“L’Italia mi manca, ma io resto negli Stati Uniti…” Parla la ricercatrice di Sersale (specialista nella prevenzione del diabete)  Carmen Fotino

“Non credo di rientrare in Italia. Gli Stati Uniti sono imbattibili in materia di ricerca e innovazione scientifica. Una scelta, quella di vivere e lavorare stabilmente oltreoceano, maturata per opportunità di natura e crescita professionale ma indotta soprattutto dalle indubbie difficoltà in cui versa il mondo della ricerca italiana”.

Carmen Fotino, giovane biologa e ricercatrice calabrese

Carmen Fotino, giovane biologa e ricercatrice calabrese

Esordisce così Carmen Fotino, giovane biologa e ricercatrice calabrese, esattamente di Sersale, il borgo da poco assurto alle cronache giornalistiche per l’istituzione della Riserva Naturale delle Valli Cupe, a un salto dal Gariglione e dal mare Ionio.  Da anni, Carmen Fotino,  studia ed opera nei più grandi centri americani di diabetologia. Parte da una amara constatazione la lunga chiacchierata fatta con la ricercatrice  che evita di cadere nei soliti e dibattuti clichè sullo stato degli enti di ricerca di casa nostra pur tuttavia dovendone sottolineare i limiti strutturali, metodologici e finanziari. Prima di raccontare la sua storia di formazione e successo professionale, Carmen vuole discutere e fornire i dati preoccupanti sul fenomeno dell’emigrazione dei ricercatori italiani. “Ho tentato di lavorare in Italia, ma i punti di debolezza del nostro sistema universitario  sono insuperabili, tanto più nel mio settore che ricomprende la ricerca clinica, nonché l’uso delle staminali per la cura del diabete. Si dibatte ormai da troppo tempo sulle cause del cosiddetto brain drain – ‘fuga di cervelli’. Professionalità e competenze non riconosciute, scarsi investimenti su innovazione e ricerca, meritocrazia inesistente. I numeri parlano chiaro. Ogni anno, circa 3mila ricercatori italiani prendono la via dell’estero. Un saldo decisamente negativo che si attesta circa al 13 per cento.
La biologa di Sersale, partendo dalla propria esperienza, rimette al centro della discussione uno dei temi più rilevanti e imbarazzanti della governance della ricerca nel Belpaese. Situazioni paradossali, che mostrano come i nostri talenti, tra i più formati in campo internazionale, divengano eccellenza solo fuori dai confini nazionali. Tutti ricorderanno la recente vicenda della ricercatrice siciliana, Sabina Berretta, bidella mancata a Catania e oggi, invece, direttrice dell’Harvard Brain Tissue Resource Center.

Sabina Berretta, bidella mancata a Catania e oggi, invece, direttrice dell’Harvard Brain Tissue Resource Center.

Sabina Berretta, bidella mancata a Catania e oggi, invece, direttrice dell’Harvard Brain Tissue Resource Center.

Una triste consuetudine, cui Carmen non fa eccezione. Classe 1977,  ha lasciato l’Italia nel 2009 dopo aver conseguito la laurea in Scienze Biologiche e il dottorato di ricerca in Scienze Endocrine e Metaboliche presso l’Università’degli Studi di Pisa. “Una passione, quella della ricerca in materia di diabete, che nasce da un fatto personale”, spiega Fotino, che aggiunge: “La malattia riscontrata a mio padre mi ha spinta sin dagli anni accademici a voler ricercare le cause del diabete mellito di tipo 2, che è di gran lunga la forma di diabete più frequente nei paesi occidentali, tipica dell’età adulta e determinata da fattori ereditari ed ambientali. Negli stati Uniti, in una delle equipe del ‘Diabetes Research Institute’ dell’Università’ di Miami, mi sono occupata invece di ricerca traslazionale, studi preclinici nell’ambito dei trapianti cellulari, immunobiologia dei trapianti, diabete autoimmune, cellule staminali e biologia cellulare”. Un percorso accademico e professionale che riconosce alla ricercatrice calabrese importante prestigio nell’impiego e nel trapianto, il primo mondiale, di cellule staminali ‘mesenchimali’ per la cura del diabete.”Sono arrivata a Miami in soli otto mesi dall’invio del mio curriculum per affiancare lo staff del prof. Camillo Ricordi, direttore del centro, nello studio di una nuova procedura sperimentale che prevede di iniettare le cellule nell’omento (il tessuto che ricopre e protegge gli organi dell’addome) con la chirurgia detta video laparoscopica. Una tecnica di ingegneria tissutale che sarà fondamentale per permettere la sperimentazione clinica di nuove tecnologie e soprattutto per evitare l’uso di farmaci anti-rigetto, che oggi limitano l’applicabilità del trapianto di isole ai casi più gravi di diabete.

Diabetes Research Institute (DRI) dell’Università di Miami ha comunicato di aver trapiantato con successo il primo paziente di una sperimentazione clinica con una nuova tecnica di trapianto di isole (i grappoli microscopici di cellule pancreatiche che contengono le cellule che producono insulina).

Diabetes Research Institute (DRI) dell’Università di Miami ha comunicato di aver trapiantato con successo il primo paziente di una sperimentazione clinica con una nuova tecnica di trapianto di isole (i grappoli microscopici di cellule pancreatiche che contengono le cellule che producono insulina).

Nell’ultimo anno sono stata in Francia, precisamente a Grenoble, dove ho partecipato ad un progetto di ricerca basato sempre sullo sviluppo di ulteriori tecniche per il trattamento del diabete e proprio in questi giorni partirò nuovamente per gli States dove continuerò i miei studi per la cura del diabete presso l’Istituto “City of Hope” a Los Angeles”. Da Sersale a Pisa. Da Pisa a Miami. Da Miami a Grenoble. Da Grenoble a Los Angeles. Una carriera senza frontiere che spinge Carmen a richiedere la cittadinanza americana nella consapevolezza che il proprio futuro sarà oltre atlantico. “Mi manca spesso l’Italia. Mi mancano gli affetti, il mio paese. Non è facile vivere dall’altra parte del mondo. Ma ormai ho deciso. Non appena a Los Angeles avvierò le pratiche per ottenere la green card anche se questo comporterà di non poter ritornare a Sersale per un lungo periodo. Sono stata felice di aver ricevuto la sesta edizione del ‘Premio Sersale’ lo scorso gennaio. Nonostante le numerose pubblicazioni di carattere scientifico, almeno una quarantina, oltre che la partecipazione a svariati congressi internazionali, il riconoscimento della mia città è stato particolarmente emozionante. La comunità ha voluto premiarmi per i risultati raggiunti nella cura del diabete e sono fiera di poter rappresentare Sersale nell’ambito della ricerca scientifica internazionale”. Un orgoglio tutto calabrese che riecheggia oltre oceano e che tuttavia lascia una punta di amarezza per un’altra eccellenza andata via.

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