forte rialzo dei listini alla produzione (iva esclusa), con gli extravergine che raggiunto quota di 5,50 euro al chilo. La  Calabria, con il territorio reggino, purtroppo, è la regione che perde più raccolto con molti attacchi a settembre. Si spera che abbiano forte eco le parole del presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, su un futuro prossimo più roseo per l’olio extravergine d’oliva della Locride. “Con l’approvazione del piano olivicolo nazionale si è  aperto un percorso di crescita del vero Made sul quale fare leva per incrementare la produzione nazionale, sostenere attività di ricerca, stimolare il recupero varietale e la distintività a sostegno della competitività del settore”. Infine il presidente sottolinea che  “l’Italia può contare su oltre 250 milioni di piante d’ulivo su oltre un milione di ettari di terreno coltivato con il maggior numero di olio extravergine a denominazione (44) in  Europa e sul più vasto patrimonio d’ulivo del mondo (395) che garantiscono un fatturato al consumo stimato in 3,2 miliardi di euro”.

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