Identità, passione e competenza le chance dei librai indipendenti/La Libreria Tavella a Lamezia Terme.

Per superare la crisi del settore, puntano sul rapporto diretto coi clienti e su un fiorire di iniziative culturali. L’esperienza della più importante libreria di Lamezia Terme raccontata dal suo titolare

 «Il primo ospite della libreria, nel 1978, fu Saverio Strati. Un incontro incredibile, indimenticabile. Aveva vinto il premio Strega con Il selvaggio di Santa Venere. Per noi un’emozione grandissima».

L’interno della Libreria Tavella in occasione di un evento culturale

L’interno della Libreria Tavella in occasione di un evento culturale

Dal racconto di Gioacchino Tavella, storico libraio di Lamezia Terme, emerge tutta la passione che lo ha portato verso questa difficile professione e che, ancora oggi, è cifra distintiva del suo lavoro, nonostante tutto. Una libreria moderna, la sua, nata nel 1985 su iniziativa di Gioacchino e del fratello Pier Luigi, sita al civico 15/17 di via Crati, in pieno centro. Oltre 15.000 titoli su 230 metri quadri, tra esposizione e deposito.
«Studiavo Lettere e filosofia a Pisa, era alla fine degli anni ’70, lì ho vissuto la stagione calda dei movimenti studenteschi, la lotta e le illusioni della sinistra estrema. C’era uno slogan sempre presente: Con un libro solleverò il mondo. E io ero convinto davvero che si potesse cambiare il mondo con la cultura» ci dice Gioacchino Tavella, ricordando come quella passione si è fatta poi mestiere appassionato. «Provengo da una famiglia di lettori, con sorelle e zie amanti dei libri e una in particolare, Ada, che mi hanno messo in mano sin da bambino i migliori titoli. Poi, a Pisa, scoprii una meravigliosa “Feltrinelli”, un luogo colmo di libri da toccare, sfogliare, da scegliere per empatia e per istinto quasi. A Lamezia invece non c’era nulla, se non il vecchio “Don Nicola” della libreria “Minerva”, curvo sul bancone con i suoi occhialini, che vendeva libri come in un negozio qualunque di prodotti commerciali, dove chiedere ciò che ti serve, pagare e andare via. Affascinato dall’universo del tutto differente rappresentato dalla “Feltrinelli” della città universitaria, nel 1977, poco più che ragazzo, decido di aprire una libreria a Lamezia con la mia compagna, Savina. Nasce così Sagio libri, dalle iniziali dei nostri nomi. Una vera scommessa. In uno scenario completamente diverso da oggi. Con altri editori, altre situazioni. Un mondo in divenire, di cui siamo stati in qualche modo parte integrante e motore, seguendone il cambiamento, l’evoluzione naturale».

I fratelli Gioacchino (a destra) e PierLuigi Tavella con la scrittrice etiope-americana Maaza Mengiste che ha presentato nella libreria lametina il suo libro “Lo sguardo del leone”

I fratelli Gioacchino (a destra) e PierLuigi Tavella con la scrittrice etiope-americana Maaza Mengiste che ha presentato nella libreria lametina il suo libro “Lo sguardo del leone”

Un momento storico denso di energia, ideali, progetti. Un mondo nuovo sembrava possibile. Ma in breve la stagione rivoluzionaria ripiega su se stessa e si scivola in fretta nel disimpegno generalizzato degli anni ’80 e nelle contraddizioni amare dei decenni a cavallo tra i due secoli. «Editori puri quali Einaudi, Bompiani, Mondadori si trasformano in grandi gruppi editoriali e cambiano il mercato e l’offerta culturale stessa. Berlusconi assesta il colpo di grazia» aggiunge Gioacchino Tavella. «Negli anni ’70 era il libraio a consigliare il lettore, oggi invece la promozione avviene attraverso i media e il lettore è indotto a scegliere certi libri, è condizionato. Entra in libreria già deciso su cosa vuole acquistare e spesso si tratta, appunto, delle pubblicazioni che vanno di moda, che godono dei vantaggi di un massiccio progetto pubblicitario. Tutto ciò, non c’è bisogno di dirlo, a scapito della qualità».
Un vero presidio culturale la libreria “Tavella”, che ha visto passare i migliori autori sul panorama della saggistica e della letteratura. In tempi recenti, alcuni nomi su tutti, Dacia Maraini, Clara Sanchez, Guido Tonelli e Alberto Angela. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo. «Oggi mi sento come un farmacista, la cui nobile professione è stata trasformata nel tempo. Prima il farmacista creava le medicine adatte a ogni singolo paziente, ora vende prodotti preconfezionati su ricetta: un po’ quello che accade ai librai, in passato promotori di cultura, oggi semplici venditori di libri» spiega Tavella, con un parallelismo giocato sul filo dell’ironia, e sorride. «Chiaramente parliamo di un dato reale a cui noi e altri librai opponiamo comunque la forza di un mestiere che vogliamo pensare ancora dinamico. Quindi non ci stanchiamo di ospitare autori, dialogare, leggere e dare indicazioni che pensiamo utili ai chi sceglie di venire da noi. Non ci stanchiamo di essere quello che un libraio deve essere».
Tavella aggiunge due importanti considerazioni: «Non è l’e-book, come potrebbe apparire, ad aver acuito la crisi del libro; di fatto, il digitale non ha preso piede, non ha preso il sopravvento sul cartaceo, ma di sicuro la libreria soffre l’offerta di Amazon, un colosso che può anche praticare sconti per noi impossibili. Sono questi colossi dell’e-commerce che di fatto creano gravi scompensi a un mercato già di per sé asfittico. In seconda battuta dobbiamo rilevare in Italia l’assenza di intervento pubblico. Le librerie in Francia sono considerate baluardi culturali, incentivate con finanziamenti a fondo perduto e piani di defiscalizzazione e protetti dallo strapotere dalle grandi multinazionali. Lì quella dei librai è attività da tutelare. In Italia nulla che ricada nell’ambito culturale gode di adeguata tutela». E conclude: «Ma noi vogliamo continuare a essere veicolo di idee, letteratura, bellezza. Nonostante tutto».

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